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Il decreto della Polverini dimostra che la normativa sull’accreditamento favorisce gli Angelucci

“Lo sospettavamo e si è puntualmente verificato. La leggina sugli accreditamenti approvata tre mesi fa dal centrodestra conteneva, oltre a una generale sanatoria, norme ‘ad personam’ e oggi consente alla Giunta Polverini di riservare trattamenti di favore agli imprenditori amici”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori, vicepresidente Commissione Sanità della Regione Lazio.

“Nel decreto 62 del 27 luglio 2011” dichiara Rodano “il commissario Polverini modifica, soltanto per un gruppo privato, il finora ferreo e inamovibile criterio della divisione della regione in quattro macroaree: scelta che tanti danni ha prodotto, chiudendo nelle province del Lazio tanti posti letto, venti ospedali e lasciando sfornite di assistenza intere popolazioni, come hanno sancito ben due sentenze del tar. Quello che viene negato pervicacemente agli ospedali pubblici e a tanti operatori privati viene però concesso al Gruppo Tosinvest. La Polverini procede infatti ad una parziale revisione della rete ospedaliera delineata dal decreto 80/2010 e prevede una riorganizzazione dell’offerta sanitaria di alcune strutture del gruppo ‘San Raffaele’ s.p.a. Il famigerato ‘comma 12’ lo preannunciava: un soggetto che controlli più strutture accreditate sul territorio regionale, può rimodulare i propri posti letto su base regionale e non sulla macroarea. Ed a pochi mesi, ecco il provvedimento esecutivo che si avvale di questa norma: in barba alle regole che valgono per gli altri, il decreto 62 consente al gruppo guidato dal parlamentare Pdl Angelucci di recuperare nelle cliniche del gruppo ben 187 posti letto derivanti da una struttura cui la stessa Regione ha dovuto revocare l’autorizzazione, il San Raffaele di Velletri. Il risultato è quindi il combinato disposto delle nuove norme e della chiusura del San Raffaele di Velletri,  struttura appartenente alla holding del parlamentare Pdl su cui grava un’inchiesta della magistratura”.
“Mentre continuano a chiudere reparti pubblici per mancanza di personale” continua Rodano “mentre si impongono nuovi pesantissimi ticket ai cittadini del Lazio senza battere ciglio, mentre si respingono le richieste dei comuni delle nostre province, di fronte alle minacce di licenziamento e di chiusura di un gruppo privato che pur ha avuto anche nel 2010 ingenti utili, la Regione cede su tutta la linea e decreta secondo una legge-sanatoria, la cui legittimità è stata osservata persino dal Governo Berlusconi. Quanto costeranno le clausole dell’accordo con il gruppo Tosinvest? Perché non ci viene quantificato nel decreto? Intanto il Santa Lucia lotta per sopravvivere e il 118 chiede inutilmente che siano assunti gli infermieri indispensabili per andare avanti. Intanto i precari della sanità pubblica vivono subiscono una crescente incertezza e i precari del Sant’Alessio rischiano di perdere definitivamente il proprio lavoro alla fine del mese corrente: figli di un dio minore, mentre, stando alle notizie delle ultime ore, Angelucci continua ad agitare lo spettro dei licenziamenti per ottenere ancora di più dalla Regione”.

“Non solo siamo di fronte a una amministrazione forte con i deboli e debole con i forti, ma ad un processo consapevole di crescente privatizzazione della sanità del Lazio” prosegue Rodano. “Siamo di fronte ad un trattamento di favore talmente disinvolto che in un passaggio del decreto il commissario Polverini riconosce l’evidente conflitto d’interessi che verrà sollevato ed è costretta a mettersi al riparo da eventuali rilievi di legittimità ricorrendo a una formula a dir poco spericolata sul piano amministrativo: il San Raffaele, si legge, potrà procedere alla riorganizzazione ‘fatti salvi eventuali mutamenti normativi che si rendessero necessari per superare i rilievi di legittimità costituzionale sollevati dal Governo nei confronti delle disposizioni sopra richiamate’”.

“E’ evidente che per Renata Polverini la pax berlusconiana all’interno del Pdl val bene una norma palesemente anticostituzionale”, conclude la vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Lazio.

