La revoca illegittima dei fondi europei destinati agli attrattori culturali del Lazio arriva sui banchi dell’europarlamento. L’eurodeputato dell’IdV Niccolò Rinaldi ha infatti presentato un’interrogazione a risposta scritta sui fondi FERS del POR 2007-2013 della Regione Lazio, chiedendo sia l’intervento della Commissione per valutare la destinazione dei fondi suddetti ed il loro utilizzo da parte della Regione, sia quali iniziative intenda intraprendere la Commissione stessa per imporre alla Regione Lazio ed altri enti della UE e dello Stato Italiano il rispetto della normativa comunitaria circa la destinazione e l’utilizzo dei fondi FERS.
“L’Italia dei valori si sta battendo in tutte le sedi istituzionali per tutelare la legittimità dell’assegnazione di queste risorse” dichiara Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori, membro della Commissione Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio. “Ci sono in gioco due obiettivi fondamentali: il primo è salvaguardare un investimento da 35 milioni di euro su cinque eccellenze culturali e artistiche delle nostre provincie. Il secondo è riaffermare un principio di civiltà: il cambio di colore politico di un’amministrazione non deve pregiudicare i diritti legittimamente acquisiti da enti locali o soggetti privati che abbiano partecipato ad un avviso di bando pubblico. E pur di mettere le mani su questi fondi, la Regione Lazio non solo priva i territori di risorse preziose, non solo viola i più banali principi di lealtà amministrativa verso enti locali ed operatori, ma disattende anche le normative comunitarie, come rileva puntualmente questa interrogazione dell’on. Rinaldi”.
L’interrogazione ripercorre l’iter amministrativo che nel marzo 2009 aveva portato all’approvazione della delibera regionale n.149, la quale prevedeva uno stanziamento di 35 milioni di euro per la valorizzazione e la promozione dei Grandi Attrattori Culturali del Lazio, ovvero le ville di Tivoli, il parco di Vulci e le necropoli etrusche, l’Abbazia di Fossanova, la via del Sale nel reatino e le mura poligonali del frusinate. Viene poi sottolineato che l’elenco dei progetti della determina dirigenziale dell’anno successivo era l’esito di una procedura di evidenza pubblica e che a partire dall’agosto 2010 la Giunta della Regione Lazio ha disatteso e poi annullato la determina stessa, violando l’articolo 65 del Regolamento CE 1083/2006, che prevede l’obbligo di individuare e di far approvare dal Comitato di Sorveglianza i criteri di selezione delle operazioni da finanziare. ‘la Regione non ha mai esperito alcun procedimento in tal senso’ recita l’atto ‘e ne consegue che l’intenzione di destinare ad altre finalità i fondi del POR FERS è illegittima e viola gravemente la normativa comunitaria. Infatti, le risorse comunitarie relative alla programmazione del FESR 2007–13 possono essere utilizzate esclusivamente nell’ambito delle priorità tematiche previste dalla UE – innovazione, ambiente, accessibilità – rimanendo vietato alla Regione Lazio ogni provvedimento di diversa destinazione o utilizzo, quantomeno non concordato con il Comitato di Sorveglianza e con gli organi comunitari e nazionali titolari della gestione delle risorse’.
“Mi auguro che sia fatta presto chiarezza su questa nuova irregolarità dell’uso dei fondi europei” dichiara Niccolo’ Rinaldi, capo delegazione dell’Italia dei valori al Parlamento europeo e conclude: “chiedo un maggiore controllo della Commissione Europea sull’impiego delle risorse comunitarie nella regione Lazio perchè solo in questo modo sarà possibile evitare sprechi e dare serie possibilità di crescita per il territorio regionale”.
“Da un milione e mezzo di euro a poco più di 700mila euro, assegnati a poche iniziative che spesso hanno sponsor importanti: così la Regione Lazio continua a tagliare fondi al cinema, e per di più non assegna quelli rimasti né all’innovazione né ai territori. E’ quanto si evince dalla delibera approvata stamattina, con cui la Giunta ha dato il via libera al piano regionale di iniziative dirette della L.R.35/96: finanzierà poche iniziative, soltanto undici in tutto, e taglia fuori iniziative molto interessanti, in crescita, che si tenevano nelle province ed erano spesso gestite da organizzatori giovani e indipendenti. Ne chiederemo spiegazioni in Commissione Cultura e proporremo in assestamento di bilancio di reintegrare il finanziamento del capitolo: il sostegno alla cultura, per la Giunta Polverini, non ha nessuna importanza ed è stato dimezzato con un taglio lineare e indiscriminato”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valor9i, membro della Commissione Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio. “Dal piano della Regione” continua Rodano “restano fuori, del tutto inopportunamente, molte manifestazioni ed attività importanti degli ultimi anni: Educinema ad esempio, un progetto didattico che dieci giorni fa ha consentito a una scuola di Pomezia di aggiudicarsi un premio al festival Giffoni. Resta fuori l’Est film festival di Montefiascone, che negli ultimi anni era cresciuto notevolmente, generando un indotto considerevole sul territorio e portando nella cittadina viterbese cineasti del calibro di Abel Ferrara, Carlo Verdone, Nanni Moretti. Restano fuori, dal piano proposto dall’assessore Santini, anche festival del cinema di innovazione che si tengono a Roma, come il RIFF ad esempio, una rassegna internazionale di cinema indipendente, o Visioni Fuori Raccordo, altra kermesse delle nuove creatività dell’audiovisivo”.
