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Drammatica continuità Polverini-Bondi

“Abbiamo rilevato sin dall’inizio la perfetta, drammatica continuita’ tra la gestione commissariale di
Enrico Bondi e quella di Renata Polverini. Gli atti adottati da commissario straordinario al piano di rientro dalla governatrice del Lazio accusavano, infatti, gli stessi limiti di quelli del suo successore Enrico Bondi: stesso approccio ragionieristico, stessa mancanza di programmazione sanitaria, identica assenza di
dialogo con le categorie coinvolte, identico atteggiamento prono ai diktat del ministero dell’Economia sui tagli e le chiusure. E’ sotto la gestione Polverini che la sanita’ del Lazio e’ stata sottoposta ad un taglio di quasi tremila posti letto e alla cancellazione di decine di ospedali nelle nostre province. E’ dunque del tutto paradossale accusare Bondi di rompere il sistema, ed e’ del tutto infondato  rivendicare di ‘aver
maneggiato’ con cura la nostra sanita’: gli atti dissennati dell’ex commissario straordinario Polverini sono stati subiti a caro prezzo dai cittadini del Lazio, che si sono visti ridurre enormemente i servizi, le prestazioni, le strutture; dagli operatori della sanita’ del Lazio, che hanno subito sulla loro pelle i tagli e l’ulteriore precarizzazione del lavoro; dai sindacati di categoria, nonche’ dalle parti datoriali della sanita’ privata, che si sono visti negare per due anni e mezzo il diritto al dialogo e all’interlocuzione sul futuro del Servizio Sanitario Regionale”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori.

Nel taglio al S.Filippo Neri stesso vizio di tutta l’azione commisariale di Bondi: l’assenza di programmazione

“Nel taglio di 117 posti letto e nella chiusura di 6 reparti del San Filippo Neri è riscontrabile lo stesso difetto di tutto l’inizio della gestione commissariale di Bondi: la totale assenza di programmazione. I servizi sanitari pubblici vengono ridotti in base a criteri puramente contabili, con tagli lineari e indiscriminati, senza alcun governo dei bisogni di salute del territorio. Ma così facendo non vengono ridotti gli sprechi, non si elimina l’inefficienza, non diminuiscono i costi del sistema. Rivolgo dunque un appello al commissario Bondi e al tavolo tecnico del ministero dell’Economia: sino a nuove elezioni, il commissario straordinario deve astenersi dall’assunzione di nuovo provvedimenti di taglio o chiusura. Il welfare pubblico non può essere amministrato con un approccio ragionieristico, serve una nova stagione di gestione della sanità pubblica, su preciso mandato politico dei cittadini del Lazio”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori.

Sanità: La manifestazione di oggi è una risposta al piano di smantellamento del Lazio

“La grande manifestazione di oggi è la risposta dei lavoratori e dei cittadini a quello che si sta configurando come un vero e proprio piano di smantellamento del Servizio Sanitario Regionale: il commissariamento straordinario di fatto si è risolto in questo, ed è ora che la gestione della  sanità del Lazio torni alla Giunta regionale, a chi ha un mandato politico inequivocabile dei cittadini. Il piano di risanamento era sbagliato ed ha fallito: va profondamente cambiato nei tempi e nei contenuti. Anche su questo si misura la credibilità di una politica alternativa a quella di Mario Monti e dei tecnici”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori. “Diecimila persone, oggi, hanno gridato il loro no a nuovi tagli e nuove chiusure di reparti e ospedali pubblici, misure che rischiano di alimentare l’iniquità e di riversarsi soprattutto sui cittadini più deboli” continua Rodano. “La gestione commissariale di Enrico Bondi, come del resto quella di chi l’ha preceduto sino a due mesi fa, è il terminale esecutivo di un’impostazione che nasce ben al di sopra della Regione Lazio. Un’impostazione che considera i servizi pubblici non beni inalienabili della collettività ma voci di spesa da sfrondare ed eliminare progressivamente: la chiamano lotta agli sprechi ma si traduce nella scomposizione e nella privatizzazione dello Stato Sociale. Il nostro Servizio Sanitario Regionale, come del resto anche la scuola, i trasporti, la cultura, è dunque da diversi anni al centro di un’azione consapevole di regressione del welfare pubblico, consumata a suon di tagli, chiusure, blocco del turn over e degli investimenti”.

