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Scuola: nessun investimento, più tagli e tasse. Anche l’istruzione nel baratro della lettera UE.

“Nessun investimento ma più tasse e tanti tagli, coperti solo da grossolani metodi di valutazione dei docenti: nel baratro scavato con la lettera all’Unione Europea il Presidente del Consiglio non manca di trascinare anche la scuola e l’università, comparto già debilitato da tre anni di tagli e riforme regressive. Come nel resto dei contenuti, anche per la pubblica istruzione la lettera all’Ue desta dunque molta preoccupazione: la vittima principale delle misure sarà, ancora una volta, la qualità dell’offerta formativa”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, responsabile nazionale Cultura e Istruzione di Italia dei Valori.

“Nella lettera, Berlusconi tiene fede alla sua logica puramente elettorale, che non contempla minimamente criteri di fattibilità reale delle misure” dichiara Rodano. “Nel passaggio sulla Pubblica Istruzione il Capo di un Governo sempre più fantasma promette di anticipare provvedimenti vessatori che già erano in programma per i prossimi anni: in primis c’è la garanzia di un aumento delle tasse universitarie, finalizzate di fatto a caricare il peso della crisi sui soliti noti, cioè gli utenti più deboli dei servizi pubblici, in questo caso gli studenti”.

“E più in generale”, continua Rodano “nella lettera all’Unione Europea viene confermata la volontà di agire sulla pubblica istruzione e la ricerca del nostro Paese con l’obiettivo unico di fare cassa, ignorando completamente qualunque intervento sulla qualità dell’offerta”.

“Siamo di fronte alla solita aria fritta che Berlusconi e Gelmini ci hanno propinato da tre anni a questa parte: un modello aziendalista fatto di ‘rimodulazioni’ della spesa e criteri meritocratici, che nei fatti si è già tradotto in una drastica riduzione dell’offerta formativa, e che quindi ha già fallito” conclude il responsabile Istruzione dell’IdV.  “Berlusconi e il ministro Gelmini dovrebbero applicare al proprio triennio di governo i sedicenti criteri meritocratici che promettono per i concorsi, e trarne le inevitabili conseguenze. La Pubblica Istruzione e tutto il welfare del nostro Paese hanno bisogno di un Governo vivo e vegeto, non di un fantasma”.

L’allarme sul sito di Pompei è giustificato

“L’allarme sul sito di Pompei è giustificato ed impone attenzione ed ascolto. La nota ufficiale del MiBAC infatti non smentisce, ed anzi segnala la presenza di danni sinora sconosciuti. Le segnalazioni quotidiane di crolli e sfaldamenti non possono quindi essere archiviate come pretestuose o strumentali: è evidente che su Pompei non c’è allarmismo ma semmai un ritardo allarmante nella conservazione dei siti. Occorre una svolta tempestiva: il patrimonio è a rischio, e se si perde, si perde una parte decisiva del futuro del Paese. I beni culturali dovrebbero infatti far parte di una vera politica di sviluppo”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, responsabile nazionale Cultura e Istruzione di Italia dei Valori. “Il ministro Galan si compiace dell’arrivo di 105 milioni di euro dall’Unione Europea, ma allo stato attuale sull’utilizzo di questi fondi ci sono solo proposte carenti e approssimative” continua poi Rodano. “I campanelli d’allarme che arrivano dai sindacati devono quindi costituire un appello ad una verifica complessiva dello stato del sito di Pompei e ad una programmazione delle priorità di intervento”.

“Speriamo che il ministro Galan tenga fede alle sue dichiarazioni di contrarietà al commissariamento straordinario e che almeno su Pompei si possa registrare un cambio di passo sulla tutela dei Beni Culturali” aggiunge poi il responsabile nazionale Cultura dell’IdV. “Non dimentichiamoci di quanto accaduto un anno fa alla domus dei gladiatori: questi nuovi crolli non possono essere sottovalutati” conclude Rodano.

S. Lucia: “Irresponsabilità Giunta Polverini”

Prendendo parte al presidio del Santa Lucia sotto la sede della Regione Lazio ho constatato nuovamente la grave irresponsabilità della Giunta Polverini, che da mesi costringe lavoratori e disabili ad una protesta permanente contro il mancato rispetto degli accordi. Al di là del contenzioso sul pregresso da parte della Regione in questo momento c’è una grave inadempienza anche sull’accordo firmato a settembre: l’erogazione dei fondi dovuti consentirebbe al Santa Lucia almeno di continuare a lavorare

Teatro Valle, laboratorio politico e culturale

Il Valle si conferma come un vero laboratorio politico e culturale: la proposta emersa oggi dai lavoratori e’ molto interessante e meriterebbe un’attenzione libera da preconcetti, mi auguro che nessuno voglia liquidarla come un sogno. E soprattutto mi auguro che le istituzioni aprano un confronto per garantire la natura pubblica del Valle e raccogliere anche sul piano legislativo le idee più innovative emerse oggi. Nella proposta dei lavoratori emerge una nuova idea di bene pubblico legato alla nozione di Bene comune, su cui si chiede un riconoscimento giuridico e insieme un’idea di gestione partecipata e rigorosa allo stesso tempo, libera dall’ingerenza indebita della politica e da ogni ipotesi di privatizzazione. Un’ ipotesi su cui riflettere e da sperimentare.  La proposta di fare del Valle un luogo del bene comune cultura apre uno squarcio di novità sulla natura e sulla vita dei luoghi della cultura da considerare con grande attenzione. Una proposta che sia dal punto di vista politico sia da quello della produzione culturale può aprire una nuova stagione di innovazione. Non a caso la proposta ribadisce la necessità della vocazione del Valle come luogo della produzione contemporanea. L’idea della elezione del Consiglio di Amministrazione a turno da parte di coloro che vogliono diventare soci promotori e sostenitori del Bene comune Valle, insieme alla selezione pubblica della direzione artistica e della responsabilità economica del tesoriere sono il segno di una reale novità che gli stessi promotori si pongono il problema di garantire contro le concentrazioni di potere e contro le possibili degenerazioni.