“Nella stessa seduta”, aggiunge Rodano “la Giunta regionale stipula una convenzione con la Casa del Cinema e invece di chiedere una riserva specifica di spazi e agevolazioni per gli operatori delle province del Lazio, che spesso non hanno disponibilità di strutture, ottiene qualche posto a sedere riservato e una manciata di giorni per organizzare convegni o qualche evento. Se questo è il rispetto che le amministrazioni di centrodestra hanno degli operatori culturali più giovani, meno protetti e quindi più esposti alla crisi, gli esponenti del Governo Berlusconi non vengano poi a lamentarsi se i lavoratori dello spettacolo devono occupare i teatri o gli assessorati alla cultura per far sentire la propria voce”.
“Manca solo l’annuncio, ma la condotta della Regione ormai induce a pensare che Renata Polverini abbia deciso di chiudere il Santa Lucia. Mentre l’accordo con la Tosinvest è stato raggiunto e presentato in pompa magna, con il Santa Lucia la Regione continua a temporeggiare, e gli impegni assunti vengono puntualmente disattesi”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori, vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Lazio.
“Durante l’incontro ufficiale del 7 aprile” dichiara Rodano “la Regione Lazio aveva riconosciuto le gravi criticità finanziarie della Fondazione e accolto le richieste dei rappresentanti, impegnandosi a erogare nel giro di alcuni giorni i 4 milioni di euro relativi alle attività del 2010. Dopo più di due mesi, la rimessa non è ancora arrivata”.
“E tuttora” continua Rodano “non c’è nessuna novità nemmeno riguardo l’assegnazione dei 160 posti letto codice 75 attribuiti all’IRCSS Santa Lucia nel decreto 9 del 10 febbraio 2011: i tecnici della Asl hanno visitato la struttura ma l’autorizzazione formale non è ancora arrivata. Esistono problemi insormontabili? Il santa Lucia non può essere accreditato? Ha minori requisiti delle altre strutture che hanno avuto dalla Regione l’attibuzione della riabilitazione di alta specializzazione?”.
“Di fatto” prosegue la vicepresidente della Commissione Sanità “la Regione continua a rimandare la chiusura di questa vicenda e puntualmente, ogni 20 giorni, i lavoratori e i familiari dei pazienti sono costretti a manifestare per vedersi riconosciuto quanto gli spetterebbe di diritto. Chiedo ad Alessandra Mandarelli di convocare in Commissione Sanità la governatrice Polverini, affinché spieghi in una sede ufficiale i motivi per cui la Regione non riesca ancora a chiudere una vertenza pubblica con un’eccellenza nazionale della riabilitazione”.
“I lavoratori e le lavoratrici che stamane hanno occupato il teatro Valle porgono alle istituzioni alcune domande concrete sul futuro delle attività culturali del nostro Paese. Sono pienamente d’accordo con loro: da quando il centrodestra governa in Italia e soprattutto a Roma e nel Lazio, l’impoverimento del ruolo del settore pubblico nella cultura e nello spettacolo dal vivo appare davvero inarrestabile. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori e membro della commissione Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio. “Allo stato delle cose, quelle dell’assessore Gasperini sono solo dichiarazioni d’intento: che relazione c’è tra l’assegnazione del Valle al teatro di Roma e la pubblicazione di un bando? Non mi sembra che il Comune abbia le idee chiare” dichiara il consigliere regionale IDV. “D’altra parte” prosegue Rodano “la vicenda del Teatro Valle è lo specchio fedele di un’impostazione politica che conosciamo: l’attività precedente viene dismessa e si comincia a discutere di possibili cambi di destinazione d’uso della struttura. Ma è inaccettabile che uno spazio che negli anni si è qualificato come punto di riferimento per la drammaturgia contemporanea e le sperimentazioni sulla danza ora perda irreversibilmente la sue caratteristica di luogo d’elezione dello spettacolo d’innovazione del nostro Paese”.