“Ma manifestazioni come quella di oggi testimoniano la necessità di preparare una risposta programmatica della politica, in grado di riportare al centro dell’azione di governo della sanità del Lazio i bisogni di salute degli utenti, e non l’astrattezza dei numeri” prosegue Rodano. “Ed è una sfida che la sinistra italiana e del Lazio ha il dovere morale di raccogliere, proponendo la fine del commissariamento straordinario, nonché di un piano di rientro di tagli lineari che si sta mostrando fallimentare anche negli sbandierati obiettivi di risparmio. Assistiamo da anni a tagli indiscriminati ma i costi del sistema non diminuiscono: occorrerebbe invece intervenire sulle criticità strutturali del comparto, a partire dallo squilibrio tra pubblico e privato e da una lotta credibile e mirata alle inefficienze del sistema”.


La grande adesione all’appello sulla sanità testimonia la gravità della situazione

“L’adesione vastissima all’appello sulla sanità pubblica è il sintomo evidente di una situazione ormai allo stremo. Ogni firma è infatti la prova inconfutabile che anni di gestione commissariale hanno finito con lo scontentare tutti. A fallire sono stati tanto il commissariamento straordinario del piano di rientro quanto la politica di regressione e di taglio alla sanità pubblica finora adottata. Come Italia dei Valori siamo pronti a confrontarci con tutte le forze in campo per elaborare le vie d’uscita dalla crisi e promuovere nel  programma del centrosinistra i temi del rilancio della sanità pubblica e della svolta nell’approccio al piano di rientro. Paradossalmente, persino l’annuncio odierno di Monti rafforza questa visione: un sistema sanitario che sfronda a poco a poco il pubblico continuando a farsi carico dei costi del privato, non può sopravvivere”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori.
“L’appello di oggi è un ulteriore segnale della situazione senza ritorno del sistema sanitario del Lazio” dichiara Rodano. “E’ impensabile proseguire verso il baratro a forza di tagli lineari e indiscriminati, che colpiscono in egual modo strutture di qualità e strutture inefficienti, e che dunque puniscono di più la sanità che funziona. Sono scelte politiche che danneggiano i pregi del sistema e ne confermano i difetti. L’esperienza di anni di commissariamento e di tagli ha generato inefficienza del sistema, la perdita di competitività del settore pubblico, l’aumento della spesa per la salute delle famiglie, e la sostanziale messa a rischio dei fondamentali elementi di diritto alla salute. Anni di commissariamento hanno prodotto questo e non hanno colpito posizioni parassitarie e di rendita, non hanno ridotto disavanzo strutturale che continua ad aggirarsi intorno al miliardo di euro, hanno confermato la caratteristica del sistema Lazio tutto fondato sul ricoveri ospedalieri. Allo stesso tempo nulla è stato fatto per introdurre alcuna modifica significativa per far fronte ai nuovi bisogni di salute e in particolare quello di assistenza prolungata, rappresentato da tanti cittadini anziani e non che oggi convivono con patologie gravi, spesso abbandonati a loro stessi”.
“Per uscire da questo vicolo cieco occorre ricominciare a investire al più presto e rendere competitivo il sistema pubblico”, conclude Rodano.

“L’adesione vastissima all’appello sulla sanità pubblica è il sintomo evidente di una situazione ormai allo stremo. Ogni firma è infatti la prova inconfutabile che anni di gestione commissariale hanno finito con lo scontentare tutti. A fallire sono stati tanto il commissariamento straordinario del piano di rientro quanto la politica di regressione e di taglio alla sanità pubblica finora adottata. Come Italia dei Valori siamo pronti a confrontarci con tutte le forze in campo per elaborare le vie d’uscita dalla crisi e promuovere nel  programma del centrosinistra i temi del rilancio della sanità pubblica e della svolta nell’approccio al piano di rientro. Paradossalmente, persino l’annuncio odierno di Monti rafforza questa visione: un sistema sanitario che sfronda a poco a poco il pubblico continuando a farsi carico dei costi del privato, non può sopravvivere”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori.

