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Sanità, “Politica dei ticket è notoriamente del centrodestra”

“Sono molto sorpresa dalle dichiarazioni del consigliere Pallone. I ticket sono notoriamente una misura di centrodestra, che invece di tassare i redditi, tassa i consumi: si chiedano informazioni a Tremonti in merito”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, l’assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, consigliere di Sinistra ecologia e Libertà.

“Il ticket sul pronto soccorso è particolarmente iniquo e inutile”, dichiara Rodano “ma è davvero singolare che Pallone esprima la sua contrarietà a questa misura imposta da Guzzanti, visto che si tratta di una proposta avanzata a suo tempo anche dall’ex Presidente Storace, oggi alleato di Pallone e Polverini per le prossime elezioni regionali”.

“Non vorrei ma lo temo visti i precedenti”, continua Rodano “che una cosa è ciò che viene detto in campagna elettorale, e ben altro è ciò che viene fatto quando si governa: i cittadini del Lazio devono stare attenti a questo”.

“Quanto alle altre proposte contenute nei provvedimenti emanati negli ultimi giorni dal commissario straordinario”, aggiunge Rodano “ritengo che siano ispirate ad un pregiudizio ideologico fin troppo radicato nel Pdl, ovvero che la sanità pubblica sia terreno di sprechi e di voci di spesa eccessiva e ingiustificata, laddove invece si tratta di strutture necessarie e spesso anche molto efficienti, gestite da un personale preparato e, a causa del blocco delle assunzioni imposto dal Governo, spesso anche precario e sottopagato. A fare le spese di questi tagli saranno come sempre i cittadini, i quali anche stavolta si vedono imporre dal commissario Guzzanti ticket indiscriminati e punitivi”.

“Occorrerebbe invece rilanciare con forza l’intervento pubblico, e la Regione sarà in grado di farlo a partire dal 2010, grazie all’efficace azione di risanamento e rientro dal deficit messo in atto negli ultimi cinque anni dalla giunta di centrosinistra”, conclude Rodano.

Vendola. “gli elettori scelgono coalizione in cui la sinistra è proposta di governo”

“La straordinaria vittoria di Nichi Vendola alle primarie per la candidatura della Puglia pone oggi all’attenzione di tutte le forze di centrosinistra due importanti ordini di riflessioni”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, assessore alla Cultura, spettacolo e sport della regione Lazio, consigliere regionale di Sinistra ecologia e Libertà.

“Il primo punto consiste nel segnale prettamente politico che arriva da questa consultazione”, dichiara Rodano. “Gli elettori hanno scelto una coalizione in cui le forze di sinistra hanno un peso ed una rappresentanza congrua; una coalizione in cui la presenza di Sinistra ecologia e Libertà non è una testimonianza ma una proposta di governo”.

“E ad emergere” continua Rodano “è poi la richiesta degli elettori di centrosinistra di candidature che non siano rispondenti semplicemente a previsioni matematiche di vittoria elettorale ma che riescano invece ad esprimere credibilmente idee, contenuti, proposte politiche in cui la difesa dei beni comuni e dei servizi pubblici sia ancora un elemento centrale e imprescindibile”.

“Il centrosinistra faccia tesoro di queste indicazioni, a partire dal Lazio, in cui è in corsa una candidata presidente forte, credibile e già molto orientata a riannodare un rapporto fiduciario di ascolto e dialogo tra elettori e forze politiche”, conclude Rodano.

La candidatura di Emma Bonino

emma-bonino322A differenza di alcuni esponenti cattolici del PD, da cattolica non provo alcun disagio per la candidatura di Emma Bonino a Presidente della Regione Lazio.

Come cattolica non mi sono sentita in contrasto con la mia fede quando ho sostenuto la battaglia per l’introduzione del divorzio o quando ho votato per difendere la legge che consentiva l’interruzione della gravidanza o la legge sulla fecondazione assistita.

Alla base di quelle scelte c’erano, per quel che mi riguarda, motivazioni diverse da quelle utilizzate in qualche caso dai radicali a favore di esse.

Per me, ad esempio, la legalizzazione dell’aborto ha costituito la possibilità di combattere l’aborto clandestino e alla fine di poter ridurre il ricorso all’aborto, come il tempo ha ampiamente dimostrato, più che l’affermarsi di un nuovo diritto di libertà.

Per me tuttavia è essenziale affermare in ogni luogo e in ogni momento l’autonomia di valutazione di coloro che, impegnati in politica, devono scegliere ciò che, in coscienza, ritengono il bene comune raggiungibile.

Altrimenti, quando si decide per tutti e per tutte, per un intero Paese e non si valuta laicamente, non si assumono posizioni “cattoliche” , ma si rischiano posizioni illiberali .

Ho imparato dalle idee e dalle battaglie condotte per tutta la sua vita da mio padre che la divisione non è tra laici e cattolici, ma tra democratici e integralisti e che esistono democratici e integralisti sia tra i laici che tra i cattolici.

So bene che gli sviluppi inediti della scienza e della tecnologia creano problemi delicati sul terreno dell’inizio e della fine della vita.

So altrettanto bene che quei problemi interrogano tutti e tutte e possono essere affrontate soltanto attraverso un confronto aperto e libero. Anche le preoccupazioni della Chiesa non costituiscono in realtà risposte e imporle per legge significa soltanto aumentare i problemi e accrescere sofferenze.

I credenti devono, se ne sono in grado, essere un lievito nella società, essere testimoni di visioni, comportamenti derivanti dalle loro scelte. E la nostra società ha bisogno di testimonianze. Ma la testimonianza è forte se è libera e se sostiene e difende la libertà di tutti. Non esiste testimonianza senza libertà.