“Sono pienamente solidale con gli occupanti” conclude Rodano “e chiedo che al tavolo istituzionale con il Comune e i lavoratori partecipi anche la Regione Lazio, un ente che peraltro negli ultimi anni aveva avuto con il Valle alcune collaborazioni fruttuose per progetti pubblici sulla danza ed il teatro”.
Stiamo vivendo una giornata di svolta per il futuro del nostro Paese. Innanzitutto perché con l’ampia partecipazione al referendum, i cittadini italiani si sono riappropriati di un loro diritto e di una loro prerogativa democratica: contro tutti gli ostacoli, tutti i tentativi di boicottaggio, tutti gli inviti all’astensione che questo Governo ha illegittimamente e indegnamente messo in campo negli ultimi mesi. A sedici anni dall’ultimo referendum abrogativo validato dal quorum, la democrazia diretta torna così a riaffermarsi quale prezioso strumento di scelta in mano ai cittadini nei momenti cruciali della storia del Paese. E dobbiamo ringraziare chi, per mesi, ha battuto le strade e le piazze di tutta Italia con i banchetti di raccolta delle firme, consentendo a tutti gli italiani di pronunciarsi ed esprimere la propria opinione su temi di interesse collettivo così rilevanti: i cittadini dei comitati per l’acqua pubblica, ed i centomila militanti e simpatizzanti di Italia dei Valori, che hanno rafforzato la battaglia sull’acqua e proposto la consultazione anche sul nucleare e sul legittimo impedimento. Di converso questo voto segna una sconfitta lampante del centrodestra di Silvio Berlusconi. In primis perché, invece di condurre lealmente una battaglia d’opinione sul No ai quesiti, il governo ha puntato a far fallire la consultazione. E poi perché vengono abolite tre leggi cardine di questa esperienza di Governo, già disastrosa di suo. E le massicce dimensioni dei Sì ai quattro quesiti ci dicono chiaramente che non solo la maggioranza dei cittadini italiani riteneva necessario pronunciarsi, ma che assolutamente non vuole alcuna forma di privatizzazione dell’acqua, rifiuta l’opzione nucleare sull’energia, non ammette eccezioni di sorta davanti al principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla Legge. Si tratta peraltro di questioni che riflettono l’idea profonda di società e di sviluppo di una coalizione di Governo: ciò significa che questo voto costituisce anche una chiara indicazione per il centrosinistra. La maggioranza degli italiani ritiene che il futuro di questo Paese passi per la tutela e la gestione pubblica dei beni Comuni, per la ricerca e lo sviluppo di fonti di energia rinnovabili, per la difesa dei principi di legalità e eguaglianza dei cittadini davanti alla Legge. Sono queste le scelte valoriali su cui dovrà fondarsi la proposta di governo del centrosinistra.
GIULIA RODANO
“4 sì per far camminare le idee”, la staffetta referendaria delle donne di Italia dei Valori, ha fatto tappa nel Lazio. Domenica 5 giugno, presso la sorgente del fiume Aniene in provincia di Frosinone, le donne dell’IdV del Lazio hanno tenuto un’iniziativa pubblica per spiegare le ragioni dei Sì ai quesiti del 12-13 giugno ed hanno ricevuto il testimone dello striscione “4 sì per far camminare le idee”, che da due settimane le iscritte al partito stanno portando in tutte le regioni in una catena di testimonianza civile e di sostegno all’opportunità di democrazia offerta dai referendum. L’iniziativa, promossa e organizzata dal circolo IdV del Centro Storico di Roma, ha visto l’ adesione di un circa cento militanti e cittadini, che hanno preso parte ad una passeggiata pubblica di un’ora sui sentieri che da Fiumata portano alla sorgente del fiume Aniene.
“Per l’Italia dei Valori del Lazio, questa staffetta sui referendum è un appuntamento molto importante e molto sentito” ha dichiarato la coordinatrice regionale delle donne di Italia dei Valori del Lazio, Giulia Rodano. “La campagna sui referendum è stata molto difficile perché per lungo tempo si è svolta nel silenzio mediatico ed è tuttora fermamente ostacolata dal governo Berlusconi, che sta boicottando i quesiti con ogni scappatoia possibile: dalla scelta di una data diversa da quella delle elezioni amministrative al ricorso di ammissibilità alla Corte Costituzionale, annunciato ieri”.