La grande svendita del Colosseo

(ANSA) – ROMA, 27 LUG – Una ”grande operazione di svendita” che ha portato il Colosseo ad ”essere venduto a prezzi di saldo”. L’Italia dei Valori non manda giu’ l’accordo tra la Tod’s di Della Valle e lo Stato per il restauro del Colosseo e si prepara a presentare un esposto alla Corte dei Conti mentre ha gia’ chiesto una verifica di legittimita’ del patto all’ Autorita’ di vigilanza dei contratti pubblici.Diversi esponenti del partito di Di Pietro hanno manifestato questa mattina sotto il piu’ conosciuto monumento della capitale dietro uno striscione su cui era scritto ”Beni culturali = beni pubblici”.
”La giunta Alemanno e il governo si sono mossi con una procedura opaca e senza evidenza pubblica, totalmente ignota – ha detto il capogruppo alla Camera dell’Idv Massimo Donadi – Hanno ceduto l’immagine del Colosseo ad un signore che a prezzi di saldo si e’ comprato uno dei piu’ grandi elementi di marketing dell’Italia”.
”Un’operazione di svendita di un grande patrimonio pubblico che non preserva i diritti dello Stato – ha aggiunto – Venticinque milioni per l’utilizzo illimitato dell’immagine con Della Valle che battera’ cassa ogni volta che si tira in ballo il Colosseo. Abbiamo stimato che Della Valle guadagnera’ 10 volte tanto quello che investe”.
Per il consigliere dell’Idv alla Regione Lazio ed ex assessore regionale alla Cultura Giulia Rodano ”non si tratta di una sponsorizzazione ma di un’operazione con fini esclusivamente commerciali” ed ha aggiunto: ”Ci rendiamo conto del valore promozionale del Colosseo? Ogni anno si vendono cinque milioni di biglietti…per anni la Tod’s avra’ il suo logo sui ticket”.
Sulla questione, intanto, l’Italia dei Valori ha annunciato di voler presentare un’interrogazione parlamentare per cercare di ottenere chiarezza dal governo sull’accordo con la Tod’s di Della Valle.(ANSA).

Sabato a Siena… ‘Se non ora quando!’

Sabato ero a Siena all’assemblea del movimento “Se non ora quando”. C’erano tante donne, di diverso orientamento, c’era una grande voglia di fare e di affermare la propria identità e libertà. C’erano le donne della mia generazione che riscoprivano, magari dopo anni, la volontà di ricominciare a battersi per conquiste considerate ormai raggiunte e invece drammaticamente messe in discussione per noi e soprattutto per le nostre figlie. Ma c’erano anche le giovani che hanno scoperto la discriminazione di genere, non appena affacciate a un mercato del lavoro ormai completamente deregolamentato e in cui sono costrette ad accettare retribuzioni più basse dei loro colleghi maschi, a firmare lettere di dimissioni in bianco, a scegliere tra lavorare e mettere al mondo un figlio, a vivere in un Paese con un welfare sempre più debole e sempre meno efficace.
L’assemblea di Siena è stata la dimostrazione concreta e materiale, se mai ce ne fosse ancora bisogno, del drammatico accumularsi di ingiustizie provocato dalle politiche ciecamente neoliberiste degli ultimi anni.
Le donne a Siena hanno espresso con forza la volontà di respingere il destino di arretramento della loro libertà e dignità e delle loro condizioni materiali di vita cui queste politiche vorrebbero costringerle.
Le giovani donne che si affacciano alla vita adulta non vogliono, come forse abbiamo fatto noi, mettere  assieme i pezzi della loro vita – maternità, lavoro e professione, presenza politica e di vertice, a prezzo di enormi fatiche e grandi rinunce. Chiedono una organizzazione del lavoro e del Welfare che aiuti loro e i loro uomini a conciliare, che faccia della conciliazione e della doppia presenza nel lavoro e nella famiglia un obiettivo e un vincolo delle politiche del Paese.
E per questo lottano contro le discriminazioni, nel lavoro, nella politica, nelle imprese.
La rinnovata presenza politica delle donne  è ad un tempo un elemento di speranza e di critica radicale al pensiero unico che ha dominato le politiche economiche e sociali dell’ultimo ventennio.
La dimissione della politica nei confronti delle logiche e dei poteri dei mercati finanziari hanno condotto il Paese a non avere sviluppo, a condannare un’intera generazione a un futuro di precarietà e frustrazione e a mettere in discussione, se non negare del tutto, alle donne, i diritti e le conquiste che rappresentano in tutto il mondo, e in Europa in primo luogo, garanzia di modernità, efficienza e possibilità di futuro.
Se non ora quando: come i cittadini e le cittadine che hanno  segnato con la vittoria dei referendum la volontà di cambiare le politiche in settori decisivi della vita del Paese, così le donne che sono scese in lotta per la loro dignità e i loro diritti testimoniano che è giunta l’ora di una svolta profonda in Italia: avere una politica autonoma, in grado di difendere gli interessi dell’Italia, delle cittadine e dei cittadini comuni, in grado di sottrarsi e combattere i poteri forti ed occulti, gli interessi di pochi.
L’attacco frontale alle risorse delle Regioni e degli Enti locali, l’elevamento dell’età pensionabile per le donne del settore privato, insieme ai tagli ripetuti ancora una volta alla sanità e alla scuola pubblica, vanno nella direzione opposta. Non possono essere ancora una volta le donne e i giovani a pagare i costi di una crisi di cui non hanno alcune responsabilità.

