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	<title>Giulia Rodano</title>
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		<title>Cultura e legalità</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 15:13:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ne discutono con Giulia Rodano Franco La Torre e Rita Paris candidati nella Lista civica per Marino Sindaco.
Giovedì 23 maggio 2013,  alle 18.30, presso la Libreria &#8220;Pagine e Caffè&#8221;
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1574" title="punti-tripli" src="http://www.giuliarodano.eu/wp-content/uploads/2013/05/punti-tripli-300x148.jpg" alt="punti-tripli" width="300" height="148" />Ne discutono con Giulia Rodano Franco La Torre e Rita Paris candidati nella Lista civica per Marino Sindaco.</p>
<p>Giovedì 23 maggio 2013,  alle 18.30, presso la Libreria &#8220;Pagine e Caffè&#8221;</p>
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		<title>Sinistra: é possibile una fusione a caldo?</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 17:09:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi giorni, mentre si svolgeva la vicenda del Pd e della sua assemblea nazionale, mi è capitato di pensare al perché, al momento della sua costituzione, avevo scelto di non aderire e di non militare nel Pd. Eppure ero e, in realtà sono rimasta, un&#8217;ulivista. Avevo partecipato con convinzione alla svolta di Occhetto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1568" title="image" src="http://www.giuliarodano.eu/wp-content/uploads/2013/05/image4.jpg" alt="image" width="675" height="275" />In questi giorni, mentre si svolgeva la vicenda del Pd e della sua assemblea nazionale, mi è capitato di pensare al perché, al momento della sua costituzione, avevo scelto di non aderire e di non militare nel Pd. Eppure ero e, in realtà sono rimasta, un&#8217;ulivista. Avevo partecipato con convinzione alla svolta di Occhetto e sostenuto con passione la stagione ulivista di Prodi.<br />
Perché la fusione è stata a freddo? Eppure alle spalle c&#8217;era il reale travaglio del PCI prima e del PDS poi e c&#8217;era anche la crisi e la divisione del mondo cattolico democratico e democristiano. Alle spalle c&#8217;era anche una esperienza, sia pur complessa e discussa di governo comune. In fondo sarebbe stata possibile creare una reale contaminazione tra le esperienze della sinistra comunista, socialista, liberale e cattolica, che avevano elaborato la Costituzione e poi erano state separate dalla guerra fredda.<br />
Questo non è avvenuto e il PD si è trasformato, come lamentano anche tanti esponenti del PD, da grande luogo di contaminazione tra diversi in terreno di giustapposizione di correnti organizzate e di lotte di apparato.<br />
Sarebbe molto importante riflettere su questo fallimento. È importante per tutti, quelli del PD e noi che nel Pd non abbiamo creduto.<br />
In realtà il Pd non è nato, e la sua storia recente lo dimostra, per far confluire e contaminare in una storia nuova in una politica profondamente rinnovata, la parte migliore delle tradizioni che hanno scritto la Costituzione repubblicana. Nasce invece sulla base di una analisi, tipica della prima repubblica, secondo la quale la sinistra, di qualunque fedeltà culturale e di qualunque famiglia sia, non potrebbe diventare da sola maggioranza e non sarebbe in grado di cambiare l&#8217;Italia. L&#8217;unica possibilità di governare consisterebbe dunque nella alleanza con forze centriste e moderate e quindi il cambiamento della politica e della organizzazione pubblica italiana non potrebbe cambiare.<br />
Una conseguenza non marginale è stata la chiusura del partito nella azione istituzionale, la sua funzione nel governo, perdendo il rapporto con le necessità del cambiamento e di conseguente nella limitazione crescente degli spazi di partecipazione e di democrazia. La partecipazione alla fine si è ridotta all&#8217;esercizio delle primarie, ma solo per designare le persone.<br />
È sulla base di questa idea, che il Pd ha perso la sua anima, la sua identità e il suo futuro. La fusione non è stata né fredda né calda. Non era proprio previsto che avvenisse. Nel PD non potevano cosí che prevalere quanti nella vecchia sinistra e nella vecchia Dc pensavano solo in termini di compromesso politico.<br />
E in effetti, questo è accaduto: tutti quelli che vorrebbero cambiare, che si sentivano di sinistra &#8211; dalla Bindi, alla Puppato, ai prodiani, ai giovani alla Civati, ai militanti della sinistra come Cofferati, si sentono traditi.<br />
Ma, se questo è vero, un nuovo partito democratico non è possibile se non cambia la lettura dell&#8217;Italia e l&#8217;obiettivo di fondo che ci si propone.<br />
La crisi e la difficoltà del paese non consente più di galleggiare sulle scelte. Lavoro, pareggio di bilancio, missioni internazionali, welfare e diritti, non consentono di traccheggiare. La crescente consapevolezza dei cittadini non consente più inganni o demagogie.<br />
Se vogliamo rilanciare, dobbiamo cercare insieme i contenuti e i modi per ricostruire il soggetto della possibile alternativa.<br />
Contenuti alternativi, costruiti in modo nuovo. Cercare con generosità di mettere insieme tutti quelli che stanno cercando e cominciare a discutere delle scelte attraverso le primarie delle idee, grandi momenti di discussione e decisione collettiva, in cui i cittadini possano dire la loro e decidere.</p>
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		<title>Governo Letta/Alfano: non uno stato di necessità, ma una scelta premeditata</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 07:30:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il governo Letta/Alfano rappresenta l&#8217;unica risposta possibile a uno stato di necessità, come si ripetono, rassegnati se non umiliati, tanti militanti del Pd?  Oppure è il risultato della intransigenza populista di Beppe Grillo che avrebbe impedito a Bersani qualunque strada alternativa?