“L’appello di oggi è un ulteriore segnale della situazione senza ritorno del sistema sanitario del Lazio” dichiara Rodano. “E’ impensabile proseguire verso il baratro a forza di tagli lineari e indiscriminati, che colpiscono in egual modo strutture di qualità e strutture inefficienti, e che dunque puniscono di più la sanità che funziona. Sono scelte politiche che danneggiano i pregi del sistema e ne confermano i difetti. L’esperienza di anni di commissariamento e di tagli ha generato inefficienza del sistema, la perdita di competitività del settore pubblico, l’aumento della spesa per la salute delle famiglie, e la sostanziale messa a rischio dei fondamentali elementi di diritto alla salute. Anni di commissariamento hanno prodotto questo e non hanno colpito posizioni parassitarie e di rendita, non hanno ridotto disavanzo strutturale che continua ad aggirarsi intorno al miliardo di euro, hanno confermato la caratteristica del sistema Lazio tutto fondato sul ricoveri ospedalieri. Allo stesso tempo nulla è stato fatto per introdurre alcuna modifica significativa per far fronte ai nuovi bisogni di salute e in particolare quello di assistenza prolungata, rappresentato da tanti cittadini anziani e non che oggi convivono con patologie gravi, spesso abbandonati a loro stessi”.

“Per uscire da questo vicolo cieco occorre ricominciare a investire al più presto e rendere competitivo il sistema pubblico”, conclude Rodano.

Il centrosinistra costruisca subito un’alternativa per la sanità del Lazio

“Blocco dei fondi statali sulla sanità per 850 milioni, centinaia di Rsa a rischio chiusura, un sistema sanitario che è al collasso in ogni suo comparto, dall’emergenza ai reparti ospedalieri: le denunce che si susseguono negli ultimi giorni sull’allarme della sanità pubblica del Lazio testimoniano un’erosione pressoché inarrestabile tanto del diritto alla salute, quanto dei diritti dei lavoratori dei nostri ospedali, sottoposti sempre più spesso ad una precarizzazione dannosa e incontrollata. Di fronte a questa emergenza sociale e occupazione, il centrosinistra ha il dovere di formulare nei prossimi mesi proposte concrete e credibili per rilanciare il comparto e farlo uscire definitivamente dalla gestione commissariale. E’ ormai evidente a tutti che su un comparto nevralgico di welfare come quello sanitario, l’approccio meramente contabile non può che produrre danni e iniquità. Il tutto, peraltro, senza generare la virtuosità economica che si prefiggeva, come dimostra l’ennesima bocciatura del Governo”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori.

Collasso progressivo del sistema. Centrosinistra chieda blocco operazioni più rischiose e fine del commissariamento.

“Chiusure, tagli di personale, pazienti abbandonati a loro stessi. Già vessata dal biennio di commissariamento della Polverini, la sanità del Lazio è la vittima meno illustre e più sofferente dello stallo politico e amministrativo della Regione. E l’annuncio odierno della chiusura del servizio psichiatrico di Frascati è una nuova tappa di questo collasso progressivo e preoccupante”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori.
“Una delle cause principali consiste nel fatto cosidetti piani di rientro e spending review si traducono sempre più spesso in un’analisi asettica e ragionieristica, in cui a pagare il conto sono quasi sempre le persone economicamente più deboli ed affette dalle patologie più gravi” dichiara Rodano. “L’allarme lanciato oggi dai sindacati è quindi pienamente condivisibile: nel Lazio, a Frascati, migliaia di pazienti e di famiglie vengono abbandonati a loro stessi, e migliaia di precari della sanità pubblica rischiano di perdere il posto dopo molti anni di lavoro”.
“E’ necessario, dunque”, continua Rodano “che il commissario straordinario Enrico Bondi renda esplicite al più presto le sue intenzioni sul mantenimento dei livelli di assistenza della sanità del Lazio. E tali livelli, come denunciato anche dal Programma valutazione esiti, curato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, presentano alcune criticità che non vanno sottovalutate. Nessuno infatti può occuparsi di questioni così complesse con un approccio meramente contabile: altrimenti la soluzione è presto detta, basta mandare a casa tutti i precari e chiudere i servizi che comportano troppe ‘uscite’ economiche. Col risultato che magari a marzo avremo il bilancio in attivo, ma il sistema sanitario pubblico nel Lazio non esisterà più”.
“Per sventare questo pericolo” conclude Rodano “è necessario anche che le forze di centrosinistra facciano sentire la loro voce sia col blocco delle operazioni più rischiose sia con la proposta di un programma di governo innovativo, che superi definitivamente la fase di commissariamento”“Chiusure, tagli di personale, pazienti abbandonati a loro stessi. Già vessata dal biennio di commissariamento della Polverini, la sanità del Lazio è la vittima meno illustre e più sofferente dello stallo politico e amministrativo della Regione. E l’annuncio odierno della chiusura del servizio psichiatrico di Frascati è una nuova tappa di questo collasso progressivo e preoccupante”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori.

