Sono entrata nell’IDV nel 2010, lasciando SEL e la sinistra in cui avevo militato dopo lo scioglimento dei Ds e la fondazione del PD.
Ci sono entrata perché ho pensato che fosse un luogo dove finalmente si potessero mettere insieme le battaglie di uguaglianza e giustizia e quelle per affermare una riforma della politica, che mettesse al centro la legalità e la moralità dei comportamenti politici, che abbandonasse difesa di posizioni corporative, che non cadesse in posizioni consociative e di tutela di posizioni di potere, anche quelle costruite dalla storia della sinistra.
La crisi di questi giorni mi conferma, nella sua drammatica contraddittorietà, che la scelta e l’intenzione erano giuste. Se l’IDV non tiene insieme quelle due dimensioni la sua identità esplode e perde di senso.
L’azione violenta e faziosa costruita sulla manipolazione mediatica contro la figura e i comportamenti di Antonio Di Pietro ha costituito il detonatore delle contraddizioni e delle difficoltà. Io sono certa che Di Pietro saprà anche questa volta respingere gli attacchi e vincere contro detrattori e nemici.
Ma le contraddizioni politiche dell’Idv, più volte denunciate dallo stesso Di Pietro, rimangono. Sono divisioni di linea politica, emerse quando l’Idv ha deciso di mettersi all’opposizione del governo Monti. Sono contraddizioni nel modo di essere dell’Idv, nei suoi comportamenti diffusi, nell’approccio alla politica locale.
Nel corso di questi due anni e mezzo, l’IDV ha combattuto per affermare giustizia e equità, fino a scegliere da solo l’opposizione al governo Monti, la battaglia referendaria, il sostegno ai magistrati di Palermo, la battaglia contro la spartizione della Rai, per impedirne le nomine partitocratiche.
Ma in questi stessi due anni e mezzo ci sono stati Scilipoti e Razzi, non siamo riusciti a darci comportamenti e regole che evitassero ovunque tentazioni consociative, voglia di governo e di sottogoverno, spartizione di poltrone nelle aziende, uso oscuro, come nel Lazio, dei finanziamenti pubblici.
Noi che abbiamo creduto alla possibilità di costruire una alternativa vera, ora abbiamo due compiti di fronte a noi: continuare a essere protagonisti della opposizione contro le politiche liberiste e recessive di Monti o dei tanti Montiani che si propongono al governo del paese anche nel centrosinistra e restituire all’impegno politico un valore morale, non solo nella protesta contro il malaffare, ma nella proposta per il paese.
Io penso che il contenuto di un qualunque progetto politico di alternativa non possa non affrontare di petto il valore politico, indentitario della questione morale, intesa come la intendeva Berlinguer.
I partiti non devono occupare lo Stato, non devono nominare amministratori, non devono entrare nelle istituzioni dell’informazione, della cultura, non devono occupare i sevizi pubblici, dalla sanità ai rifiuti.
I partiti devono essere finanziati, ma devono essere finanziati meno e in modo trasparente, devono usare responsabilmente, collegialmente e in modo trasparente le risorse a loro disposizione. Nessun politico per bene puó arricchirsi facendo politica.
Tutte cose per cui l’Idv si é battuta, ma di cui non é riuscita a informare tutti i suoi comportamenti nell’Italia delle cento città.
Queste sono tra le poche cose chiare che penso di avere in un momento di confusione e incertezza.
Quindi non ho chiaro dove andremo, quale sarà il ruolo dell’Idv nel prossimo futuro. Penso che dovremo continuare in una battaglia di opposizione al governo Monti e dovremo realizzare una vera e profonda trasformazione dei nostri comportamenti, ovunque siamo collocati. Ognuno di noi deve tornare a mettersi al servizio delle idee, dei progetti, dei cittadini e dei loro problemi.
La costituente di cui si parla potrebbe essere una possibilità, se diventa lo strumento per dare voce e cercare di aprire il Parlamento a quanti in questi anni non hanno avuto voce o hanno gridato dai tetti e dalle piazze la loro opposizione alle scelte miopi e classiste delle classi dirigenti.
Poi diverse potranno essere le prospettive e anche le possibilità.
Creare uno schieramento che, cambiando profondamente le politiche fatte fin qui dal centrosinistra, si candidi al governo per cambiare le politiche recessive europee e italiane e rappresentare una alternativa vera. Oppure, se non sarà possibile da ora, candidarsi a rappresentare l’opposizione.
Di una cosa sono certa. So dove non voglio tornare. Non voglio tornare, pur di restare in Parlamento e andare al governo, in un centrosinistra ambiguo e reticente su tutte le scelte fondamentali, dalle missioni internazionali, al ponte sullo stretto alle politiche del lavoro e della scuola, alle scelte sulle pensioni e sulle tasse. E non voglio mettermi, con il cappello in mano, senza fisionomia e identità, nelle mani di un Pd che non é in grado neppure di chiarire quali sono le sue alleanze. Per il resto vedremo.
