Il default della cultura nel Lazio
Un taglio del 60% delle risorse destinate al comparto e un’inedita discrezionalità gestionale.
Per tutte le realtà culturali della regione Lazio si va profilando un anno di recessione, grave quanto anche del tutto nuova. Un vero e proprio default, generato però non solo dai tagli crescenti, ma anche da una pericolosa novità amministrativa sulla discrezionalità della gestione del denaro pubblico.
Nel bilancio 2012, infatti, la giunta Polverini ha azzerato interi capitoli dell’assessorato alla Cultura e li ha accorpati in macrovoci di bilancio, con importi decurtati in media del 60%. Questi calderoni amministrativi sollevano la Giunta da qualunque obbligo sulla destinazione dei fondi. Ci sono dunque i presupposti per una discrezionalità e un furto di trasparenza che non hanno precedenti nella storia dell’ente Regione. La cultura della nostra regione rischia dunque di morire sia per inedia che per dipendenza politica dall’assessore di turno.
Partiamo dalle risorse per lo spettacolo. Nel 2011 registravamo singole, normali competenze di bilancio, che complessivamente generavano una somma di poco più di 11 milioni di euro. Nel nuovo esercizio finanziario, invece, queste poste di bilancio vengono raggruppate, dopo la solita decurtazione del 60%, in un’unica voce da circa 5 milioni di euro. Questo significa, ad esempio, che allo stato delle cose non ci saranno bandi regionali, non ci saranno più fondi per le provincie, non ci saranno risorse per Roma Capitale e per i Municipi: la Legge regionale 32/1978, quella con cui venivano emanati i bandi, risulta al momento definanziata.
Azzerato anche il contributo per una fondazione del calibro di Musica per Roma: i fondi regionali sono da determinare, non si sa come e non si sa quando; nel corso dell’anno, a seconda degli umori della Giunta e con eventuali contropartite politiche che possiamo immaginare. La vicenda del festival del cinema ci può servire di esempio di cosa attende i gestori delle attività culturali del Lazio.
La cultura della Capitale viene colpita in altri comparti nevralgici: non sono solo i municipi a perdere le risorse, ma anche istituzioni culturali come Teatro di Roma, Teatro dell’Opera, Santa Cecilia perdono circa 3 milioni di euro di contributi regionali e ancora adesso non sanno a quanto ammonterà il contributo della Regione per ognuno di loro.
L’accorpamento dei capitoli e la conseguente discrezionalità nell’assegnazione delle risorse inserite nella ‘macrovoce’ di bilancio comportano il fatto che la Giunta Polverini, o l’assessorato alla Cultura, decideranno durante l’anno se e quanto distribuire a ogni singolo ente. Stando a questa previsione contabile, tutti gli amministratori della cultura del Lazio, sia di enti noti che non noti, saranno costretti ad andare dal politico di turno, letteralmente col cappello in mano. E non essendoci né bandi né certezze amministrative di nessun tipo, ad oggi nessun ente culturale che in passato abbia avuto rapporti con la Regione è in grado di programmare con un buon grado di approssimazione le proprie risorse per il 2012 e quindi le proprie attività culturali. Tanti piccoli e grandi default che purtroppo avranno ricadute rilevanti sul panorama culturale della regione, sulla qualità della vita dei nostri territori, probabilmente anche su centinaia di posti di lavoro.
Scompaiono, ad esempio, le officine culturali, che avevano realizzato in tutta la regione centinaia di eventi e che soprattutto avevano intessuto coi territori rapporti proficui e interessanti. Ovvero centinaia di laboratori artistici, di eventi, di corsi di formazione: in quattro anni di attività le officine culturali avevano creato quelle concrete opportunità culturali di cui le nostre province avevano e hanno un disperato bisogno. Scompaiono i festival estivi: Villa Adriana, Vulci, Fossanova. E’ seriamente a rischio e verrà sicuramente ridimensionata anche l’esperienza fondamentale della rete teatrale dell’ATCL, che portava nelle nostre provincie alcune interessanti stagioni teatrali in abbonamento: attualmente sono stati sospesi per mancanza di certezze nei finanziamento almeno 300 spettacoli nei teatri dei Comuni del Lazio.