“Chiusure, tagli di personale, pazienti abbandonati a loro stessi. Già vessata dal biennio di commissariamento della Polverini, la sanità del Lazio è la vittima meno illustre e più sofferente dello stallo politico e amministrativo della Regione. E l’annuncio odierno della chiusura del servizio psichiatrico di Frascati è una nuova tappa di questo collasso progressivo e preoccupante”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori.

“Una delle cause principali consiste nel fatto cosidetti piani di rientro e spending review si traducono sempre più spesso in un’analisi asettica e ragionieristica, in cui a pagare il conto sono quasi sempre le persone economicamente più deboli ed affette dalle patologie più gravi” dichiara Rodano. “L’allarme lanciato oggi dai sindacati è quindi pienamente condivisibile: nel Lazio, a Frascati, migliaia di pazienti e di famiglie vengono abbandonati a loro stessi, e migliaia di precari della sanità pubblica rischiano di perdere il posto dopo molti anni di lavoro”.

“E’ necessario, dunque”, continua Rodano “che il commissario straordinario Enrico Bondi renda esplicite al più presto le sue intenzioni sul mantenimento dei livelli di assistenza della sanità del Lazio. E tali livelli, come denunciato anche dal Programma valutazione esiti, curato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, presentano alcune criticità che non vanno sottovalutate. Nessuno infatti può occuparsi di questioni così complesse con un approccio meramente contabile: altrimenti la soluzione è presto detta, basta mandare a casa tutti i precari e chiudere i servizi che comportano troppe ‘uscite’ economiche. Col risultato che magari a marzo avremo il bilancio in attivo, ma il sistema sanitario pubblico nel Lazio non esisterà più”.

“Per sventare questo pericolo” conclude Rodano “è necessario anche che le forze di centrosinistra facciano sentire la loro voce sia col blocco delle operazioni più rischiose sia con la proposta di un programma di governo innovativo, che superi definitivamente la fase di commissariamento”.

Crisi dell’Idv? Ecco cosa penso io

Sono entrata nell’IDV nel 2010, lasciando SEL e la sinistra in cui avevo militato dopo lo scioglimento dei Ds e la fondazione del PD.

Ci sono entrata perché ho pensato che fosse un luogo dove finalmente si potessero mettere insieme le battaglie di uguaglianza e giustizia e quelle per affermare una riforma della politica, che mettesse al centro la legalità e la moralità dei comportamenti politici, che abbandonasse difesa di posizioni corporative, che non cadesse in posizioni consociative e di tutela di posizioni di potere, anche quelle costruite dalla storia della sinistra.

La crisi di questi giorni mi conferma, nella sua drammatica contraddittorietà, che la scelta e l’intenzione erano giuste. Se l’IDV non tiene insieme quelle due dimensioni la sua identità esplode e perde di senso.

L’azione violenta e faziosa costruita sulla manipolazione mediatica contro la figura e i comportamenti di Antonio Di Pietro ha costituito il detonatore delle contraddizioni e delle difficoltà. Io sono certa che Di Pietro saprà anche questa volta respingere gli attacchi e vincere contro detrattori e nemici.

Ma le contraddizioni politiche dell’Idv, più volte denunciate dallo stesso Di Pietro, rimangono. Sono divisioni di linea politica, emerse quando l’Idv ha deciso di mettersi all’opposizione del governo Monti. Sono contraddizioni nel modo di essere dell’Idv, nei suoi comportamenti diffusi, nell’approccio alla politica locale.

Nel corso di questi due anni e mezzo, l’IDV ha combattuto per affermare giustizia e equità, fino a scegliere da solo l’opposizione al governo Monti, la battaglia referendaria, il sostegno ai magistrati di Palermo, la battaglia contro la spartizione della Rai, per impedirne le nomine partitocratiche.

Ma in questi stessi due anni e mezzo ci sono stati Scilipoti e Razzi, non siamo riusciti a darci comportamenti e regole che evitassero ovunque tentazioni consociative, voglia di governo e di sottogoverno, spartizione di poltrone nelle aziende, uso oscuro, come nel Lazio, dei finanziamenti pubblici.

