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Facciamo lavorare la testa – Lunedì 2 aprile, Residence di Ripetta

Giornata dedicata alla società della conoscenza. L’IDV dà voce ai mondi della scuola, della ricerca, della cultura. Mattinata densa di testimonianze e racconti dei protagonisti del settore. Pomeriggio con tavola rotonda cui parteciperanno Antonio Di Pietro, i ministri Lorenzo Ornaghi, Francesco Profumo, esponenti della cultura come Moni Ovadia e il prof PetrocelliArcheologi, attori, insegnanti: nel corso della mattinata, i protagonisti della società della conoscenza si raccontano e raccontano il mondo dei saperi come è oggi.
Nel pomeriggio, queste storie saranno l’incipit della tavola rotonda istituzionale.
L’Italia è piena di talenti. Ricercatori, artisti, creativi, scienziati. Tanto piena che qui c’è solo precariato e disoccupazione. Così tanti che emigrano, ricercati e accaparrati dai migliori centri del mondo. La testa dei nostri giovani funziona e lavora, è ora di far lavorare la testa di chi decide il futuro del nostro paese.
Programma
FACCIAMO LAVORARE LA TESTA
Per la società della conoscenza
una nuova agenda di sviluppo civile, sociale ed economico
lunedì 2 aprile 2012 – Residence Ripetta
Via di Ripetta 231 – Roma
I Sessione VOCI DELL’ITALIA DELLA CONOSCENZA – dalle 9.00 alle 13.00
Introduce Pierfelice Zazzera – Deputato IDV Componente Commissione Cultura, Scienza e Istruzione
Coordina  Fabio Giambrone – Senatore IDV Membro Commissione Istruzione Pubblica e Beni Culturali
Intervengono:
Anna Angelucci – Docente, ass. naz. “Per la Scuola della Repubblica”
Astrid D’Eredità – ANA, Associazione Nazionale Archeologi
Alessandro Riceci – Teatro Valle Occupato
Anna Erbi – Studentessa
Sandro Ferri – Editore Edizioni E/O
Francesco Vitucci – ADI, Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca italiani
Giovanna Velardi –  Danzatrice e coreografa
Roberto Faenza – Regista e Professore Universitario
Giordano Sangiorgi – Organizzatore MEI, Meeting Etichette Indipendenti
Maurizio Stammati – Officina Culturale Teatro Bertolt Brecht Formia
Stefano Cardi – Musicista
Tiziano Panici – Teatro Argot e C.RE.S.CO. – Coordinamento Realtà scena Contemporanea
Massimiliano Tabusi – Ricercatore Università per Stranieri di Siena, Rete 29 aprile
Sabrina Pietrosanti – Docente precaria
Claudio Fava – Responsabile nazionale Cultura e Comunicazione SEL
Matteo Orfini – Responsabile nazionale Cultura e Informazione PD
Giulia Rodano – Responsabile nazionale Cultura, Scuola e Università IDV
II Sessione TAVOLA ROTONDA: PER UN’AGENDA DELLA CONOSCENZA – dalle 14.30 alle 18.30
Coordina Giulia Rodano – Responsabile nazionale Cultura, Scuola e Università IDV
Antonio Di Pietro – Presidente Italia dei Valori
Francesco Profumo  – Ministro all’Istruzione e alla Ricerca
Lorenzo Ornaghi – Ministro ai Beni e alle Attività Culturali
Corrado Petrocelli – Rettore Università di Bari
Roberto Grossi – Presidente Federculture
Francesco Sylos Labini – Ricercatore CNR
Moni Ovadia – Attore
Domenico Pantaleo – Segretario FLC-CGIL
Quirino Principe – Musicologo e filosofo della musica
Cristina Scaletti – Assessore IDV alla Cultura della Regione Toscana
Informazioni: 06-65937098/7101/7079

Giornata dedicata alla società della conoscenza. L’IDV dà voce ai mondi della scuola, della ricerca, della cultura. Mattinata densa di testimonianze e racconti dei protagonisti del settore. Pomeriggio con tavola rotonda cui parteciperanno Antonio Di Pietro, i ministri Lorenzo Ornaghi, Francesco Profumo, esponenti della cultura come Moni Ovadia e il prof PetrocelliArcheologi, attori, insegnanti: nel corso della mattinata, i protagonisti della società della conoscenza si raccontano e raccontano il mondo dei saperi come è oggi.

Nel pomeriggio, queste storie saranno l’incipit della tavola rotonda istituzionale.

L’Italia è piena di talenti. Ricercatori, artisti, creativi, scienziati. Tanto piena che qui c’è solo precariato e disoccupazione. Così tanti che emigrano, ricercati e accaparrati dai migliori centri del mondo. La testa dei nostri giovani funziona e lavora, è ora di far lavorare la testa di chi decide il futuro del nostro paese.