Il governo Letta/Alfano rappresenta l&#8217;ennesimo meno peggio da accettare turandosi il naso, magari grazie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo Letta/Alfano rappresenta l&#8217;unica risposta possibile a uno stato di necessità, come si ripetono, rassegnati se non umiliati, tanti militanti del Pd?  Oppure è il risultato della intransigenza populista di Beppe Grillo che avrebbe impedito a Bersani qualunque strada alternativa?<br />
Il governo Letta/Alfano rappresenta l&#8217;ennesimo meno peggio da accettare turandosi il naso, magari grazie alla presenza di alcuni ministri o ministre decenti?<br />
Se fosse vero, allora significherebbe che non c&#8217;è nulla da fare. La sinistra è destinata a coabitare con una destra berlusconiana, liberista e compromessa.<br />
Ma non credo sia così. Se ripercorriamo le vicende degli scorsi mesi, ci accorgiamo che questo governo non è il frutto di una scelta necessitata. Anzi è il frutto di una accurata premeditazione. Non so se questa considerazione può produrre disperazione o speranza. Ma la politica è la possibilità di scegliere e vorrei poter continuare a farlo.<br />
Proviamo a mettere in fila gli eventi:<br />
Il PD e SEL costituiscono prima dell&#8217;estate scorsa una alleanza politica e elettorale &#8211; Italia bene comune &#8211; che nei fatti produce l&#8217;esclusione dalla alleanza di governo delle forze parlamentari che sono state all&#8217;opposizione del governo Monti. &#8220;Italia bene comune&#8221; segna così la fine della foto di Vasto.<br />
Nella Carta d&#8217;intenti dell&#8217;alleanza è scritto: &#8220;I democratici e i progressisti s’impegnano altresì a promuovere un “patto di legislatura” con forze liberali, moderate e di Centro, d’ispirazione costituzionale ed europeista, sulla base di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni&#8221;.<br />
&#8220;Italia Bene Comune&#8221; rappresenta di fatto l&#8217;esplicitazione della impossibilità per il Pd di sviluppare una critica reale al governo Monti e alle politiche europee di austerità.<br />
In questo modo, però, né il Pd, né Sel riusciranno a dare risposta alla rabbia e al disagio di settori crescenti dell&#8217;elettorato di sinistra che confluisce oltre ogni previsione nel voto al movimento 5stelle.<br />
Rivoluzione Civile di Ingroia, stretta tra la propria insufficienza, gli errori nella costruzione della proposta del movimento e la campagna sul voto utile del Pd e Sel, rimane una testimonianza residuale e ininfluente.<br />
Berlusconi, al contrario, riesce a operare un, sia pur parziale, recupero del proprio elettorato inventando in zona Cesarini una propria opposizione al governo Monti.<br />
Tutti i movimenti politici e sociali, dalle donne, agli studenti, ai referendum, alle lotte per il lavoro e i diritti rimangono di fatto, al di là della retorica, senza rappresentanza e senza speranza.<br />
Il risultato lo conosciamo: &#8220;Italia Bene Comune&#8221; non conquista la maggioranza, la costruzione del centro democratico fallisce, il Pdl sembra recuperare e soprattutto il Movimento 5stelle travolge la previsione che lo colloca attorno al 20% e diventa la vera novità della politica italiana.<br />
Lo scenario post elettorale fa esplodere l&#8217;ambiguità di &#8220;Italia bene comune&#8221;. Il fallimento di Monti rende il cosiddetto Centro del tutto ininfluente. Così, di fronte  all&#8217;alternativa tra il rude cambiamento proposto dalla interlocuzione con Grillo e la ricerca di salvare lo status quo, la scelta già compiuta da grande parte del gruppo dirigente del Pd dell&#8217;allargamento al centro scivola semanticamente e concretamente nella evocazione della necessità ineludibile della grande coalizione.<br />
A questo punto il Pd di Bersani, quello che ha promesso il governo di cambiamento avrebbe ancora un&#8217;opportunità: riconoscere di non aver vinto le elezioni, leggere la novità di un voto di sinistra confluito in un movimento di critica radicale del vecchio sistema politico e di potere e sfidare Grillo, cercando o di coinvolgerlo in una azione di cambiamento o di far emergere le sue contraddizioni interne.<br />