“Per fortuna, però” ha continuato il consigliere regionale IDV “nel nostro Paese esiste un tessuto democratico di migliaia di attivisti e di comuni cittadini che si sono mobilitati innescando un’avvicente campagna ‘dal basso’: la nostra staffetta ‘4 sì per far camminare le idee’ si inserisce in questo percorso comune di partiti, movimenti e cittadini”.
“Abbiamo scelto la sorgente dell’Aniene” ha proseguito poi Rodano “perché è un luogo simbolico e di rara bellezza: attualmente l’acqua di questo fiume viene prelevata dalle aziende dei Comuni del territorio solo in misura delle necessità delle popolazioni. Ma con la legge entrata in vigore quest’acqua è diventata una merce, e quando sarà nelle mani dei privati non sarà più un bene comune del Lazio e dei suoi cittadini bensì uno strumento di profitto
personale”.
“Grazie alla mobilitazione di Italia dei Valori e dei movimenti” conclude la coordinatrice regionale delle donne IDV “il 12 e il 13 giugno i cittadini del Lazio e di tutta Italia avranno l’opportunità di ribadire che l’acqua è un bene pubblico e la sua gestione deve restare totalmente pubblica; che la Legge è e deve rimanere uguale per tutti i cittadini; che il nostro Paese non vuole impianti nucleari e preferisce fonti energetiche sicure, pulite, sostenibili”.
“Oggi in Commissione sanità i rappresentanti del forum ex art.26 hanno notificato un vero e proprio atto d’accusa verso la logica di fondo del piano Polverini: non siamo di fronte ad una riforma che razionalizza il sistema, ma a tagli lineari che amputano letteralmente gli organi vitali della sanità”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori, vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Lazio. “Nel settore della riabilitazione”, dichiara Rodano “i Decreti commissariali 89 e 90 prevedono la riduzione da 2457 posti per la riabilitazione a 365 interventi in ‘estensiva’ (interventi tecnicamente più qualificati: educativi, riabilitativi,
ergoterapici, ecc.) e 102 in ‘mantenimento’ (interventi di assistenza, seppure qualificata): i restanti 1990 posti saranno riconvertiti in ‘Centri semiresidenziali per persone con disabilità. Per i centri di riabilitazione che si occupano di disabilità, questo modo di procedere si traduce in un declassamento delle strutture: non parliamo ‘solo’ di riduzione drastica dell’ assistenza ma di vera e propria rinuncia all’assistenza”.
“Come denunciato da operatori e familiari dei pazienti”, continua Rodano “le riconversioni previste dai decreti 89 e 90 delineano un mutamento nell’essenza stessa delle strutture di assistenza ai diversamente abili: da centri in cui si effettua la presa in carico globale, ovvero riabilitazione e mantenimento delle abilità, a strutture che mireranno sostanzialmente alla sorveglianza e al contenimento. Per risparmiare venti milioni di euro, la Regione rinuncia al sostegno dell’obiettivo primario della cura della disabilità, cioè la salvaguardia dell’identità espressiva del paziente, garantita anche da figure professionali come fisioterapisti della riabilitazione, musicoterapisti, maestri d’arte: i nuovi standard previsti dai decreti 89 e 90 impongono infatti una riduzione radicale del personale delle strutture”.
“Siamo quindi di fronte ad una regressione inaccettabile sia dei diritti dei pazienti sia delle funzioni e degli obiettivi del sistema sanitario regionale”, prosegue la vicepresidente della Commissione Sanità “e questo è il prodotto di molti anni di politiche di tagli e definanziamento alla sanità pubblica. Di fronte ad una deriva del genere, o cambia la mentalità dell’amministrazione rispetto ai servizi sanitari pubblici o il sistema muore. In attesa che la struttura commissariale prenda visione di tutti i rilievi mossi oggi dal forum ex art.26, propongo l’immediata istituzione di tavoli con i familiari e gli operatori, coordinati dalla Commissione, in cui possano essere segnalate tutte le criticità delle singole strutture: questo confronto può essere uno strumento utile per eseguire dei provvedimenti ad hoc, a seconda delle esigenze”.
“Se consideriamo che proprio oggi vengono chiusi otto ospedali del servizio sanitario regionale”, conclude il consigliere regionale IDV “anche questa audizione ha confermato in pieno che l’associazione tra servizio sanitario nazionale e spreco da tagliare rischia di condannare la nostra sanità ad una retrocessione irreversibile. Nel qual caso, non credo proprio che per Renata Polverini e la sua Giunta sarà facile affrontare la rabbia e la disperazione di
tutti i cittadini che hanno e avranno sempre bisogno dei servizi sanitari pubblici”.
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