Sabato ero a Siena all’assemblea del movimento “Se non ora quando”. C’erano tante donne, di diverso orientamento, c’era una grande voglia di fare e di affermare la propria identità e libertà. C’erano le donne della mia generazione che riscoprivano, magari dopo anni, la volontà di ricominciare a battersi per conquiste considerate ormai raggiunte e invece drammaticamente messe in discussione per noi e soprattutto per le nostre figlie. Ma c’erano anche le giovani che hanno scoperto la discriminazione di genere, non appena affacciate a un mercato del lavoro ormai completamente deregolamentato e in cui sono costrette ad accettare retribuzioni più basse dei loro colleghi maschi, a firmare lettere di dimissioni in bianco, a scegliere tra lavorare e mettere al mondo un figlio, a vivere in un Paese con un welfare sempre più debole e sempre meno efficace.

L’assemblea di Siena è stata la dimostrazione concreta e materiale, se mai ce ne fosse ancora bisogno, del drammatico accumularsi di ingiustizie provocato dalle politiche ciecamente neoliberiste degli ultimi anni.

Le donne a Siena hanno espresso con forza la volontà di respingere il destino di arretramento della loro libertà e dignità e delle loro condizioni materiali di vita cui queste politiche vorrebbero costringerle.

Le giovani donne che si affacciano alla vita adulta non vogliono, come forse abbiamo fatto noi, mettere  assieme i pezzi della loro vita – maternità, lavoro e professione, presenza politica e di vertice, a prezzo di enormi fatiche e grandi rinunce. Chiedono una organizzazione del lavoro e del Welfare che aiuti loro e i loro uomini a conciliare, che faccia della conciliazione e della doppia presenza nel lavoro e nella famiglia un obiettivo e un vincolo delle politiche del Paese.

E per questo lottano contro le discriminazioni, nel lavoro, nella politica, nelle imprese.

La rinnovata presenza politica delle donne  è ad un tempo un elemento di speranza e di critica radicale al pensiero unico che ha dominato le politiche economiche e sociali dell’ultimo ventennio.

La dimissione della politica nei confronti delle logiche e dei poteri dei mercati finanziari hanno condotto il Paese a non avere sviluppo, a condannare un’intera generazione a un futuro di precarietà e frustrazione e a mettere in discussione, se non negare del tutto, alle donne, i diritti e le conquiste che rappresentano in tutto il mondo, e in Europa in primo luogo, garanzia di modernità, efficienza e possibilità di futuro.

Se non ora quando: come i cittadini e le cittadine che hanno  segnato con la vittoria dei referendum la volontà di cambiare le politiche in settori decisivi della vita del Paese, così le donne che sono scese in lotta per la loro dignità e i loro diritti testimoniano che è giunta l’ora di una svolta profonda in Italia: avere una politica autonoma, in grado di difendere gli interessi dell’Italia, delle cittadine e dei cittadini comuni, in grado di sottrarsi e combattere i poteri forti ed occulti, gli interessi di pochi.

L’attacco frontale alle risorse delle Regioni e degli Enti locali, l’elevamento dell’età pensionabile per le donne del settore privato, insieme ai tagli ripetuti ancora una volta alla sanità e alla scuola pubblica, vanno nella direzione opposta. Non possono essere ancora una volta le donne e i giovani a pagare i costi di una crisi di cui non hanno alcune responsabilità.