Programma

FACCIAMO LAVORARE LA TESTA

Per la società della conoscenza

una nuova agenda di sviluppo civile, sociale ed economico

lunedì 2 aprile 2012 – Residence Ripetta

Via di Ripetta 231 – Roma

I Sessione VOCI DELL’ITALIA DELLA CONOSCENZA – dalle 9.00 alle 13.00

Introduce Pierfelice Zazzera – Deputato IDV Componente Commissione Cultura, Scienza e Istruzione

Coordina  Fabio Giambrone – Senatore IDV Membro Commissione Istruzione Pubblica e Beni Culturali

Intervengono:

Anna Angelucci – Docente, ass. naz. “Per la Scuola della Repubblica”

Astrid D’Eredità – ANA, Associazione Nazionale Archeologi

Alessandro Riceci – Teatro Valle Occupato

Anna Erbi – Studentessa

Sandro Ferri – Editore Edizioni E/O

Francesco Vitucci – ADI, Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca italiani

Giovanna Velardi –  Danzatrice e coreografa

Roberto Faenza – Regista e Professore Universitario

Giordano Sangiorgi – Organizzatore MEI, Meeting Etichette Indipendenti

Maurizio Stammati – Officina Culturale Teatro Bertolt Brecht Formia

Stefano Cardi – Musicista

Tiziano Panici – Teatro Argot e C.RE.S.CO. – Coordinamento Realtà scena Contemporanea

Massimiliano Tabusi – Ricercatore Università per Stranieri di Siena, Rete 29 aprile

Sabrina Pietrosanti – Docente precaria

Claudio Fava – Responsabile nazionale Cultura e Comunicazione SEL

Matteo Orfini – Responsabile nazionale Cultura e Informazione PD

Giulia Rodano – Responsabile nazionale Cultura, Scuola e Università IDV

II Sessione TAVOLA ROTONDA: PER UN’AGENDA DELLA CONOSCENZA – dalle 14.30 alle 18.30

Coordina Giulia Rodano – Responsabile nazionale Cultura, Scuola e Università IDV

Antonio Di Pietro – Presidente Italia dei Valori

Francesco Profumo  – Ministro all’Istruzione e alla Ricerca

Lorenzo Ornaghi – Ministro ai Beni e alle Attività Culturali

Corrado Petrocelli – Rettore Università di Bari

Roberto Grossi – Presidente Federculture

Francesco Sylos Labini – Ricercatore CNR

Moni Ovadia – Attore

Domenico Pantaleo – Segretario FLC-CGIL

Quirino Principe – Musicologo e filosofo della musica

Cristina Scaletti – Assessore IDV alla Cultura della Regione Toscana

Informazioni: 06-65937098/7101/7079

Tossicodipendenze: situazione ad un punto limite. La giunta Polverini trovi soluzioni.

La situazione delle comunità di recupero delle tossicodipendenze del Lazio è arrivata a un punto limite. Nell’incontro che  si è svolto stamane i responsabili delle comunità hanno denunciato di essere ormai a un passo dalla chiusura, lasciando 300 lavoratori senza reddito, centinaia di pazienti senza assistenza e altrettante famiglie alla disperazione. La Giunta Polverini deve impegnarsi ad ascoltare in tempi brevi le istanze degli operatori e deve individuare soluzioni normative ed economiche che riconoscano appieno la specificità di queste strutture, le cui difficoltà comportano dei costi umani ed economici che si riversano sia sulle famiglie che sulla sanità pubblica e carceraria, già in crisi cronica per ragioni che conosciamo. Il ritardo nei pagamenti della Regione arriva ormai a dodici mesi anche per servizi pubblici così rilevanti, non solo esponendo le strutture a rischi concreti di chiusura, ma anche i lavoratori a ritardi insopportabili nella riscossione degli stipendi. Ed è preoccupante che, a fronte di una richiesta legittima di adeguamento delle rette, ferme al 2001 e non adeguate neppure ai dati Istat, negli ultimi due anni l’amministrazione regionale non abbia ritenuto opportuna neppure la concessione di un incontro per ascoltare le istanze del Coordinamento. Nell’incontro tenuto stamane in Consiglio Regionale con il CEARL, la delegazione degli operatori ci ha esposto problematiche reali e ben definite, che riguardano l’adeguamento delle tariffe, i vincoli normativi inadatti determinati dalla collocazione delle strutture per la cura delle tossicodipendenze nella disciplina dell’accreditamento sanitario, ed infine il conseguente indebolimento di tutta la rete, passata da in undici anni da 1343 a 825 posti letto. Ovvio che in questa condizione i pazienti siano costretti a rivolgersi a strutture di altre regioni, ed è un ennesimo sintomo di impoverimento della sanità laziale, peraltro in un settore che storicamente aveva costituito un’eccellenza nel nostro servizio sanitario regionale.