L&#8217;atteggiamento intransigente di Grillo, certamente rende più agevole la strada dei moderati del Pd, ma la vicenda del governo prima e soprattutto della elezione del Presidente della Repubblica fa emergere la drammatica debolezza della maggioranza bersaniana. Incapace di interloquire realmente con Grillo, perché debole nelle proposte di cambiamento e impossibilitata a mantenere l&#8217;unità dei gruppi parlamentari anche sulla linea di alternativa a Berlusconi.<br />
Non solo Bersani e i suoi non sono in grado di approfittare della occasione della candidatura di Rodotà, per scongelare i voti di Grillo sulla presidenza della Repubblica e poi sul governo, ma espongono il simbolo del centrosinistra alternativo alla destra, Romano Prodi, alla umiliazione della bocciatura causata dal fuoco amico dei 101 franchi tiratori.<br />
La frittata è fatta. L&#8217;unica linea rimasta è quella delle larghe intese. Il Pd cambia la sua strategia, la sua linea politica, la sua dirigenza. La sua storica ambiguità si scioglie nella esaltazione del governo Letta come l&#8217;inizio di una nuova stagione.<br />
Valgono a poco, per ora, i distinguo dei Fassina o della Bindi. La sinistra è sconfitta e il processo avviato con la fondazione del Pd (creare una forza che cancelli la presenza della sinistra, come la abbiamo conosciuta) è compiuto.<br />
Non è un caso che mano mano che i giorni passano, le scelte programmatiche del governo si sovrappongano sempre di più a quelle del governo Monti, a partire dall&#8217;assunzione del DEF, elaborato e fatto approvare da Monti.</p>
<p>E ora che si fa? Il campo del centrosinistra è stato devastato. Cosa si candiderà, da oggi in poi, a contrastare la destra, le politiche liberiste, la progressiva riduzione e cancellazione dei diritti sociali e civili? Cosa potrà restituire speranza alla generazione senza lavoro e senza avvenire? Questa è la posta in gioco.</p>
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		<title>Perché lascio l&#8217;IDV</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 17:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sitta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo una lunga riflessione sono giunta alla conclusione di dover lasciare l&#8217;Italia dei Valori. Lo faccio con dispiacere, dopo aver cercato nei tre anni in cui ho militato in questa forza politica di svolgere con passione e onestà i miei compiti e i miei doveri.
Ho operato con la massima lealtà e ho cercato di difendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una lunga riflessione sono giunta alla conclusione di dover lasciare l&#8217;Italia dei Valori. Lo faccio con dispiacere, dopo aver cercato nei tre anni in cui ho militato in questa forza politica di svolgere con passione e onestà i miei compiti e i miei doveri.</p>
<p>Ho operato con la massima lealtà e ho cercato di difendere l&#8217;IDV anche all&#8217;interno della bufera che ha investito il partito nel Lazio.</p>
<p>Ho condiviso con convinzione le scelte compiute in questi tre anni, dai referendum, alla  opposizione al Governo Monti, alla decisione di dar vita a Rivoluzione Civile e non sono certo tra quelli che pensano che sia in quelle scelte la ragione della drammatica sconfitta di Ingroia e dell&#8217;IDV.</p>
<p>Proprio l&#8217;esperienza del Lazio mi ha convinto che la causa della sconfitta dell&#8217;IDV nasce da ragioni più profonde e strutturali.</p>
<p>L’IDV non è stata rovinata da poche mele marce ma da un modo di essere del partito che ha consentito alle mele marce di prosperare.</p>
<p>La crisi deriva dal modo in cui il partito ha selezionato la classe dirigente, dalla legittimazione solo dall&#8217;alto, dalla incoerenza tra le cose che si sono dette e i tanti comportamenti nelle situazioni locali, dalla ricerca spasmodica di un consenso purchessia.</p>
<p>Io ho creduto che l&#8217;IDV potesse svolgere un ruolo di difesa dei temi della legalità, della battaglia contro i conflitti di interesse, della tutela dei deboli, un ruolo che lo conducesse a rappresentare i tanti cittadini scontenti del centrosinistra e desiderosi di cambiario profondamente.</p>
<p>Purtroppo questa funzione è stata messa in discussione e negata dalla perdita di credibilità dell&#8217;IDV e della sua dirigenza e quel voto è confluito nella protesta del movimento 5stelle.</p>
