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Welfare: attacco concentrico di governo, Regione e Comune

“Come Italia dei Valori del Lazio, abbiamo aderito alla manifestazione tenuta oggi in Campidoglio dai comitati per il welfare poiché riteniamo inaccettabile e pericoloso l’attacco concentrico di Governo, Regione Lazio e Comune di Roma ai diritti degli utenti e ai servizi sociosanitari. L’insieme delle politiche nazionali e locali ed il taglio ai fondi per il welfare stanno configurando infatti un forte ridimensionamento dell’assistenza sociale, che abbandonerà a loro stesse le famiglie dei malati ed alimenterà il divario tra chi può permettersi cure private e chi non ha i mezzi”. Lo dichiara in una nota il consigliere regionale di Italia dei Valori Giulia Rodano, che stamane ha preso parte alla manifestazione indetta dal coordinamento ‘Il welfare non è un lusso’, dal Roma Social Tribe e da ‘I diritti alzano la voce’. “Il welfare dell’era Tremonti si limita ad appurare che nelle comunità ci siano i luoghi di cura, non importa se pubblici o privati” dichiara Rodano. “Ma uno Stato moderno e civile ha invece il dovere di garantire che tutti gli utenti, senza distinzione sociale ed economica, possano avere assistenza”.

“E’ in gioco la dignità dei cittadini”, conclude il consigliere IDV. “come UItalia dei Valori, lavoreremo in Consiglio Regionale affinché nella nuova legge regionale annunciata dall’assessore Aldo Forte vengano affrontato il nodo vero del welfare del Lazio, ovvero la certezza che il Servizio sanitario Regionale offra agli utenti sia riferimenti territoriali di tutela per i propri diritti sia, soprattutto, garanzie di cura, in termini di strutture e di servizi”.

25 aprile, un’altra Liberazione è possibile

Il 25 aprile di ogni anno celebriamo la liberazione del Paese dalla dominazione del fascismo e del nazismo.

Gli antifascisti italiani di diverso orientamento politico e ideale combatterono insieme e riconquistarono, con una insurrezione popolare, il 25 aprile 1945, con la libertà, la loro dignità di popolo e di nazione.

E’ stato un momento irripetibile della nostra storia, un passo decisivo che precedette e preparò quello, altrettanto decisivo, della elaborazione e promulgazione della nostra Costituzione repubblicana.

Una Costituzione che ancora oggi garantisce le libertà fondamentali, i diritti civili, un ordinamento dello Stato fondato sulla divisione dei poteri e contemporaneamente promuove il progresso economico e sociale del Paese.

La nostra Costituzione ha costituito in questi anni uno scudo di protezione, un baluardo contro ogni tentativo di avventure autoritarie.

Non e’ un caso che proprio la Carta costituzionale, che dovrebbe essere il comune riferimento di tutti, sia invece al centro dello scontro politico e che da questa maggioranza e dal suo leader piduista Berlusconi la Costituzione sia stata messa nel mirino per sovvertirne i principi ispiratori.

Da anni è in atto un attacco pervicace e violento al ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale, al ruolo del parlamento con una legge elettorale che ne ha ridotto autonomia e rappresentatività, all’indipendenza e all’autonomia della Magistratura, all’autonomia e all’indipendenza di stampa e di informazione, e persino all’unita stessa dello Stato. Al tempo stesso il lavoro, il diritto alla salute, i diritti sociali più in generale sono stati sottoposti nell’era berlusconiana a una pesante azione di svuotamento, mentre si e’ cercato di affermare una cultura regressiva sulle donne e la loro libertà.

Per tutto questo dobbiamo vivere il 25 aprile non solo per ricordare ciò che è, per ringraziare chi si sacrificò per la nostra libertà, ma per impegnarci a fare ciò che serve per ricacciare indietro l’assalto berlusconiano alla Costituzione.

L’appuntamento delle amministrative e referendum non possono che costituire una occasione importante.

Dobbiamo dimostrare che nonostante i tentativi truffaldini di vanificare anche l’istituto costituzionale del referendum, gli italiani sono cittadini e non sudditi, dimostrare che Berlusconi, che vuole scardinare le garanzie della Costituzione in nome del consenso popolare, del voto legittimo degli italiani ormai ha paura.