Di vero e proprio default si può parlare anche per i musei, gli archivi e le biblioteche della rete pubblica della regione: una realtà sterminata che racchiude centinaia di strutture in tutto il territorio e potrà contare su fondi regionali solo per 250mila euro (nel 2009 le stesse strutture ricevevano un contributo regionale di 2 milioni di euro).
Per quanto riguarda il cinema e l’audiovisivo, dopo due anni di stallo totale, assistiamo da alcuni mesi ad un indecoroso ‘gioco delle tre carte’: i 15 milioni di euro stanziati per il 2012 potranno coprire solo il bando erogato a fine 2011, un avviso rivolto a produzioni realizzate nell’anno appena concluso. Zero risorse e zero bandi per le nuove produzioni. Zero risorse e zero bandi sulle nuove creatività. Zero risorse per il 2012.
Infine, dopo due anni di rinvii e di silenzio, la Giunta Polverini sfila la maschera anche sui Grandi Attrattori Culturali: il piano di intervento previsto dal POR FESR 2007-2013, regolarmente approvato e portato a termine tramite selezione pubblica dalla Giunta precedente, è stato tagliato di 30 milioni di euro su 35 complessivi. Vengono definitivamente cancellati tutti gli interventi previsti su tre dei cinque Attrattori Culturali: cancellato Fossanova, in provincia di Latina; cancellate le mura ciclopiche della provincia di Frosinone; cancellati i siti della via del Sale in provincia di Rieti. Restano solo 5 milioni di euro sugli altri due Attrattori, Tivoli e le necropoli etrusche, comunque fortemente ridimensionati visto che l’intervento precedente ammontava a 13 milioni di euro.
“La Regione Lazio sta sottoponendo i propri territori ad una azione di vera e propria desertificazione culturale: c’è il rischio concreto di distruggere anni di lavoro paziente, di semina e di costruzione di opportunità culturali in aree deprivate” dichiara Giulia Rodano, consigliere regionale e responsabile nazionale Cultura e Istruzione di Italia dei Valori. “Nel giro di poche settimane, la Giunta Polverini ha azzerato sia interi piani d’intervento sui beni culturali, sia i capitoli di bilancio di competenza dell’assessorato. Contestualmente, ha predisposto un accorpamento contabile poco trasparente e del tutto discrezionale. Si tratta di un attacco concentrico, che di fatto apre le porte ad un atto di rinuncia della Regione ad una politica culturale degna di questo nome. A cinque milioni e mezzo di cittadini che risiedono in una regione ricca di storia, di patrimoni archeologici, di arte, la Giunta Polverini riserva infatti una gestione opaca dei fondi destinati alla cultura: senza bandi pubblici, senza scadenze, senza importi certi. E tutto questo è stato fatto per ottenere in bilancio una contropartita di 38 milioni di euro: briciole nei conti regionali, in grado però di causare danni ingentissimi ai nostri territori. Se questa è la considerazione che la Giunta Polverini ha della cultura e dello spettacolo, è lecito chiedersi a questo punto se e a cosa serva un assessorato regionale di settore. Abbiamo chiesto alla giunta di rendere trasparente e verificabile per tutti i cittadini la destinazione delle risorse, e che venga garantita l’emanazione di bandi pubblici. Al momento siamo completamente privi di indicazioni sul 2012: chiederemo all’assessore di venire in commissione a dirci come vuole spendere le risorse rimaste. Facciamo appello ai giornali affinché ci aiutino a fare una battaglia di trasparenza: i costi della cultura non devono trasformarsi in costi della politica”.



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