<p>L&#8217;IDV ha predicato bene e razzolato male. Questa è la realtà.</p>
<p>Per rovesciare la situazione sarebbe stato necessario,innanzitutto, rovesciare l&#8217;IDV, praticare da subito una discontinuità e una innovazione che salvasse il valore delle battaglie combattute, anche in solitudine dal partito, e dimostrasse che avevamo capito la lezione e che volevamo sinceramente metterci rimedio.</p>
<p>Non si è voluto comprendere la proposta avanzata da Leoluca Orlando, tesa a  rinnovare il ceto politico del partito e ad allargare la  base dei militanti, interloquendo con le forze migliori del M5S e del PD.</p>
<p>Questo era il senso della proposta delle primarie, insieme a quello, finalmente, non di scegliere un leader solitario, ma di selezionare 50 persone di un futuro organismo, un collettivo, un noi, che gestisse una fase di rinnovamento, che sarebbe stata inevitabilmente costituente.</p>
<p>Invece la reazione è stata quella di cavalcare la paura dello scioglimento, per chiudere ogni porta a una discussione vera.</p>
<p>I nuovi testi di Statuto e di regolamento congressuale, ne sono la conferma più clamorosa.</p>
<p>Eppure aprire una fase nuova sarebbe stato essenziale per partecipare, avendo un minimo di credibilità, al processo che sta investendo tutto l&#8217;area progressista, dal Pd a Grillo.</p>
<p>La sensazione crescente che ho avuto in queste settimane, così drammatiche, è stata che il Partito fosse soltanto impegnato a sopravvivere, non importa con chi, non importa come. Ma non si sopravvive se si rinuncia a tentare di svolgere un ruolo, di esercitare una sia pura piccola funzione politica.</p>
<p>Emblematica è stata la scelta di partecipare alle primarie del centrosinistra a Roma, ma di non prendervi parte realmente, di non scegliere, fino a diventare del tutto ininfluenti e superflui.</p>
<p>Non può essere indifferente se prevale Renzi o Letta o Barca, come non poteva essere indifferente se vinceva Sassoli o Marino.</p>
<p>Non scegliere significa decidere che l&#8217;unica cosa che conta è sopravvivere, sperando che l&#8217;alleanza con il Pd ci consenta di rimediare qualche eletto.</p>
<p>Non credo si possa sottovalutare quanto è successo in Friuli. L&#8217;IDV si è presentato, il Movimento 5stelle ha perso consensi, ma l&#8217;IDV non è riuscito a intercettarli, nonostante fosse alleato con il centrosinistra.</p>
<p>Se avessimo accettato la sfida del cambiamento, se avessimo preso sul serio, da subito, il segnale dei nostri elettori che avevano scelto Grillo, oggi forse potremmo stare dentro, avere una voce e diritto di parola nella bufera che sta investendo lo schieramento di progresso nel nostro Paese.</p>
<p>Invece, nell&#8217;IDV, tutto continua come prima. Le stesse regole, le stesse modalità, tutto rimane e rimarrà in mano, anche dopo il congresso, a un ristrettissimo  gruppo di persone che si coopteranno a vicenda.</p>
<p>Non era questo lo scenario che pensavo quando ha aderito all&#8217;IDV. Pensavo di entrare in un partito che faceva del cambiamento del centrosinistra, dell&#8217;affermazione al suo interno dei valori della legalità, della “questione morale”,della trasparenza, del rigore, della lotta contro i conflitti di interesse e i poteri occulti la sua bandiera, che avrebbe contribuito a cambiare il centrosinistra e a rendere credibile l&#8217;alternativa. La natura dell&#8217;IDV non lo ha consentito e neppure la durissima lezione degli ultimi mesi sembra aver cambiato le cose.</p>
<p>Per queste ragioni non ritengo piu possibile rinnovare la tessera dell&#8217;IDV.</p>
<p>Giulia Rodano</p>
<p>Roma, 25 aprile 2013</p>
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		<title>Contributo per l’Esecutivo nazionale del 10 marzo 2013</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Mar 2013 16:24:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una approfondita e seria discussione non può limitarsi a prendere sbrigativamente atto della sconfitta elettorale di “Rivoluzione Civile”  o delle doverose dimissioni di chi è stato o è alla testa dell’IDV .
Né ci si può lanciare in una campagna congressuale fatta con i soliti vecchi e verticistici sistemi di sempre, come se nulla fosse accaduto.