La sentenza del TAR sull’ospedale di Bracciano è espressione di un plateale fallimento del piano della Polverini

“La sentenza del TAR sull’ospedale di Bracciano è l’espressione plateale di un fallimento. Renata Polverini e il centrodestra non possono più negarlo: il piano ospedaliero contiene elementi di incongruenza e deve essere rivisto al più presto possibile. E’ evidente che il disegno delle quattro macroaree è del tutto artificioso e sconnesso dalla realtà ospedaliera e viaria della nostra regione. Ma le modifiche non possono arrivare a suon di sospensive del TAR. Specie nella condizione attuale, in cui nel Lazio non c’è un assessore alla Sanità, il Consiglio Regionale e la sua Commissione Sanità sono gli organi democratici preposti a ridiscutere il piano ospedaliero: meriteremmo di essere convocati e consultati prima che gli errori e i danni siano commessi, non dopo, come è già accaduto ieri con la legge sull’accreditamento della sanità privata. Ribadiamo quindi la nostra richiesta di convocazione di un Consiglio Regionale straordinario sulla sanità”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori, vicepresidente della Commissione sanità della Regione Lazio.

“La sentenza odierna del TAR colpisce il decreto Polverini alle sue fondamenta” dichiara Rodano. “Il pronto soccorso di Bracciano non può chiudere, perché la distanza degli altri ospedali è eccessiva ed è impossibile garantire i trasferimenti d’urgenza nelle ore notturne: due rilievi che chiamano in causa la tutela costituzionale del diritto alla salute”.

“Oltre a quella di Bracciano ci sono molte altre questioni aperte dal piano Polverini, che sta producendo una riorganizzazione iniqua e inefficiente” conslude la vicepresidente della Commissione Sanità. “La governatrice venga a discuterne in Consiglio, che è la sede proposta, e non usi l’assemblea regionale come organo di ratifica dei diktat che provengono dal tavolo tecnico del Governo”.

La Regione deve finanziare i film tramite bando, non a discrezione dell’assessore Santini

“Sono molto lieta del fatto che l’assessore regionale alla Cultura Fabiana Santini abbia deciso di finanziare il film che i fratelli Taviani gireranno a Rebibbia il prossimo mese: peraltro si tratta di un progetto incentrato sul lavoro svolto da un’officina di teatro sociale che si è sviluppata sulla preziosa attività di animazione teatrale condotta nei carceri romani e che è stata finanziata dalla Regione Lazio durante la Giunta di centrosinistra. Devo tuttavia rilevare che il progetto dei fratelli Taviani ha partecipato ad un bando pubblico per lo sviluppo di progetti di produzione audiovisiva, regolarmente emesso dalla Regione nel 2009, di cui è stata costituita la commissione di valutazione nell’estate del 2010. Da quasi un anno di questo bando non si sa più nulla. Dunque il progetto dei fratelli Taviani verrà finanziato, ma che ne è stato di tutti gli altri progetti che hanno presentato una regolare domanda di finanziamento?”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori, membro della commissione Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio. “Non vorrei” aggiunge Rodano “che questo atto di sostegno dell’assessore Santini, peraltro su un progetto certamente meritevole, preludesse a una nuova modalità di finanziamento in cui non ci sono procedure di evidenza pubblica ma semplicemente la discrezionalità dell’assessore regionale alla Cultura, che volta per volta decide chi finanziare e chi no. Al contrario, ho sempre pensato che l’amministrazione pubblica deve procedere con la necessaria terzietà e il compito di valutare non può essere dei politici, più o meno pro tempore”.

“Il cinema e l’audiovisivo sono il terreno del pluralismo e della libertà di opinione: se le garanzie oggettive e la trasparenza dei bandi pubblici vengono ignorate, non solo apriamo le porte al favore e alla regalia di chi ha il potere, che nulla hanno a che fare col ruolo di istituzioni pubbliche democratiche, ma rischiamo di privare gli operatori culturali di ogni certezza” conclude il consigliere dell’IDV.

La Regione taglia 3 milioni di euro di risorse per la cultura a Roma e nelle province

“Un taglio di 3 milioni di euro si abbatte sulle iniziative culturali del Comune di Roma e delle Provincie del Lazio: è questo lo scenario drammatico creato dalla delibera per il riparto dei fondi regionali approvata oggi dalla Giunta Polverini. Grazie alla battaglia condotta dalle opposizioni nell’ultima sessione di bilancio, potranno essere mantenuti gli impegni della Regione verso le associazioni vincitrici dei bandi del 2010, cui comunque la Giunta Polverini decurta del 13% il finanziamento. Tuttavia, nemmeno un euro della Legge Regionale 32 viene assegnato, ad oggi, né al Comune di Roma né alle Provincie del Lazio: in sostanza si passa da 5 milioni di euro stanziati nel 2010 a 2 milioni di euro per il 2011”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei valori, membro della commissione Cultura, Spettacolo e Sport del Lazio.

