“Oggi, sulle pagine nazionali di un quotidiano, il Lazio ha la maglia nera delle Regioni italiane per l’adozione della Ru486: nonostante le donne ne facciano richiesta, la pillola non viene ancora somministrata e dai nostri ospedali ne sono state richieste solo quantità esigue”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, vicepresidente della commissione Sanità della Regione Lazio. “Dalla previsione dell’obbligo di ricovero ai continui rinvii sul via libera alla somministrazione negli ospedali della nostra regione” continua Rodano “la giunta Polverini ha messo in atto un boicottaggio che purtroppo, come vediamo, sta facendo effetto. Nell’articolo stesso viene riportata la testimonianza di una ginecologa dell’ospedale San Filippo Neri, la quale dichiara che alle tante donne che chiedono di usare la Ru486 viene consigliato di andare a Bologna. Si configura, con crescente evidenza, una vera e propria interruzione di pubblico servizio, conseguenza di un ostracismo che Renata Polverini ha manifestato sin dai primi giorni del suo mandato, quando annunciò che la Regione avrebbe obbligato a tre giorni di ricovero ospedaliero le donne che avrebbero scelto il farmaco Ru486 quale tecnica abortiva”.
“Il gruppo Italia dei Valori del Consiglio Regionale del Lazio” prosegue Rodano “ha richiesto all’Agenzia ASP-Laziosanità la stima dell’appropriatezza, secondo le modalità APPRO, per la valutazione della utilizzazione dei posti letto del ricovero forzato, nonché una relazione sulla letteratura internazionale riguardo l’uso della pillola RU486: dalla relazione pervenutaci dall’Agenzia di Sanità Pubblica emergono dati molto interessanti”.
“In primo luogo” continua Rodano “i tecnici dell’agenzia di sanità della Regione hanno rilevato che ‘osservando i dati di letteratura internazionale, si evince come nella maggior parte dei casi, sia in Europa che negli Stati Uniti, la procedura non richieda in modo stringente il pernottamento della paziente nella struttura, e come il ricovero sia riservato per lo più alle donne che presentino effetti collaterali importanti o complicazioni del trattamento’: dunque la relazione non avvalora affatto, ed anzi in realtà sconfessa, la decisione della Giunta Polverini sull’obbligo di ricovero ospedaliero di tre giorni, che d’altra parte la governatrice ha assunto in piena contraddizione all’abnorme taglio di posti letto cui sta sottoponendo tutto il territorio del Lazio con il piano ospedaliero di questi giorni”.
“Inoltre” dichiara il vicepresidente della commissione sanità della Regione Lazio “la relazione ASP rende noto che ‘in riferimento al metodo APPRO, utilizzato dalla regione Lazio come strumento di valutazione dell’appropriatezza clinico-organizzativa dei ricoveri ospedalieri in regime ordinario, si precisa che non sussistono per il momento le condizioni per valutare con questo metodo l’appropriatezza di questa tipologia di ricoveri, poiché il DRG corrispondente all’aborto medico (381) non è inserito nella lista dei DRG potenzialmente inappropriati’: sostanzialmente l’Agenzia di Sanità Pubblica non ha ritenuto di poter valutare il ricovero per la Ru486 con lo stesso metodo con cui ha sancito, di recente, l’inappropriatezza di 24 ospedali pubblici. Tuttavia per l’assunzione della RU486 la letteratura internazionale non ritiene necessario il ricovero ospedaliero, che a questo punto dev’essere ritenuto unicamente il frutto dell’accanimento ideologico della coalizione Polverini sulle donne che ricorrono all’Interruzione volontaria di gravidanza”.
“Abbiamo quindi inviato un’interrogazione urgente al Presidente Polverini per sapere se, alla luce della nota inviata dall’Agenzia Laziosanità, non si ritenga di modificare le linee guida assunte dalla Regione Lazio in merito all’utilizzazione della pillola Ru 486 ed in particolare all’obbligatorietà del ricovero per la donna” dice Rodano. “Chiediamo quindi che l’adozione della Ru486 sia messa nuovamente all’ordine del giorno del Consiglio Regionale e la Polverini assuma le valutazioni tecniche elaborate dal principale organo della Regione in materia di sanità”, conclude il vicepresidente della Commissione Sanità.
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