Dobbiamo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una approfondita e seria discussione non può limitarsi a prendere sbrigativamente atto della sconfitta elettorale di “Rivoluzione Civile”  o delle doverose dimissioni di chi è stato o è alla testa dell’IDV .</p>
<p>Né ci si può lanciare in una campagna congressuale fatta con i soliti vecchi e verticistici sistemi di sempre, come se nulla fosse accaduto.</p>
<p>Dobbiamo, innanzitutto, ragionare sul perché della sconfitta elettorale.</p>
<p>E’ vero che c’è stato pochissimo tempo a disposizione, per far partire l’operazione, ma quel tempo lo abbiamo utilizzato prevalentemente per fare le liste.</p>
<p>Prima e durante la campagna elettorale non c’è stato, né a livello nazionale, né a livello territoriale, un solo momento per discutere collegialmente delle difficili condizioni politiche dentro cui si è sviluppata la campagna elettorale e sulle misure per farvi fronte.</p>
<p>Tra “voto utile” e avanzata del M5S, lo spazio politico è stato strettissimo, ma è mancata una qualunque discussione per vedere con quali messaggi politici fosse possibile allargare quello spazio.</p>
<p>Né mai si è valutato, insieme, su come reagire a una strategia mediatica tesa a cancellare o a deformare la presenza e il significato di “Rivoluzione Civile”.</p>
<p>Anche il modo di formazione delle liste dei candidati ha contribuito pesantemente alla sconfitta elettorale.</p>
<p>Si è fatto di tutto per far apparire l’operazione “Rivoluzione Civile” come una zattera di salvataggio per gruppi dirigenti alla ricerca affannosa di un posto in Parlamento.</p>
<p>Il “Porcellum”, contro cui l’IDV aveva raccolto centinaia di migliaia di firme per cancellarlo per via referendaria,  è stato utilizzato accentuando al massimo i suoi difetti peggiori.</p>
<p>Tutte le otto componenti della Lista, attraverso il gioco delle cosiddette “triplette,” si sono preoccupate prima di ogni cosa di garantire l’elezione della loro quota di candidati, umiliando i territori, le competenze, la presenza femminile.</p>
<p>Per l’individuazione delle candidature, non si è fatto il minimo tentativo di attivare una qualche forma di partecipazione dei cittadini e degli iscritti ai partiti.</p>
<p>Nessuno ha potuto discutere, se non a cose fatte, della quota di candidati spettanti all’IDV, con buona pace dell’invio dei curricula e delle primarie on line.</p>
<p>E’ stata, così, incredibilmente sprecata l’intuizione dell’avvio di un progetto politico  che aveva l’ambizione di aprire gli occhi al PD sui pericoli della continuità con il montismo e agli elettori del M5S  sui rischi di  sterilità di una posizione che rifiuta ogni idea di collegamento e di rapporto con altre forze.</p>
<p>Dire che abbiamo sbagliato perché non siamo andati col PD o per conto nostro fa a pugni con i dati elettorali: Donadi e il suo micro partito con il loro 0,47% sono presenti in Parlamento soltanto grazie a una legge elettorale truffa. Né meno misera è stata la performance della Lista IDV in Lombardia.</p>
<p>Purtroppo la verità è che l’IDV in una crisi profondissima ha cercato  di evitare  il naufragio aggrappandosi disperatamente  al salvagente di “Rivoluzione Civile”.</p>
<p>Se vogliamo fare un Congresso vero è di questa crisi profondissima che dobbiamo discutere.</p>
<p>L’IDV ha scelto “Rivoluzione Civile” perché convinta, non a torto,  che da sola non avrebbe superato lo sbarramento del 4%.</p>
<p>Il crollo sotto al 2% nei sondaggi è stato giustamente attribuito alle “mele marce” che hanno colpito al cuore l’immagine di un Partito che ha fatto della legalità, della lotta alla corruzione , dell’uso corretto del denaro pubblico, l’asse portante della sua attività politica e della sua identità.</p>
<p>Ma le “mele marce” nel cesto non ci sono andate da sole, qualcuno ce le ha messe.</p>
<p>Al di là delle responsabilità personali, io sono convinta che il problema stia nel divario tra ciò che si predica e ciò che si pratica, tra ciò che si dice e ciò che si fa.</p>
<p>Non si può fare la battaglia contro la spartizione della RAI e poi nelle regioni e negli enti locali ci si spartiscono con gli altri partiti società, aziende municipalizzate, enti.</p>
<p>Non si può gridare contro il voto di scambio e poi inserire nelle liste elettorali personaggi soltanto perché sono portatori di pacchetti di voti o di tessere, senza verificare se quel consenso è frutto di un corretto legame con i cittadini o se, invece, nasce da pratiche clientelari o dall’uso disinvolto delle risorse pubbliche.</p>
<p>E’ vero che nella scelta delle persone ci si può sbagliare. Ma quando gli sbagli diventano troppi vuol dire che sono le regole e i meccanismi di selezione che non funzionano.</p>
<p>Verticismo, selezione dall’alto, logiche plebiscitarie, padroni delle tessere sono i mali che hanno portato l’IDV al tracollo. Occorre una profonda revisione dello Statuto del Partito, nel segno di una incisiva democratizzazione del Partito a tutti i livelli.</p>
<p>Le regole del Congresso saranno il primo banco di prova di questo processo di democratizzazione.</p>
<p>Per questo penso che dall’Esecutivo nazionale debbano essere adottate alcune decisioni:</p>
<ol>