“Con un tratto di penna” conclude Rodano “Renata Polverini stacca l’ossigeno ai bandi pubblici, alle iniziative, alle attività culturali e di spettacolo che il Comune di Roma e le cinque Provincie avevano allestito, negli ultimi 4 anni, proprio grazie all’afflusso di fondi regionali della Legge 32”.

Per il centrodestra valorizzare la cultura significa privatizzare

“La vicenda del Palaexpo denuncia, ancora una volta, il vuoto di politica culturale della Giunta Alemanno: per il centrodestra, come da tradizione, valorizzare la cultura significa semplicemente privatizzarla. E inoltre il centrodestra si conferma incapace di gestire le attività pubbliche con procedure pubbliche trasparenti e adeguate”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori e membro della commissione Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio. “Se le voci di stampa dovessero trovare conferma”, dichiara Rodano “ci troveremmo di fronte alla privatizzazione della più importante azienda pubblica espositiva della Capitale, un fatto inaccettabile: negli anni passati sono stati investiti centinaia di milioni di euro dei contribuenti per ristrutturare il palazzo delle esposizioni e le scuderie del Quirinale ed ora il centrodestra vorrebbe regalarli ai privati”.

“Il sindaco Alemanno deve chiarire immediatamente” prosegue Rodano. “Qual è la procedura di evidenza pubblica che verrà adottata? Qual è il ruolo della Fondazione Roma? Oltre alla privatizzazione di un bene pubblico, la Giunta comunale rischia anche di incorrere in anomalie giuridiche di non poco conto. Una fondazione può sponsorizzare, ma non può gestire.  E inoltre le scuderie del Quirinale sono gestite dal Palaexpo in base a una convenzione, ma appartengono alla Presidenza della Repubblica: per darlo in gestione a un privato, va cambiata la convenzione”.

“In sostanza, sappiamo però sin d’ora che Palazzo delle Esposizioni, Scuderie del Quirinale, Casa del Jazz, ovvero tre gioielli del patrimonio culturale della Capitale, stanno rischiando di fare la fine del Colosseo: forse c’è da cominciare a chiedersi cosa rimarrà ai cittadini di Roma al termine del mandato di Alemanno”, conclude Rodano.

La leggina sull’accreditamento è un nuovo condono. E ci sono norme ad hoc.

“A mesi di distanza dall’ultima seduta in cui si è parlato di sanità, all’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio Regionale del Lazio è stata messa in fretta e furia una leggina sull’accreditamento delle strutture sanitarie private, con la quale Renata Polverini vorrebbe riparare ad errori, pasticci, contenziosi provocati dai suoi stessi atti ma che di fatto configurerà un nuovo condono. La giunta precedente non c’entra. Fino a prova contraria, è stato il centrodestra a procedere da otto mesi a questa parte con una serie confusa, contraddittoria, di norme e decreti commissariali. Al punto che anche il tavolo tecnico del Governo ‘amico’ della Polverini ha dovuto rinviare alla fine di questo mese la verifica della gestione dell’accreditamento della sanità privata”. Lo dichiara in una nota il consigliere regionale di Italia dei Valori Giulia Rodano, vicepresidente della commissione Sanità della Regione Lazio.

“E in quest’ultima leggina le norme ad hoc ci sono eccome”, prosegue Rodano “al punto che oggi, all’improvviso, per alcuni gruppi della sanità privata la Polverini vorrebbe derogare al principio della divisione in quattro macroaree, che lei stessa, contro il nostro parere, ha imposto come base del suo piano di rientro. Ci auguriamo che mercoledì la Presidente venga in aula a motivare questi cambi d’orientamento”.

“Naturalmente”, conclude la vicepresidente della commissione Sanità “nonostante lo zelo con cui si procede alla sua approvazione, anche in questo provvedimento nulla viene previsto per rafforzare realmente la capacità della Regione Lazio di fare i controlli sulle strutture sanitarie private”.

Consultori: 80 mila firme sono un risultato rilevantissimo. La Polverini ritiri la proposta Tarzia

“La consegna di queste prime ottantamila firme contro la legge Tarzia è un risultato rilevantissimo: nel silenzio mediatico, una rete di movimenti e di partiti sta mobilitando migliaia di cittadine e cittadini che mettono la propria firma e la propria faccia sul no a questa proposta oscurantista e pericolosa. La Giunta Polverini deve prendere atto di questo dissenso crescente e ritirare la proposta Tarzia”. Lo dichiarano in una nota le consigliere regionali di Italia dei Valori Giulia Rodano e Anna Maria Tedeschi.