Teatro Valle: il centrosinistra è pronto a sostenere la gestione pubblica in tutte le sedi istituzionali

“Il centrosinistra e’ pronto a sostenere l’ipotesi gestione pubblica del Valle in tutte le sedi istituzionali: Parlamento, Regione, Provincia, Comune. E al ministro Galan, che continua a evocare lo sgombero, rispondiamo che dentro il Valle ci sono lavoratori, che da un mese tengono aperto il teatro per promuovere un percorso praticabile e competente sul futuro della struttura: non e’ un caso che si stiano valendo della collaborazione di giuristi del calibro di Stefano Rodotà e Ugo Mattei”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori e membro della Commissione Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, che stamane ha preso parte alla conferenza stampa del centrosinistra “Teatro Valle, un’occasione pubblica”.

“L’ipotesi scaturita dalle assemblee del Valle” dichiara il consigliere regionale di Italia dei Valori “prevede un ente autonomo dalle ingerenze dei partiti, con un utilizzo oculato e sostenibile del denaro pubblico: è una proposta interessante, li ascoltiamo e continueremo a farlo. Questo importante lavoro richiede però da subito tre passaggi fondamentali a tutti i rappresentanti del centrosinistra. Primo, impegnarsi per l’abbandono immediato di ogni ipotesi di bando di privatizzazione da parte del Comune di Roma. Secondo passaggio, impegnarsi affinché le istituzioni pubbliche, nazionali e locali, stanzino i fondi necessari per costituire una Fondazione pubblica, con margini credibili di autonomia dalla politica, che faccia del Valle un centro di produzione nazionale della drammaturgia contemporanea. Terzo, in una logica di risparmio e allocazione efficiente delle risorse, chiedere al MiBAC di riassegnare al Valle il personale ex Eti, ora assorbito dal Ministero, necessario a far funzionare il teatro: una misura puramente amministrativa, che non costerebbe nulla allo Stato”.

“In sede di assestamento, quindi nelle prossime settimane”, conclude Rodano “proporrò al Consiglio un emendamento al bilancio regionale che impegni  la Giunta Polverini a stanziare risorse sia per il sostegno alla fase transitoria sia per il finanziamento a nuove ipotesi di gestione pubblica che dovessero scaturire dal confronto con gli operatori”.

La Consulta regionale per la salute mentale conferma l’inadeguatezza del piano Polverini

“L’audizione della Consulta Regionale per la Salute Mentale tenuta oggi pomeriggio in Commissione Sanità conferma in pieno tutti i limiti e l’inadeguatezza del piano di rientro di Renata Polverini. La Consulta peraltro è un organo statutario e il suo parere meriterebbe dunque la massima considerazione da parte della Presidente e della struttura commissariale”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori, vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Lazio. “I tagli sottopongono i servizi regionali per la salute mentale ad un drammatico ridimensionamento” dichiara Rodano. “E nella loro relazione” prosegue il vicepresidente della Commissione Sanità “i rappresentanti hanno sollevato tutti i punti dolenti di questo piano: a partire dal blocco del turn over, cui peraltro non è seguita nemmeno la sostituzione della quota del 10%, prevista dalle leggi di bilancio. Le conseguenze sono che presso molti Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura del Lazio si lavora con cinque o sei medici (tra questi, gli SPDC di Subiaco, Albano, Rieti, Sora, Pontecorvo, Latina), che in quasi tutte le strutture non viene raggiunto il numero di infermieri previsti dai criteri regionali e che gli psicologi non sono presenti in organico in numerose realtà (ad esempio Tivoli, Subiaco, Rieti, Pontecorvo). Dopo il blocco delle assunzioni, la Consulta ha poi sottolineato gli effetti deleteri delle chiusure di alcuni SPDC. Le strutture tagliate al San Giacomo, al Nuovo Regina Margherita, a Ceccano, hanno reso ancor più drammatica la carenza di posti letto di SPDC del Lazio”.

“Emergenze rilevanti, che stanno esponendo il Servizio Sanitario Regionale ad un indebolimento davvero preoccupante” aggiunge Rodano. “Perché se mancano i servizi, se mancano le strutture, se manca il personale qualificato, tutto il peso della patologia mentale si riversa sulle famiglie dei pazienti”.

“Questo piano rischia di riportare indietro di cento anni la sanità del Lazio” conclude Rodano.