<li>Una attenta e rigorosa ricognizione del tesseramento 2012 per stabilire chi ha realmente diritto al voto. A questo riguardo devono  essere istituite una “Commissione Nazionale e Commissioni Provinciali unitarie di Verifica ”;</li>
<li>Costituzione di una commissione per la definizione del Regolamento congressuale;</li>
<li>Deve essere prevista la possibilità di presentare mozioni congressuali nazionali alle quali possono essere collegate proposte di candidature per tutti gli incarichi politici, compresi i tesorieri.</li>
<li>Il Congresso Nazionale si deve svolgere per delegati espressi dai Congressi Provinciali sulla base delle mozioni congressuali. Il Regolamento congressuale deve stabilire le modalità di informazione e di convocazione degli iscritti, il numero dei delegati in rapporto agli iscritti e ai partecipanti ai Congressi Provinciali;</li>
<li>Costituzione di una Commissione per la verifica della situazione finanziaria del Partito e per la definizione di un Regolamento Finanziario da far approvare dal congresso Nazionale.</li>
<li>Elezione di un Coordinamento Nazionale che individua al suo interno un Segretario e un Portavoce e che assuma le funzioni del Presidente e dell’Ufficio di Presidenza fino al Congresso nazionale.</li>
</ol>
<p>Giulia Rodano</p>
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		<title>Emergenza 118 è dramma che si ripete, aggravato quest&#8217;anno da tagli dissennati.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 14:53:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Con il blocco delle ambulanze dei pronti soccorso si ripete, in queste ore, un dramma che cittadini e lavoratori del 118 conoscono purtroppo molto bene. Quest’anno l’emergenza, già di per sé incredibile per un Paese civile, è aggravata dall’azione dissennata dei nuovi tagli alla sanità pubblica, e soprattutto dal fatto che da anni si toglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Con il blocco delle ambulanze dei pronti soccorso si ripete, in queste ore, un dramma che cittadini e lavoratori del 118 conoscono purtroppo molto bene. Quest’anno l’emergenza, già di per sé incredibile per un Paese civile, è aggravata dall’azione dissennata dei nuovi tagli alla sanità pubblica, e soprattutto dal fatto che da anni si toglie senza mai sostituire. E’ il momento di far parlare tutti, sul futuro del sistema sanitario del Lazio, a partire dai cittadini e dagli operatori, che in questi anni sono quelli che hanno avuto meno voce in capitolo. E questo è un banco di prova per chiunque si candidi nel Lazio”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori. “Occorrerebbe ricominciare a investire su servizi fondamentali, come l’emergenza” continua Rodano. “Occorrerebbe combattere l’eccesso di ricovero per acuti e cronici nel Lazio, figlio di una sanità condizionata da troppi interessi particolari, a partire dai ‘padroni’ dei posti letto, dagli intoccabili della sanità privata”.</p>
<p>“Soprattutto” prosegue “bisogna finalmente attivare, a livello territoriale e non ospedaliero, quel processo di presa in carico del paziente e di continuità dell’assistenza di cui tutti chiacchierano da anni, ma su cui nessuno ha fatto una proposta concreta o investimenti di risorse umane e finanziarie sufficienti”.</p>
<p>“Il nuovo commissario straordinario Palumbo dovrebbe cominciare da subito ad assumere quelle misure d’urgenza necessarie a rendere il 118 in condizione di funzionare” conclude Rodano. “Anche perché, al di là di riunioni rituali convocate a emergenza già esplosa, come al solito la dimissionaria Presidente Polverini sembra essere presa soltanto dalle nomine della sanità pubblica, non dalla sua funzionalità”.</p>
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		<title>Drammatica continuità Polverini-Bondi</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 15:14:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ &#8220;Abbiamo rilevato sin dall&#8217;inizio la perfetta, drammatica continuita&#8217; tra la gestione commissariale diEnrico Bondi e quella di Renata Polverini. Gli atti adottati da commissario straordinario al piano di rientro dalla governatrice del Lazio accusavano, infatti, gli stessi limiti di quelli del suo successore Enrico Bondi: stesso approccio ragionieristico, stessa mancanza di programmazione sanitaria, identica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;"> &#8220;Abbiamo rilevato sin dall&#8217;inizio la </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">perfetta, drammatica continuita&#8217; tra la gestione commissariale di</span><br style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;" /><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">Enrico Bondi e quella di Renata Polverini. Gli atti adottati da </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">commissario straordinario al piano di rientro dalla governatrice </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">del Lazio accusavano, infatti, gli stessi limiti di quelli del </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">suo successore Enrico Bondi: stesso approccio ragionieristico, </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">stessa mancanza di programmazione sanitaria, identica assenza