Nessuno può sostenere che Emma Bonino sia mai venuta meno a questa impostazione nella quale si ritrova anche tanta parte dei credenti.

A sinistra c’è molta preoccupazione che la candidatura di Emma Bonino a Presidente della Regione Lazio non rappresenti quel punto di sintesi di cui c’è bisogno per costruire una coalizione che possa battere quella di centro-destra.

Confesso che non mi è mai piaciuta l’idea che i candidati vincenti debbano essere incolori e insapori o quelli costruiti, come la Polverini, nei salotti televisivi.

Non mi spaventano la storia, le battaglie, la forte caratterizzazione politica del candidato presidente se so che il punto di forza di una candidatura sta soprattutto nella capacità di costruzione di una coalizione e nella  condivisione di un programma.

Emma Bonino ha l’esperienza politica sufficiente per capire che la sua possibilità di successo non sta semplicemente nella sua biografia, che pure è importante, ma nella sua capacità di stringere con tutti coloro che le riconoscono una potenzialità di vittoria, un patto politico-programmatico all’altezza dei problemi di fronte ai quali si trova la Regione Lazio.

Credo che Sinistra, ecologia e libertà debba cogliere questa occasione e, verificando le condizioni politiche e programmatiche, contribuire a costruire, nonostante le incertezze del Pd, un centrosinistra vincente anche per il peso significativo esercitato dalla sinistra.

Lettera aperta al PD

giu_9592Le regioni sono una buona esperienza del centrosinistra. Il rapporto con l’UDC non può sconfessarla.

Mancano meno di tre mesi alle votazioni per le elezioni regionali. In alcune Regioni, tra cui la mia, il Lazio, ancora non sappiamo con quali alleanze, con quali programmi e con quali uomini, sfideremo il centro-destra.

Lo stallo in cui oggi ci troviamo nasce dalla decisione del PD di tenere tutto fermo in attesa che l’UDC chiarisca se e dove intende partecipare a coalizioni di centro-sinistra.

I risultati di questa condotta sono sotto gli occhi di tutti: in Puglia la pregiudiziale anti-Vendola dell’UDC con il connesso rifiuto di scegliere il candidato attraverso elezioni primarie, ha portato a fare con molto ritardo e con diversi danni collaterali quello che si poteva fare due mesi fa; nel Lazio, l’idea di attendere l’esito delle primarie pugliesi, alimenta l’immagine di un PD e di una coalizione in stato confusionale.

Non è un buon viatico per il centro-sinistra che si appresta a combattere un battaglia dura e difficile. E non è un buon viatico neppure per il PD di Bersani.

Occorre un rapido cambio strategia politica.

Bisogna partire da ciò che è stato in questi anni il centro-sinistra al governo di molte tra le più importanti e significative Regioni.

C’è un patrimonio di valori, di idee, di scelte di governo che non può essere gettato al macero in nome dell’alleanza con l’UDC.

La scelta anti-nuclearista; i primi abbozzi di un nuovo modello di sviluppo economico e dell’occupazione fondati sull’ecologia, sulla cultura, sulla conoscenza e quindi al sostegno alla impresa innovativa, soprattutto piccola e media; l’allargamento di vecchie forme e l’invenzione di nuovi modelli di ammortizzatori sociali; la tutela dei beni comuni; la politica dei diritti a cominciare da quelli degli ultimi, dei più discriminati; l’ispirazione laica nella gestione regionale di delicate materie come quelle della famiglia o dell’interruzione di gravidanza, sono i tanti tasselli che hanno composto in questi anni il mosaico delle politiche regionali là dove il centro-sinistra ha governato.

E’ un lavoro che non possiamo gettare al vento, riducendo la politica alla mera scelta delle persone o ad una sommatoria di partiti senza chiari contenuti programmatici.

Questo non vuol dire, tuttavia, porre pregiudiziali ad alleanze di centro-sinistra che accanto al PD, all’IDV e a tutte le forze della sinistra, comprendano anche l’UDC.

Il nodo da sciogliere riguarda il contenuto politico-programmatico del rapporto con l’UDC.

La scelta del PD è  allargare all’UDC, considerandola l’unica possibilità per tornare a vincere. Ma per far questo il PD è disposto a scarica la sinistra e disperdere così il lavoro di questi anni?

Se di questo si trattasse ci troveremmo di fronte ad una grave scelta politica del PD e la sconfitta alle elezioni regionali sarebbe più che certa.

Si tratta di un puro calcolo elettorale? I voti degli elettori e delle elettrici non si sommano in assenza di un progetto politico condiviso che li convinca. Le semplici convenienze di potere dei partiti non creano consenso, anzi il più delle volte alimentano l’astensionismo.

Si allarga all’UDC per impedire che Berlusconi  usi le elezioni regionali  come una sorta di referendum pro o contro i suoi tentativi di dare una spallata alla nostra Costituzione in nome di riforme istituzionali di tipo plebiscitario e neo autoritario?

In questo caso l’allargamento all’UDC avrebbe un contenuto politico che sicuramente a sinistra troverebbe orecchie attente.

Il rapporto con l’UDC, per essere politicamente valido e vincente non può che essere un valore aggiunto, non creare perdite di consensi in altri settori dell’elettorato. Altrimenti non delle regioni si tratta, né della lotta contro politico-istituzionali di Berlusconi, ma di un’altra puntata del trasformismo italiano.

Forse c’è ancora una strada, che va imboccata subito senza ulteriori ritardi, per evitare che il rapporto con l’UDC si trasformi in una scelta perdente. Valorizzare con orgoglio le scelte fatte al governo delle regioni, avendo la capacità di cambiarle e rinnovarle là dove l’esperienza ne ha mostrato la necessità.

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