Cinema: la Commissione consegna al Consiglio una legge inefficace e onerosa

“La legge regionale sul cinema votata oggi in commissione Cultura trasferisce le risorse che spetterebbero al settore su un nuovo ente carrozzone, creato per pure esigenze di lottizzazione. Come Italia dei Valori non solo abbiamo votato contro, ma anche avanzato proposte alternative con emendamenti su tutti i punti nevralgici del testo di maggioranza, che purtroppo sono stati tutti respinti. Continueremo questa battaglia in aula di Consiglio, e sin da adesso continuiamo a chiedere che in attesa della nuova legge la Regione riattivi tutti gli strumenti esistenti. Come del resto hanno chiesto nei mesi scorsi anche i partecipanti del bando di sviluppo dell’audiovisivo, arrivando a costringere la Giunta a conferire i contributi attraverso una specifica azione amministrativa”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori, membro della commissione Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio.

“Nel frattempo” dichiara Rodano “la commissione Cultura consegna all’aula del Consiglio Regionale una proposta di legge inefficace ed onerosa, che risponde alle esigenze dei partiti e non a quelle del settore audiovisivo”.

“Si prevede” continua il consigliere dell’IDV “la creazione di un ente con Presidente, CdA, direttore generale, dunque tante poltrone da spartire: un carrozzone regionale che avrà addirittura la possibilità di creare nuovi enti. Non si prevede, invece, alcuna trasparenza ed automatismo sui fondi regionali: né per la definizione delle risorse, né per l’accesso di contributo. Non si prevede alcun criterio amministrativo che conferisca imparzialità all’assegnazione dei contributi, che di fatto rischiano di venire assegnati a discrezione dei vertici dell’ente. Non si prevede nessuna centralità per la  promozione della creatività e per il sostegno alla produzione indipendente, ovvero quella che spesso è incentrata sull’innovazione e i nuovi linguaggi, dunque quella più debole sul mercato, e che avrebbe maggiore necessità di un incentivo pubblico”. “Tutto questo avviene in totale assenza di norme transitorie” conclude Rodano. “Dunque, con l’approvazione definitiva in aula, verrebbero abrogati immediatamente tutti gli strumenti attuali. E in attesa dell’attivazione di questo ente carrozzone (fase che potrebbe durare anche un anno) viene rasa al suolo tutta la politica regionale di sostegno all’audiovisivo. Al punto che sorge il sospetto che questa legge, con la sua lunga gestazione e il corposo apparato burocratico che prevede, serva alla Giunta Polverini per perdere tempo e per non spendere le risorse stanziate sull’audiovisivo”.

TEATRO VALLE: “DA OCCUPANTI PROPOSTA MATURA E PRATICABILE”

L’unico ad essere puerile è il sottosegretario Giro, che si ostina a non ascoltare. I lavoratori che occupano il teatro Valle hanno lanciato una proposta matura e praticabile, che le istituzioni hanno l’obbligo di prendere seriamente in considerazione. Il mantenimento della proprietà pubblica, la tutela della vocazione alla drammaturgia contemporanea, l’attenzione alla formazione e l’apertura alle collaborazioni internazionali delineano una risposta ad un problema che è sia culturale che generazionale: offrire alla Capitale e al Paese uno spazio di spettacolo dedicato esclusivamente alla contemporaneità, e allo stesso offrire ai nuovi autori un’opportunità di visibilità e di produzione sostenuta direttamente dal sistema culturale pubblico”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori, membro della commissione Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio. “Si tratta di idee e proposte che condividiamo”, continua Rodano “che sosteniamo pubblicamente sin dal primo giorno in cui è iniziata la protesta e su cui chiameremo a pronunciarsi pubblicamente anche la Giunta regionale, con un emendamento in assestamento di bilancio in cui proporremo che anche la Regione Lazio stanzi un contributo ad hoc per fare del Valle un centro nazionale per il teatro contemporaneo”.

“Una cosa è certa” conclude il consigliere di Italia dei Valori. “Ventidue giorni di assemblee, di interventi pubblici di lavoratori, di artisti e di intellettuali di tutto il Paese, di valutazione delle leggi vigenti da settant’anni e di disamina delle nuove necessità del settore, di elaborazione di proposte, contribuiranno senz’altro a smuovere le coscienze di questo Paese molto più dei tre anni di tagli, di inerzia, di smobilitazione che hanno caratterizzato le politiche culturali pubbliche del governo Berlusconi”.

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