di</span><br style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;" /><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">dialogo con le categorie coinvolte, identico atteggiamento prono </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">ai diktat del ministero dell&#8217;Economia sui tagli e le chiusure. E&#8217; </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">sotto la gestione Polverini che la sanita&#8217; del Lazio e&#8217; stata </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">sottoposta ad un taglio di quasi tremila posti letto e alla </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">cancellazione di decine di ospedali nelle nostre province. E&#8217; </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">dunque del tutto paradossale accusare Bondi di rompere il </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">sistema, ed e&#8217; del tutto infondato  rivendicare di &#8216;aver</span><br style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;" /><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">maneggiato&#8217; con cura la nostra sanita&#8217;: gli atti dissennati </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">dell&#8217;ex commissario straordinario Polverini sono stati subiti a </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">caro prezzo dai cittadini del Lazio, che si sono visti ridurre </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">enormemente i servizi, le prestazioni, le strutture; dagli </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">operatori della sanita&#8217; del Lazio, che hanno subito sulla loro </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">pelle i tagli e l&#8217;ulteriore precarizzazione del lavoro; dai </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">sindacati di categoria, nonche&#8217; dalle parti datoriali della </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">sanita&#8217; privata, che si sono visti negare per due anni e mezzo il </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">diritto al dialogo e all&#8217;interlocuzione sul futuro del Servizio </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">Sanitario Regionale&#8221;. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, </span><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.727272033691406px; line-height: normal;">consigliere regionale di Italia dei Valori.</span></p>
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		<title>Nel taglio al S.Filippo Neri stesso vizio di tutta l&#8217;azione commisariale di Bondi: l&#8217;assenza di programmazione</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 10:04:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Nel taglio di 117 posti letto e nella chiusura di 6 reparti del San Filippo Neri è riscontrabile lo stesso difetto di tutto l’inizio della gestione commissariale di Bondi: la totale assenza di programmazione. I servizi sanitari pubblici vengono ridotti in base a criteri puramente contabili, con tagli lineari e indiscriminati, senza alcun governo dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #222222; font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 19.09090805053711px; line-height: 21.81818199157715px; text-align: justify;">“Nel taglio di 117 posti letto e nella chiusura di 6 reparti del San Filippo Neri è riscontrabile lo stesso difetto di tutto l’inizio della gestione commissariale di Bondi: la totale assenza di programmazione. I servizi sanitari pubblici vengono ridotti in base a criteri puramente contabili, con tagli lineari e indiscriminati, senza alcun governo dei bisogni di salute del territorio. Ma così facendo non vengono ridotti gli sprechi, non si elimina l’inefficienza, non diminuiscono i costi del sistema. Rivolgo dunque un appello al commissario Bondi e al tavolo tecnico del ministero dell’Economia: sino a nuove elezioni, il commissario straordinario deve astenersi dall’assunzione di nuovo provvedimenti di taglio o chiusura. Il welfare pubblico non può essere amministrato con un approccio ragionieristico, serve una nova stagione di gestione della sanità pubblica, su preciso mandato politico dei cittadini del Lazio”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori. </span></p>
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		<title>Sanità: La manifestazione di oggi è una risposta al piano di smantellamento del Lazio</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 13:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sitta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La grande manifestazione di oggi è la risposta dei lavoratori e dei cittadini a quello che si sta configurando come un vero e proprio piano di smantellamento del Servizio Sanitario Regionale: il commissariamento straordinario di fatto si è risolto in questo, ed è ora che la gestione della  sanità del Lazio torni alla Giunta regionale, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.499999046325684px; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">“La grande manifestazione di oggi è la risposta dei lavoratori e dei cittadini a quello che si sta configurando come un vero e proprio piano di smantellamento