“La legge Tarzia è inemendabile”, dichiara Rodano, “in primo luogo perché considera le donne incapaci di intendere e di volere: per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza le sottopone al giudizio di un non precisato ‘comitato bioetico’ e le costringe ad affrontare un percorso ancor più doloroso e inutile. Inoltre, questa vera e propria controriforma si accanisce contro l’istituto del consultorio pubblico, laico e gratuito, puntando a finanziare i consultori privati con i fondi regionali. I consultori pubblici invece svolgono un’opera meritoria e preziosa, perché costituiscono un punto di riferimento territoriale per le donne più sole e più povere, che spesso non possono permettersi un ginecologo privato. I consultori” conclude Rodano “avrebbero bisogno di risorse, di personale, di promozione. Proporrei a Renata Polverini di convogliare sui consultori le risorse che attualmente finanziano i camper, che sono un’operazione propagandistica e ininfluente sull’efficienza della sanità del Lazio”.

“Mi auspico che all’atteggiamento di ascolto dell’assessore Santini ora facciano seguito azioni concrete della Giunta Polverini” dichiara Anna Maria Tedeschi. “La commissione Lavoro, Pari opportunità, Politiche giovanili e Politiche sociali della Regione Lazio è letteralmente bloccata su questa legge, che non deve essere approvata, come dimostra anche il vasto dissenso che sta incontrando. Da Renata Polverini, donna e sindacalista, sarebbe lecito attendersi maggiore attenzione e tutela verso i consultori pubblici della nostra regione: sono strutture di frontiera importantissime, specie per le fasce più deboli della società”.

Intervista di Giulia Rodano a “gli Altri”, 1 aprile 2011

Visualizza in .pdf la mia intervista pubblicata sul settimanale “gli Altri” il 1 aprile 2011.

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Giulia Rodano

La Polverini indora la pillola, ma dal tavolo tecnico i cittadini del Lazio ottengono ben poco

“Anche stavolta, il Presidente-commissario Renata Polverini vuole indorarci la pillola: la verità è che da questo tavolo col ministero i cittadini del Lazio ottengono ben poco, davvero molto meno di quanto era stato garantito nei mesi scorsi”. Lo dichiarano in una nota il segretario e capogruppo regionale di Italia Dei valori Vincenzo Marucciio e il consigliere Giulia Rodano, vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Lazio. “Innanzitutto” dichiarano Maruccio e Rodano “la Polverini aveva promesso che gli aumenti delle tasse sarebbero stati soppressi già nel 2011, mentre oggi la riduzione dell’Irpef viene rinviata al 2012. Il ministero dell’Economia concede alla Regione Lazio lo sblocco di 200 milioni di euro, che possono servire al massimo a pagare i fornitori, ma non c’è nulla di nuovo riguardo al blocco delle assunzioni, che di fatto è confermato, né sui posti letto, sulle innovazioni tecnologiche o sui servizi territoriali”.

“Per quanto riguarda il disavanzo sanitario”, continua i consiglieri regionali dell’IDV “vorremmo rivolgere una domanda all’assessore Cetica: i bilanci delle Asl del 2010 sono stati tutti approvati? Senza dati certi sulla spesa delle Azienda sanitarie, ogni dato sul disavanzo può essere considerato al massimo un pre-consuntivo. D’altra parte i risultati numerici e mirabolanti di questo tavolo sono oggi accompagnati da opinioni di segno completamente opposto, che giungono sia dagli operatori che dagli utenti. Cgil, Cittadinanza Attiva e Anaao-Assomed descrivono fedelmente gli effetti della politica di tagli lineari di Renata Polverini: le liste d’attesa restano lunghissime, i servizi sanitario sono oggetto di una costante riduzione, i pronti soccorso sono sempre sovraffollati, il blocco delle assunzioni non consente alcuna prospettiva di uscita dall’emergenza”.

“La verità” concludono Maruccio e Rodano “è che ad oggi il peso economico e sociale di questo piano di rientro è scaricato completamente sulle famiglie e i malati, che si ritrovano con una sanità più inefficiente, più costosa, più ingiusta. Finchè la Polverini non otterrà dal tavolo tecnico la fine del commissariamento straordinario, col conseguente sblocco delle assunzioni e degli investimenti, non è pensabile alcuna fine dell’emergenza”.

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