Cinema: la nuova legge regionale resterà una scatola vuota e uno strumento di lottizzazione

Man mano che va avanti la discussione in aula, per il cinema del Lazio si profila l’approvazione di una nuova legge quadro che resterà solo una scatola vuota e uno strumento di lottizzazione, ideale per distribuire poltrone ma non per aiutare le imprese. La Giunta Polverini infatti respinge tutti gli emendamenti migliorativi, procede a spron battuto all’istituzione di un ente-carrozzone inutile, costoso, clientelare, che al più entrerà in funzione tra un anno, imposta la politica futura sul cinema all’insegna della discrezionalità e dell’assenza di trasparenza nella gestione dei fondi, e in più elimina tutti gli strumenti attuali di sostegno al comparto cine-audiovisivo, dall’accesso al credito ai fondi europei ai fondi regionali per i distretti in crisi, con i quali la Giunta precedente aveva finanziato numerose produzioni. E come sta pienamente emergendo nel dibattito d’aula, per il centrodestra la ‘ratio’ di questa legge deve risiedere nella totale ambiguità di regole e di vincoli: si finanzia a pioggia, senza criteri né disegno di sviluppo, con una riduzione inaccettabile della capacità di intervento della Regione sul settore.
Questa ispirazione di fondo vale per i contributi regionali, che verranno assegnati dal nuovo ente senza bandi pubblici e senza indirizzi vincolanti della Giunta Polverini; vale per le sale cinematografiche, che non avranno una pianificazione che garantisca un rapporto equo tra multisala e piccoli esercizi; vale per la ripartizione territoriale delle risorse, che non tutela le provincie; vale naturalmente anche per il nuovo ente, che gestirà le proprie risorse in modo discrezionale, ma che tuttora, e questo è davvero paradossale, non è dato sapere se, come, quando potrà essere costituito, visto che questa legge non ha la copertura finanziaria. Ad ora, infatti, ancora non sappiamo quanti euro ci saranno per finanziare la nascita di questo nuovo fantomatico ente. Comunque quelle poche che ci saranno verranno sottratte ad attività di spettacolo già tagliate del 60%.
E su quest’ultimo punto mi riservo di chiedere un parere della Corte dei Conti: un articolato del genere non potrebbe essere approvato nel Parlamento nazionale, perché esiste il vincolo dell’articolo 81 della Costituzione che prevede che ogni  legge che importi nuove o maggiori spese rispetto al bilancio dello Stato deve indicare i mezzi per farvi fronte. Cosa che naturalmente qui in Consiglio regionale la maggioranza di centrodestra non ha fatto: anzi, rispetto alla prima proposta dell’esecutivo regionale, l’unica cosa certa è che la Giunta ha deciso di tagliare i 500 mila euro previsti in precedenza.
Come se tutto questo non bastasse, la nuova legge prevede espressamente che i fondi regionali finanzino  le produzioni audiovisive solo a riprese concluse: verrà sostenuto chi ha già le risorse, quindi le major e i grandi gruppi, non chi ha bisogno di una sovvenzione per iniziare a girare, come ad esempio gli artisti emergenti e i registi esordienti. La Regione in sostanza sarà una sorta di Robin Hood al contrario, avara con i poveri e generosa con i ricchi.

8 marzo: ricordiamo alla Polverini che le vie del fallimento sono spesso ‘lastricate di buone intenzioni’

