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Cinema. Dalla giunta Polverini una proposta di legge senza soldi: pura propaganda

Comincia davvero male la discussione della legge cinema proposta dalla Giunta Polverini: dalla replica finale dell’assessore Santini possiamo infatti dedurre che alla Giunta interessa soltanto la spartizione delle poltrone del nuovo ente regionale e delle società ad esso collegate. Spartizione che assorbirà le già esigue risorse rimaste al cinema, a cui la Presidente Polverini e il suo assessore stanno consegnando una legge propagandistica e priva di copertura finanziaria. Si cancelleranno anche tutte le forme di finanziamento precedenti: quindi la cosa più probabile che almeno per il 2012 si resterà senza nulla. La legge arriva in aula senza risorse per costruire il famoso centro, che verrebbe finanziato con le stesse risorse previste quest’anno per tutte le attività di spettacolo e già tagliate del 60%, ovvero una vera e propria presa in giro, mentre le risorse riservate ai film sono già state spese per quelli girati nel 2011 e assegnati con un bando discutibile e dalla gestione assai oscura: come ho avuto modo di denunciare in aula, senza ricevere nessuna risposta dal’assessore Santini.
Ho chiesto come mai associazioni di imprenditori del cinema conoscessero modalità, contenuti e regole del bando diversi mesi prima che questo fosse stato deciso dalla giunta e emanato ma non ho avuto risposta. Un bando che ci è stato annunciato in commissione avrebbe finanziato tutti quelli che avrebbero presentato richiesta: ne erano sicuri ancor prima di emanarlo, una vera e propria erogazione a pioggia.
Questa opacità di gestione e discrezionalità di finanziamento viene pienamente confermata in questa legge che la maggioranza, spero da sola, si appresta ad approvare. Ogni procedura finirà in un unico calderone, ovvero sarà nascosto in un unico calderone. Il fondo unico per il cinema è infatti un’operazione propagandistica, che non fa leva su una politica di sistema e non sostiene le imprese. Si basa semplicemente sull’erogazione, del tutto discrezionale, di contributi: per ottenerli, bisognerà baciare il santo, cioè il direttore generale dell’ente. La legge, infatti, non prevede né procedure di ammissione ai contributi né criteri di erogazione. E’ tutto a discrezione del direttore generale e del CdA, cioè dei partiti che li hanno nominati.
E se dobbiamo giudicare dal modo in cui la Giunta Regionale ha trattato la questione della presidenza e della direzione artistica della Fondazione per il festival del cinema di Roma, certo non c’è da stare allegri. O si farà come vuole la Polverini o si rischia di restare senza nulla. Eppure una buona legge si potrebbe fare. Basterebbe operare a favore chi fa il cinema e non per costruire posti per gli amici. Noi siamo pronti a discutere per sostenere il cinema e anche a decidere di spendere. Ma vogliamo essere ragionevolmente certi che serva.

La Polverini punta sulla sanità militare per accrescere l’offerta. Ma non stava tagliando?

Sarei veramente curiosa di conoscere quale sia la linea di politica sanitaria del Commissario Polverini. Oggi leggo sui giornali che la Regione (la Presidente dunque e non il commissario, questa volta) ha firmato un protocollo di intesa con la sanità militare per integrare le risorse disponibili e aiutare la sanità del Lazio. Sembra un’ottima cosa. Certamente le professionalità, esperienza, competenza e risorse della Sanità militare ci saranno preziose. A sorprendere sono invece le dichiarazioni della Presidente non Commissario in questo caso, sembra di capire) secondo le quali la Sanità Militare dovrebbe servire, non tanto e non solo a migliorare la qualità professionale, a mettere in sinergia esperienze, ma ad accrescere l’offerta di prestazioni specialistiche, di posti letto e persino di servizi di emergenza. Ma non c’è nel Lazio un eccesso di offerta? Non abbiamo tagliato posti letto, chiusi ospedali e pronto soccorso, tagliato la produzione della sanità accreditata perché la sanità del Lazio era ipertrofica e troppo costosa? D’altra parte qualcuno dovrà pagare i costi delle nuove prestazioni e dei nuovi servizi offerti ai civili dalla sanità militare. Insomma, ancora una volta a regnare sovrana sembra la politica degli annunci,  con tutto il portato di confusione e contraddittorietà. Noi insistiamo, come facciamo ormai da mesi: bisogna uscire da un commissariamento fallito e ricominciare a governare il sistema sanitario, tagliando dove serve ma  investendo dove è necessario. Andando avanti così, e i dati dei bilanci delle ASL lo dimostrano, la spesa aumenta e i servizi peggiorano. Quando potrà discutere di tutto questo il Consiglio regionale?