Di una cosa sono certa. So dove non voglio tornare. Non voglio tornare, pur di restare in Parlamento e andare al governo, in un centrosinistra ambiguo e reticente su tutte le scelte fondamentali, dalle missioni internazionali, al ponte sullo stretto alle politiche del lavoro e della scuola, alle scelte sulle pensioni e sulle tasse. E non voglio mettermi, con il cappello in mano, senza fisionomia e identità, nelle mani di un Pd che non é in grado neppure di chiarire quali sono le sue alleanze. Per il resto vedremo.entrata nell’IDV nel 2010, lasciando SEL e la sinistra in cui avevo
militato dopo lo scioglimento dei Ds e la fondazione del PD.
Ci sono entrata perché ho pensato che fosse un luogo dove finalmente
si potessero mettere insieme le battaglie di uguaglianza e giustizia e
quelle per affermare una riforma della politica, che mettesse al centro
la legalità e la moralità dei comportamenti politici, che abbandonasse
difesa di posizioni corporative, che non cadesse in posizioni
consociative e di tutela di posizioni di potere, anche quelle costruite
dalla storia della sinistra.
La crisi di questi giorni mi conferma, nella sua drammatica
contraddittorietà, che la scelta e l’intenzione erano giuste. Se l’IDV non
tiene insieme quelle due dimensioni la sua identità esplode e perde di
senso.
L’azione violenta e faziosa costruita sulla manipolazione mediatica
contro la figura e i comportamenti di Antonio Di Pietro ha costituito il
detonatore delle contraddizioni e delle difficoltà. Io sono certa che Di
Pietro saprà anche questa volta respingere gli attacchi e vincere contro
detrattori e nemici.
Ma le contraddizioni politiche dell’Idv, più volte denunciate dallo stesso
Di Pietro, rimangono. Sono divisioni di linea politica, emerse quando
l’Idv ha deciso di mettersi all’opposizione del governo Monti. Sono
contraddizioni nel modo di essere dell’Idv, nei suoi comportamenti
diffusi, nell’approccio alla politica locale.
Nel corso di questi due anni e mezzo, l’IDV ha combattuto per
affermare giustizia e equità, fino a scegliere da solo l’opposizione al
governo Monti, la battaglia referendaria, il sostegno ai magistrati di
Palermo, la battaglia contro la spartizione della Rai, per impedirne le
nomine partitocratiche.
Ma in questi stessi due anni e mezzo ci sono stati Scilipoti e Razzi, non
siamo riusciti a darci comportamenti e regole che evitassero ovunque
tentazioni consociative, voglia di governo e di sottogoverno, spartizione
di poltrone nelle aziende, uso oscuro, come nel Lazio, dei finanziamenti
pubblici.
Noi che abbiamo creduto alla possibilità di costruire una alternativa
vera, ora abbiamo due compiti di fronte a noi: continuare a essere
protagonisti della opposizione contro le politiche liberiste e recessive
di Monti o dei tanti Montiani che si propongono al governo del paese
anche nel centrosinistra e restituire all’impegno politico un valore
morale, non solo nella protesta contro il malaffare, ma nella proposta
per il paese.
Io penso che il contenuto di un qualunque progetto politico di
alternativa non possa non affrontare di petto il valore politico,
indentitario della questione morale, intesa come la intendeva
Berlinguer.
I partiti non devono occupare lo Stato, non devono nominare
amministratori, non devono entrare nelle istituzioni dell’informazione,
della cultura, non devono occupare i sevizi pubblici, dalla sanità ai
rifiuti.
I partiti devono essere finanziati, ma devono essere finanziati meno e
in modo trasparente, devono usare responsabilmente, collegialmente e
in modo trasparente le risorse a loro disposizione. Nessun politico per
bene puó arricchirsi facendo politica.
Tutte cose per cui l’Idv si é battuta, ma di cui non é riuscita a informare
tutti i suoi comportamenti nell’Italia delle cento città.
Queste sono tra le poche cose chiare che penso di avere in un
momento di confusione e incertezza.
Quindi non ho chiaro dove andremo, quale sarà il ruolo dell’Idv nel
prossimo futuro. Penso che dovremo continuare in una battaglia
di opposizione al governo Monti e dovremo realizzare una vera e
profonda trasformazione dei nostri comportamenti, ovunque siamo
collocati. Ognuno di noi deve tornare a mettersi al servizio delle idee,
dei progetti, dei cittadini e dei loro problemi.
La costituente di cui si parla potrebbe essere una possibilità, se diventa
lo strumento per dare voce e cercare di aprire il Parlamento a quanti
in questi anni non hanno avuto voce o hanno gridato dai tetti e dalle
piazze la loro opposizione alle scelte miopi e classiste delle classi
dirigenti.
Poi diverse potranno essere le prospettive e anche le possibilità.
Creare uno schieramento che, cambiando profondamente le politiche
fatte fin qui dal centrosinistra, si candidi al governo per cambiare le
politiche recessive europee e italiane e rappresentare una alternativa
vera. Oppure, se non sarà possibile da ora, candidarsi a rappresentare
l’opposizione.
Di una cosa sono certa. So dove non voglio tornare. Non voglio tornare,
pur di restare in Parlamento e andare al governo, in un centrosinistra
ambiguo e reticente su tutte le scelte fondamentali, dalle missioni
internazionali, al ponte sullo stretto alle politiche del lavoro e della
scuola, alle scelte sulle pensioni e sulle tasse. E non voglio mettermi,
con il cappello in mano, senza fisionomia e identità, nelle mani di un Pd
che non é in grado neppure di chiarire quali sono le sue alleanze. Per il
resto vedremo
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