“Le dichiarazioni odierne di Renata Polverini confermano che in politica le vie del fallimento sono spesso ‘lastricate di buone intenzioni’. La Presidente invita ad occuparsi delle donne tutto l’anno, ma in due anni di legislatura regionale non ricordiamo nessun impegno della sua Giunta per implementare la dotazione di personale e strutture dei consultori del Lazio, luoghi nevralgici per la salute delle donne. Non ricordiamo l’assunzione di nessun atto o posizione pubblica contro il fenomeno delle dimissioni in bianco, che pure nella nostra regione ha un’incidenza notevole. Ricordiamo invece la difficoltà a rispettare la quota della rappresentanza femminile nella giunta regionale. Ricordiamo l’esclusione di alcune associazioni storiche dalla consulta regionale femminile. Ricordiamo la presentazione di una legge liberticida contro i consultori, la sospensione dei sussidi per l’assistenza psichiatrica, la crescente difficoltà ad applicare nel Lazio la legge sull’interruzione della gravidanza, un dimensionamento scolastico che non tiene in minimo conto le esigenze delle insegnanti e della famiglie, e ricordiamo i tagli indiscriminati alle strutture sanitarie, in particolare nelle province. Scelte che rendono sempre più difficile e faticosa la vita delle donne che devono caricarsi sulle spalle i maggiori costi e maggior lavoro al posto dei servizi mancanti”. Lo dichiarano in una nota i consiglieri regionali Vincenzo Maruccio, segretario regionale dell’Italia dei Valori, e Giulia Rodano, coordinatrice regionale donne.
“Se la Polverini vuole tradurre in fatti le sue buone intenzioni ci sono opportunità immediate per farlo: per esempio discutere e approvare in consiglio la legge contro le esternalizzazioni selvagge dei servizi sanitari e che hanno provocato e provocano ancora la precarizzazione e lo sfruttamento di  migliaia di lavoratrici”, proseguono Maruccio e Rodano. “E se si vuole promuovere la rappresentanza delle donne e la loro presenza nei luoghi dove si decide, si potrebbe cominciare a discutere in Consiglio Regionale la proposta che prevede la doppia preferenza di genere nelle elezioni regionali e quella sul’obbligo della presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche dipendenti dalla Regione. Tutte queste proposte sono depositate da anni in Consiglio”.
“Chiederemo ancora, come già abbiamo fatto l’8 marzo del 2011, che queste proposte di legge siano messe in all’ordine del giorno in tempi brevi, sia in aula che nelle Commissioni. Ancora una volta attendiamo la Presidente Polverini alla prova dei fatti”, concludono i due consiglieri regionali dell’IdV.

La festa dei mezzi Musei www.mezzimusei.it

Che cosa significa dimezzare i fondi pubblici alla cultura?

Quando un amministratore pubblico trancia, di netto o in parte, quella posta di bilancio anonima e di scarso importo, cosa accade ai musei, alle biblioteche, agli archivi che anche in questi tempi complicati rappresentano in tanti Comuni l’unica porta di accesso alla cultura e conferiscono al nostro Paese prestigio, identità e “attrattività”?

In questo fine settimana, nel Lazio, proveranno a spiegarcelo i direttori di circa quaranta strutture culturali. Con un’iniziativa che io definirei geniale quanto purtroppo amara.

In “omaggio” ai tagli sanciti a dicembre dalla Giunta Polverini (e forse con un pizzico di autoironica nostalgia per un’iniziativa simile, la Festa dei musei, degli archivi e delle biblioteche del Lazio) i “mezzi” direttori e le “mezze” direttrici hanno indetto la prima “festa dei mezzi musei, mezzi archivi e mezze biblioteche”. Le opere d’arte, ci comunicano nella loro presentazione, verranno mostrate per metà, coprendo con un velo nero la metà dei quadri, delle statue e del materiale esposto. Ai visitatori verrà fornita una mezza comunicazione, si potrà leggere solo la pagina destra dei libri, le luci resteranno accese per metà del tempo, al termine della visita verrà chiesto di lasciare “mezzo” commento sul “mezzo” libro dei visitatori e di firmare la mezza petizione “La qualità non si può dividere a metà”. Una provocazione irriverente, ma un vero e proprio grido di dolore: per sostenere la rete pubblica regionale di 133 musei, 244 biblioteche e decine di archivi disseminati in tutte le provincie, per il 2012 la Giunta regionale ha stanziato solo 250mila euro. Un quarto di quanto stanziato nel 2011. Un ottavo di quanto veniva erogato nel 2009 dalla stessa Regione.

Ci sono i tagli nazionali, c’è la crisi mondiale, c’è il debito regionale sulla sanità, si schermiscono Renata Polverini e i suoi assessori. A loro, come ai tanti amministratori di centrodestra che ormai da anni con furia miope devastano il finanziamento pubblico della cultura, io mi limito a rivolgere solo due domande. Quale incidenza può avere un risparmio, anzi più precisamente un taglio, anche di un milione di euro su un bilancio regionale di circa due miliardi? E soprattutto, come pensate di dare tutela, visibilità, valore al nostro patrimonio artistico, ovvero il solo autentico brand esclusivo del nostro Paese?

Credo che debbano una risposta non solo a me ma anche ai cittadini italiani. In primis ai funzionari pubblici dei servizi culturali, che molto spesso a fronte dei dimezzamenti dei fondi raddoppiano l’impegno, la professionalità e la passione per il proprio lavoro. Ma senza ossigeno purtroppo non bastano nemmeno quelli.

(Articolo pubblicato su l’Unità del 2 marzo 2012)

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