Aspetto a piè fermo la querela della Polverini

Nella tarda serata di ieri, l’ufficio stampa della Presidenza della Regione Lazio ha annunciato tramite comunicato che è stato dato mandato all’avvocatura regionale di presentare querela nei miei confronti in merito alle mie dichiarazioni sulla relazione annuale della Corte dei Conti, in quanto, per quanto sono riuscita a capire, avrei polemizzato con la Giunta Polverini su questioni che avrebbero invece riguardato vicende precedenti. Mentre attendo a piè fermo, confermo in pieno quanto dichiarato non solo ieri, ma anche lo scorso anno, in più occasioni. In relazione al rapporto tra la Regione Lazio e il gruppo San Raffaele, il Procuratore generale della Corte dei Conti ieri ha parlato, con un evidente riferimento anche all’anno 2011, di ‘un’anomala contiguità decisionale con la società convenzionata San Raffaele s.p.a.’. Di questa contiguità la Giunta Polverini ha dato diverse testimonianze che ho già ripetutamente denunciato: nel 2011 la Giunta regionale del Lazio ha approvato una legge sugli accreditamenti della sanità privata che presenta norme che, come ripetutamente segnalato anche lo scorso anno, favoriscono il gruppo di proprietà del senatore Pdl Angelucci. E per questo ho parlato di legge ‘ad aziendam’.
Non a caso sulla base di quella legge, a favore di una struttura  afferente al gruppo Tosinvest è stato emesso l’unico, per quanto sono riuscita a verificare, provvedimento di autorizzazione e accreditamento definitivo di una struttura sanitaria di ricovero. Se qualcuno pensa di intimidirmi, si sbaglia di grosso. Sono una consigliera regionale eletta ed esercito le funzioni che l’elettorato mi ha assegnato. Laddove c’è un’anomalia, segnalarla è un mio dovere civico e politico, proprio perché tutelo quell’’onorabilità’ dell’ente Regione dietro cui qualcuno vorrebbe nascondersi.

Un sistema sanitario pubblico ridotto allo stremo

Un padre deve smontare il sedile della macchina per poter far sedere la propria bambina che deve essere reidratata con una flebo; alcuni medici sono costretti a soccorrere a terra una persona con problemi cardiaci. Tutto questo avviene nel pronto soccorso di uno dei più grandi nosocomi di Roma. Che sta succedendo? E’ in corso un’epidemia? In realtà l’emergenza c’è, ma non è medica. È l’emergenza del sistema sanitario pubblico ridotto allo stremo da anni di restrizioni, tagli, mancate riforme, commistioni di interessi e di potere. Il risultato di anni di gestione commissariale, riduzione di posti letto, chiusure di ospedali, blocco degli investimenti e delle assunzioni è sotto gli occhi di tutti.
Questa politica di restrizioni indiscriminate riduce i servizi a disposizione dei cittadini, non riduce gli sprechi e non fa diminuire la spesa. Se si andrà avanti così, fra breve non avremo più in Italia un servizio sanitario universalistico e pubblico. Già ora i cittadini sono costretti sempre più spesso a pagare di tasca propria prestazioni, cure e servizi teoricamente garantiti dal servizio sanitario per il quale pagano le tasse. Già ora il sistema sanitario non è in grado, almeno in una grande parte del paese, di assistere malati cronici, anziani non autosufficienti, persone che hanno bisogno di cure prolungate. Che succederà se la recessione costringerà le famiglie a rinunciare al sostegno delle badanti? Già ora migliaia di operatori lavorano con contratti precari, senza prospettiva e senza sicurezza. Posti di lavoro stabili sono occupati, chissà perché, da lavoratori precari.

Eppure anni di cura da cavallo non hanno cambiato una virgola delle storture del sistema: troppo ricovero, nessuna presa in carico, troppe disuguaglianze territoriali e sociali nella disponibilità e nell’accesso ai servizi, troppo sudditanza ai grandi e piccoli interessi particolari e economici. L’idea di considerare il sistema sanitario solo come spesa pubblica sprecona e inefficiente da tagliare e ridurre indiscriminatamente ha fatto fallimento.
E ora di avere il coraggio di fare scelte diverse: trattare il sistema sanitario come un comparto produttivo che si deve ristrutturare per funzionare meglio e offrire prodotti migliori, più adeguati alle esigenze e più avanzati tecnologicamente. Ma questo significa, come per tutti i comparti, investire per cambiare. Spendere per poi ottimizzare, non semplicemente tagliare dove è più facile, e cioè riducendo diritti e retribuzioni dei lavoratori e servizi per gli utenti.

Per questo è ora intanto di superare i commissariamenti. Producono solo incapacità di governo, impossibilità di affrontare le riforme, opacità nelle scelte. Avremo dopo 15 anni di fallimenti il coraggio di cambiare?

Pubblicato su Paesesera.it

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