del Servizio Sanitario Regionale: il commissariamento straordinario di fatto si è risolto in questo, ed è ora che la gestione della  sanità del Lazio torni alla Giunta regionale, a chi ha un mandato politico inequivocabile dei cittadini. Il piano di risanamento era sbagliato ed ha fallito: va profondamente cambiato nei tempi e nei contenuti. Anche su questo si misura la credibilità di una politica alternativa a quella di Mario Monti e dei tecnici”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori. “Diecimila persone, oggi, hanno gridato il loro no a nuovi tagli e nuove chiusure di reparti e ospedali pubblici, misure che rischiano di alimentare l’iniquità e di riversarsi soprattutto sui cittadini più deboli” continua Rodano. “La gestione commissariale di Enrico Bondi, come del resto quella di chi l’ha preceduto sino a due mesi fa, è il terminale esecutivo di un’impostazione che nasce ben al di sopra della Regione Lazio. Un’impostazione che considera i servizi pubblici non beni inalienabili della collettività ma voci di spesa da sfrondare ed eliminare progressivamente: la chiamano lotta agli sprechi ma si traduce nella scomposizione e nella privatizzazione dello Stato Sociale. Il nostro Servizio Sanitario Regionale, come del resto anche la scuola, i trasporti, la cultura, è dunque da diversi anni al centro di un’azione consapevole di regressione del welfare pubblico, consumata a suon di tagli, chiusure, blocco del turn over e degli investimenti”.</span></p>
<p style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.499999046325684px; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">“Ma manifestazioni come quella di oggi testimoniano la necessità di preparare una risposta programmatica della politica, in grado di riportare al centro dell’azione di governo della sanità del Lazio i bisogni di salute degli utenti, e non l’astrattezza dei numeri” prosegue Rodano. “Ed è una sfida che la sinistra italiana e del Lazio ha il dovere morale di raccogliere, proponendo la fine del commissariamento straordinario, nonché di un piano di rientro di tagli lineari che si sta mostrando fallimentare anche negli sbandierati obiettivi di risparmio. Assistiamo da anni a tagli indiscriminati ma i costi del sistema non diminuiscono: occorrerebbe invece intervenire sulle criticità strutturali del comparto, a partire dallo squilibrio tra pubblico e privato e da una lotta credibile e mirata alle inefficienze del sistema”. </span><span style="font-size: 14pt; font-family: 'Times New Roman', serif;"> </span></p>
<div><span style="font-size: 14pt; font-family: 'Times New Roman', serif;"><br />
</span></div>
<p><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 12.499999046325684px; line-height: normal;"> </span></p>
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		<title>Teatro: bando confuso e tardivo, emblema gestione del centrodestra</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Dec 2012 14:29:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sitta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Il bando sui teatri di cintura è l’ennesimo emblema del disordine, del disinteresse, della totale superficialità con cui il centrodestra ha gestito la cultura a Roma e nel Lazio negli ultimi anni. E’ infatti la prova inconfutabile che la fantomatica ‘Casa dei teatri’ di cui parlavano Alemanno e l’assessore Gasperini non esiste e non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Il bando sui teatri di cintura è l’ennesimo emblema del disordine, del disinteresse, della totale superficialità con cui il centrodestra ha gestito la cultura a Roma e nel Lazio negli ultimi anni. E’ infatti la prova inconfutabile che la fantomatica ‘Casa dei teatri’ di cui parlavano Alemanno e l’assessore Gasperini non esiste e non è mai esistita. La prova che dietro le bugie del centrodestra c’è solo l’impoverimento del panorama culturale di Roma Ma davvero non c’era bisogno di questo nuovo episodio, a pochi mesi dal voto. Lasciare la gestione delle strutture al teatro di Roma consentirebbe invece di salvare il salvabile e rinviare decisioni rilevanti, di lungo periodo, a chi governerà la cultura della Capitale negli anni a venire. Del resto, però, si sarebbe trattato di un atto di responsabilità di cui Alemanno e la sua Giunta non possono essere capaci”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori.</p>
<p>“Dopo la notte bianca, dopo il festival di Villa Adriana, dopo le officine culturali del Lazio, il centrodestra sta così per affossare anche i teatri di cintura, con un bando confuso e tardivo” continua Rodano. “Quel che invece serviva era una politica di incentivazione della produzione culturale nelle periferie, un’opera di sostegno della scena emergente e del teatro contemporaneo, da determinare in collaborazione con realtà associative già operanti nei territori. Ma purtroppo, la Giunta Alemanno ha preferito riempire di chiacchiere cittadini e operatori. E dietro le chiacchiere, c’è la desertificazione della cultura della Capitale e l’inevitabile blocco delle attività di due teatri necessari per la nostra cittadinanza, a Tor Bella Monaca come al Quarticciolo”.</p>
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