Noi che abbiamo creduto alla possibilità di costruire una alternativa vera, ora abbiamo due compiti di fronte a noi: continuare a essere protagonisti della opposizione contro le politiche liberiste e recessive di Monti o dei tanti Montiani che si propongono al governo del paese anche nel centrosinistra e restituire all’impegno politico un valore morale, non solo nella protesta contro il malaffare, ma nella proposta per il paese.

Io penso che il contenuto di un qualunque progetto politico di alternativa non possa non affrontare di petto il valore politico, indentitario della questione morale, intesa come la intendeva Berlinguer.

I partiti non devono occupare lo Stato, non devono nominare amministratori, non devono entrare nelle istituzioni dell’informazione, della cultura, non devono occupare i sevizi pubblici, dalla sanità ai rifiuti.

I partiti devono essere finanziati, ma devono essere finanziati meno e in modo trasparente, devono usare responsabilmente, collegialmente e in modo trasparente le risorse a loro disposizione. Nessun politico per bene puó arricchirsi facendo politica.

Tutte cose per cui l’Idv si é battuta, ma di cui non é riuscita a informare tutti i suoi comportamenti nell’Italia delle cento città.

Queste sono tra le poche cose chiare che penso di avere in un momento di confusione e incertezza.

Quindi non ho chiaro dove andremo, quale sarà il ruolo dell’Idv nel prossimo futuro. Penso che dovremo continuare in una battaglia di opposizione al governo Monti e dovremo realizzare una vera e profonda trasformazione dei nostri comportamenti, ovunque siamo collocati. Ognuno di noi deve tornare a mettersi al servizio delle idee, dei progetti, dei cittadini e dei loro problemi.

La costituente di cui si parla potrebbe essere una possibilità, se diventa lo strumento per dare voce e cercare di aprire il Parlamento a quanti in questi anni non hanno avuto voce o hanno gridato dai tetti e dalle piazze la loro opposizione alle scelte miopi e classiste delle classi dirigenti.

Poi diverse potranno essere le prospettive e anche le possibilità.

Creare uno schieramento che, cambiando profondamente le politiche fatte fin qui dal centrosinistra, si candidi al governo per cambiare le politiche recessive europee e italiane e rappresentare una alternativa vera. Oppure, se non sarà possibile da ora, candidarsi a rappresentare l’opposizione.

Di una cosa sono certa. So dove non voglio tornare. Non voglio tornare, pur di restare in Parlamento e andare al governo, in un centrosinistra ambiguo e reticente su tutte le scelte fondamentali, dalle missioni internazionali, al ponte sullo stretto alle politiche del lavoro e della scuola, alle scelte sulle pensioni e sulle tasse. E non voglio mettermi, con il cappello in mano, senza fisionomia e identità, nelle mani di un Pd che non é in grado neppure di chiarire quali sono le sue alleanze. Per il resto vedremo.