L’Idv sostiene le mobilitazioni del 7 e 8 ottobre per la scuola e il welfare

“In tre anni, con un’azione ripetuta di tagli e di manovre recessive, il governo Berlusconi ha sferrato un attacco senza precedenti al settore pubblico del nostro Paese, demolendo i diritti sociali, i servizi di welfare e la presenza dello Stato sul territorio. Si tratta di una scelta politica che, con l’alibi ipocrita della riduzione della spesa, impoverisce i cittadini e lo Stato stesso, in modo subdolo quanto inesorabile. Questa scelta miope e contraria a ogni idea di sviluppo è stata accompagnata da una politica contro il lavoro dei pubblici dipendenti e contro ogni gestione pubblica dei servizi. L’apertura dell’anno scolastico e le prospettive sempre più preoccupanti dell’università e della ricerca italiane ne sono l’ultima dimostrazione. Il governo sta distruggendo, insieme ai diritti dei lavoratori e dei cittadini, le possibilità stesse di sviluppo di questo Paese. Venerdì 7 e sabato 8 ottobre due grandi manifestazioni sindacali promosse dai sindacati di base e dalla Cgil riporteranno questi temi all’attenzione dell’opinione pubblica. L’Italia dei Valori parteciperà a entrambe mobilitazioni e continuerà a sostenere in Parlamento e in tutte le sedi istituzionali le ragioni di chi difende il welfare, i diritti dei cittadini e i lavoratori del settore pubblico”. Lo affermano in una nota congiunta Giulia Rodano, responsabile nazionale del dipartimento Cultura e Istruzione di Italia dei Valori, e Maurizio Zipponi, responsabile nazionale del dipartimento Lavoro e Welfare del partito.

“Lo smantellamento subito dalla scuola e dall’università italiana in tre anni di riforme e tagli del ministro Gelmini è altamente emblematico degli effetti devastanti che producono i tagli alle risorse del pubblico e le riduzioni dell’offerta e dei servizi” prosegue la nota. “Nel comparto scolastico aderiamo pienamente alla battaglia per il diritto allo studio, per la qualità della pubblica istruzione, per la ricerca, per la qualità e la valorizzazione dell’insegnamento, per la soluzione del dramma dei precari. Negli anni, la cura Tremonti-Gelmini ha generato nella scuola italiana frutti avvelenati di cui rischiamo di subire i danni per lunghissimo tempo: una riduzione dell’offerta formativa, con meno ore di lezione nelle scuole di ogni grado; una svalutazione dell’offerta formativa, che ha generato la scomparsa del latino nel liceo scientifico; il sovraffollamento nella aule e la comparsa del fenomeno delle classi pollaio; un turn-over degli insegnanti del tutto insufficiente, iniquo e inefficace, che di fatto fossilizza il precariato, rendendolo permanente, e genera storture inaccettabili nelle assegnazioni delle cattedre, mortificando professionalità ed esperienza; una riduzione del 90% delle borse di studio, la lievitazione delle tasse e dei costi della formazione scolastica e universitaria, la riduzione del diritto all’istruzione, in particolare per i più deboli”.

“Non sono poche le sentenze della giustizia amministrativa che, sia al Tar che al consiglio di Stato, hanno rilevato l’illegittimità costituzionale di queste politiche recessive di taglio e di smantellamento dell’offerta scolastica” aggiunge la nota. “L’Italia dei valori si impegna a difendere queste istanze e questi bisogni in tutte le sedi rappresentative, e parteciperà alle manifestazioni di questo fine settimana con l’attitudine all’ascolto e alla tutela dei diritti che contraddistingue da sempre la nostra iniziativa politica”, concludono Rodano e Zipponi.

I tagli spengono le luci del Duomo di Orvieto

Spenta l’illuminazione del Duomo di Orvieto. Lo denuncia Giulia Rodano, consigliere regionale e responsabile nazionale Cultura e Istruzione dell’Italia dei Valori, sottolineando che la cattedrale, ”meta annuale di migliaia di turisti italiani e stranieri, non e’ piu’ visibile dall’autostrada. A forza di tagli e definanziamenti del ministero dei Beni culturali – conclude Rodano – il centrodestra di Berlusconi sta spegnendo la cultura, e con essa l’Italia intera”.
Il taglio all’illuminazione, informa il sito Orvietosi.it, e’ stato deciso per le ore notturne dal comune di Orvieto. Sulla vicenda si e’ espresso il presidente di Assocommercio, Carlo Perali, suggerendo di rimediare al piu’ presto anche tramite un
eventuale accordo con l’Opera del Duomo. Il presidente
dell’Opera del Duomo Francesco Venturi, riporta sempre il sito, si sarebbe detto disponibile ad un incontro con l’amministrazione comunale. Si potrebbe profilare quindi una collaborazione economica tra Comune e Opera del Duomo per i consumi dell’impianto che sono attualmente a totale carico del Comune, dopo che Opera del Duomo e Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto hanno finanziato la nuova illuminazione a risparmio energetico – 100 proiettori di cui 19 dedicati alla facciata – inaugurata nel 2008.

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