Di una cosa sono certa. So dove non voglio tornare. Non voglio tornare, pur di restare in Parlamento e andare al governo, in un centrosinistra ambiguo e reticente su tutte le scelte fondamentali, dalle missioni internazionali, al ponte sullo stretto alle politiche del lavoro e della scuola, alle scelte sulle pensioni e sulle tasse. E non voglio mettermi, con il cappello in mano, senza fisionomia e identità, nelle mani di un Pd che non é in grado neppure di chiarire quali sono le sue alleanze. Per il resto vedremo.entrata nell’IDV nel 2010, lasciando SEL e la sinistra in cui avevo
militato dopo lo scioglimento dei Ds e la fondazione del PD.
Ci sono entrata perché ho pensato che fosse un luogo dove finalmente
si potessero mettere insieme le battaglie di uguaglianza e giustizia e
quelle per affermare una riforma della politica, che mettesse al centro
la legalità e la moralità dei comportamenti politici, che abbandonasse
difesa di posizioni corporative, che non cadesse in posizioni
consociative e di tutela di posizioni di potere, anche quelle costruite
dalla storia della sinistra.
La crisi di questi giorni mi conferma, nella sua drammatica
contraddittorietà, che la scelta e l’intenzione erano giuste. Se l’IDV non
tiene insieme quelle due dimensioni la sua identità esplode e perde di
senso.
L’azione violenta e faziosa costruita sulla manipolazione mediatica
contro la figura e i comportamenti di Antonio Di Pietro ha costituito il
detonatore delle contraddizioni e delle difficoltà. Io sono certa che Di
Pietro saprà anche questa volta respingere gli attacchi e vincere contro
detrattori e nemici.
Ma le contraddizioni politiche dell’Idv, più volte denunciate dallo stesso
Di Pietro, rimangono. Sono divisioni di linea politica, emerse quando
l’Idv ha deciso di mettersi all’opposizione del governo Monti. Sono
contraddizioni nel modo di essere dell’Idv, nei suoi comportamenti
diffusi, nell’approccio alla politica locale.
Nel corso di questi due anni e mezzo, l’IDV ha combattuto per
affermare giustizia e equità, fino a scegliere da solo l’opposizione al
governo Monti, la battaglia referendaria, il sostegno ai magistrati di
Palermo, la battaglia contro la spartizione della Rai, per impedirne le
nomine partitocratiche.
Ma in questi stessi due anni e mezzo ci sono stati Scilipoti e Razzi, non
siamo riusciti a darci comportamenti e regole che evitassero ovunque
tentazioni consociative, voglia di governo e di sottogoverno, spartizione
di poltrone nelle aziende, uso oscuro, come nel Lazio, dei finanziamenti
pubblici.
Noi che abbiamo creduto alla possibilità di costruire una alternativa
vera, ora abbiamo due compiti di fronte a noi: continuare a essere
protagonisti della opposizione contro le politiche liberiste e recessive
di Monti o dei tanti Montiani che si propongono al governo del paese
anche nel centrosinistra e restituire all’impegno politico un valore
morale, non solo nella protesta contro il malaffare, ma nella proposta
per il paese.
Io penso che il contenuto di un qualunque progetto politico di
alternativa non possa non affrontare di petto il valore politico,
indentitario della questione morale, intesa come la intendeva
Berlinguer.
I partiti non devono occupare lo Stato, non devono nominare
amministratori, non devono entrare nelle istituzioni dell’informazione,
della cultura, non devono occupare i sevizi pubblici, dalla sanità ai
rifiuti.
I partiti devono essere finanziati, ma devono essere finanziati meno e
in modo trasparente, devono usare responsabilmente, collegialmente e
in modo trasparente le risorse a loro disposizione. Nessun politico per
bene puó arricchirsi facendo politica.
Tutte cose per cui l’Idv si é battuta, ma di cui non é riuscita a informare
tutti i suoi comportamenti nell’Italia delle cento città.
Queste sono tra le poche cose chiare che penso di avere in un
momento di confusione e incertezza.
Quindi non ho chiaro dove andremo, quale sarà il ruolo dell’Idv nel
prossimo futuro. Penso che dovremo continuare in una battaglia
di opposizione al governo Monti e dovremo realizzare una vera e
profonda trasformazione dei nostri comportamenti, ovunque siamo
collocati. Ognuno di noi deve tornare a mettersi al servizio delle idee,
dei progetti, dei cittadini e dei loro problemi.
La costituente di cui si parla potrebbe essere una possibilità, se diventa
lo strumento per dare voce e cercare di aprire il Parlamento a quanti
in questi anni non hanno avuto voce o hanno gridato dai tetti e dalle
piazze la loro opposizione alle scelte miopi e classiste delle classi
dirigenti.
Poi diverse potranno essere le prospettive e anche le possibilità.
Creare uno schieramento che, cambiando profondamente le politiche
fatte fin qui dal centrosinistra, si candidi al governo per cambiare le
politiche recessive europee e italiane e rappresentare una alternativa
vera. Oppure, se non sarà possibile da ora, candidarsi a rappresentare
l’opposizione.
Di una cosa sono certa. So dove non voglio tornare. Non voglio tornare,
pur di restare in Parlamento e andare al governo, in un centrosinistra
ambiguo e reticente su tutte le scelte fondamentali, dalle missioni
internazionali, al ponte sullo stretto alle politiche del lavoro e della
scuola, alle scelte sulle pensioni e sulle tasse. E non voglio mettermi,
con il cappello in mano, senza fisionomia e identità, nelle mani di un Pd
che non é in grado neppure di chiarire quali sono le sue alleanze. Per il
resto vedremo

Cinema: da assemblea del Valle richiesta condivisibile. Per rispondere serve un governo regionale nelle sue funzioni.

“Dall’assemblea che si è tenuta stamattina al Teatro Valle arriva una richiesta di azione politica sulle sale cinematografiche che ritengo assolutamente condivisibile. Negli ultimi mesi, del resto, si è già levato da più parti il grido di allarme sul mancato sostegno delle istituzioni alla digitalizzazione delle sale, in particolare di quelle piccole. Quest’anno,  dopo tanti anni di attività, è stato anche definanziato il fondo regionale per la rotazione delle prime visioni nei piccoli e medi esercenti cinematografici: misura che consentiva di sostenere  la distribuzione cinematografica anche nei territori regionali più deprivati di sale cinematografiche. Interventi che la Giunta presieduta da Renata Polverini ha semplicemente disattivato, senza sostituirli con nulla. L’Anec del Lazio ha di recente sulla stampa denunciato l’immobilismo della Regione su questi temi e ricordando che l’ultimo intervento a favore delle sale di città.  Cresce il rischio di concentrazione monopolistica della distribuzione, in favore di multiplex sempre più diffusi e ricchi. Ed è un pericolo anche per l’offerta di film d’autore e per il pluralismo culturale. L’unica risposta praticabile è andare al voto il prima possibile e ripristinare al più presto le piene funzioni della Giunta regionale”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale e responsabile nazionale Cultura e Istruzione di Italia dei Valori.

“Se non si sostiene almeno la digitalizzazione delle piccole sale nelle città e nelle provincie, se non viene tutelata conservazione della destinazione d’uso, c’è il pericolo concreto di dilapidare un patrimonio diffuso” conclude Rodano. “Per sventarlo, serve un governo regionale nel pieno delle sue funzioni”.

Mi auguro che Zingaretti riesca a costruire una sanità che vada oltre il commissariamento

“Nicola Zingaretti ha ragione, quando dichiara sin da adesso di non voler ricevere questo incarico di commissario alla sanità in caso di vittoria alle prossime regionali. Questa scelta comporta un giudizio: in questi anni il commissariamento della sanità laziale è fallito, perché ha ridotto solo i servizi pubblici, non i costi e senza mai affrontare i nodi strutturali del debito. L’intento di Zingaretti richiede dunque anche una piena assunzione di responsabilità. La scelta più conseguente sarebbe uscire da uno strumento, quello del commissariamento, che  si è dimostrato inutile se non dannoso”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale dell’Italia dei Valori. “In ogni caso”, continua Rodano “la futura Giunta e il futuro Consiglio dovranno limitare il commissariamento al piano di rientro e affrontare invece direttamente le scelte di fondo nella organizzazione del sistema sanitario, del funzionamento dei servizi, dell’abbandono di una assistenza basata sul ricovero alla presa in carico del cittadino in condizione di bisogno, della reale capacità competitiva della sanità pubblica direttamente gestita dalla regione, di nuove modalità di definizione del ruolo e delle modalità di finanziamento della sanità privata. Tutte questioni che la Polverini ha coscientemente sottratto alla giunta e al consiglio regionale”.

“L’indicazione di Zingaretti non deve assolutamente tradursi in una sostanziale rinuncia a governare la sanità” prosegue Rodano. “Le scelte che riguardano il futuro del sistema sanitario devono tornare al più presto in mano a coloro che saranno, speriamo al più presto, eletti dai cittadini”.

“La sanità dev’essere uno dei punti focali del programma di governo regionale del centrosinistra” conclude Rodano. “Va concepito e proposto ai cittadini un futuro della sanità del Lazio che superi l’impostazione della gestione commissariale degli ultimi anni, basata solo su tagli e logiche ragionieristiche”.

Sui fondi ai gruppi Abbruzzese dice il falso. In assenza di rettifiche sarò costretta ad adire alle vie legali.

“L’affermazione del Presidente del Consiglio Regionale Mario Abbruzzese secondo la quale tutti e 70 i Consiglieri ‘conoscevano e condividevano’ l’accordo siglato in Commissione Bilancio da tutti i partiti per aumentare i fondi ai gruppi è, per quello che mi riguarda, semplicemente falsa.
In assenza di una rettifica che mi escluda dalla conoscenza e dalla condivisione di un tale accordo, mi vedrò costretta ad adire alle vie legali per tutelarmi da accuse infondate, lesive della mia onorabilità politica”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori.
“Se avessi saputo e condiviso una tale decisione, non avrei esitato, come sono abituata a fare, ad assumermene la responsabilità”, conclude Rodano.

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