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Assestamento di bilancio regionale: una manovra recessiva, ma i soldi per le poltrone si trovano

“Un centrodestra liquefatto dalla crisi del Pdl sta presentando in Consiglio Regionale una manovra recessiva: che cancella di netto le agevolazioni dell’ Irap, preziose per tanti piccoli e medi imprenditori del Lazio, ma difende coi denti ogni euro necessario ai partiti di maggioranza. Ne è la prova lo stanziamento per il nuovo ente carrozzone del cinema, ‘miracolosamente’ sopravvissuto ai tagli di bilancio. Abbiamo presentato un emendamento per proporre di destinare le risorse per l’istituzione di questo ente alle attività del settore audiovisivo: in sostanza, abbiamo chiesto di togliere i fondi alle poltrone del nuovo ente e di darli agli operatori, suggerendo una spending review virtuosa e veramente utile ai nostri cittadini. Ovviamente, purtroppo, una maggioranza erede di un’esperienza politica già sepolta a livello nazionale, sorda e cieca ad ogni suggerimento di banale buon senso, ha respinto il nostro emendamento”.  Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori. “Ma lo spettacolo indecoroso a cui stiamo assistendo in aula, di risse e dibattito ridotto all’osso, lascia davvero pensare che questa Giunta sia al capolinea e farebbe bene a dimettersi” conclude Rodano.

Umberto I, confermati sia i problemi che le soluzioni. Ora serve un tavolo tecnico

“L’assemblea tenuta oggi al Policlinico Umberto I ha confermato appieno tutte
le nostre preoccupazioni sul piano di rientro. I sindacati hanno presentato un
documento articolato ed interessante, che sfata molti luoghi comuni sulla bontà
dei tagli lineari re propone invece una vera spending review. Di fatto, è stato
ribadito che il riordino ospedaliero di tagli e accorpamenti iniqui formulato
da Renata Polverini  è definitivamente fallito. E al Policlinico nulla è stato
fatto nemmeno per correggere gli errori in corso d’opera. Lo scempio della
piazzetta è sempre lì, il Dea continua ad essere in perenne sovraffollamento,
le esternalizzazioni e il precariato dispiegano tuttora i loro effetti negativi
su tutta la struttura, non solo sulle condizioni dei lavoratori ma anche sugli
stessi costi: il documento dei sindacati dimostra infatti che i lavoratori
esternalizzati costano all’ospedale più dei lavoratori dipendenti. Su questa
situazione critica si abbatte ora la stagione estiva, che di fatto alimenterà
le emergenze perché ci sono i turni di ferie del personale e un aumento dei
pazienti anziani, che patiscono caldo e solitudine. Il documento presentato
oggi mette avanti non solo i problemi ma anche le soluzioni: ora dev’essere
individuato il percorso politico per praticarle. A tal proposito, sarebbe
auspicabile la partenza di un tavolo politico con tutte le forze che
condividono queste preoccupazioni”. Lo dichiara in una nota la consigliera
regionale di Italia dei Valori Giulia Rodano, vicepresidente della commissione
Sanità della Regione Lazio,  che stamane ha preso parte all’assemblea degli
operatori tenuta presso il policlinico Umberto I.
“Il primo provvedimento urgente dovrebbe essere un piano di rafforzamento
degli ospedali per il periodo estivo” dichiara Rodano. “E poi occorrerebbe
avviare immediatamente un tavolo politico unitario, con partiti e sindacati,
per chiedere la fine del commissariamento straordinario. Che non ha tagliato i
rami secchi, non sta combattendo rendite di potere e baronie, penalizza i
lavoratori e i pazienti, non produce risparmi”.
“In Consiglio Regionale” continua Rodano “dovrebbero essere adottate
iniziative legislative sia per impedire le esternalizzazioni di personale nel
‘core business’ della sanità pubblica, quindi per medici e infermieri, che per
vincolare le nuove esternalizzazioni di servizi solo in presenza di risparmi
evidenti e oggettivi. Inoltre, occorre cominciare ad imporre per legge che a
mansione stabile corrisponda un rapporto lavorativo stabile”.
“Per quanto riguarda infine i problemi specifici del Policlinico” conclude la
vicepresidente della Commissione Sanità “ritengo che occorra pretendere che
nella stessa convenzione tra Regione Lazio e Università vengano garantiti
percorsi di efficienza che regolino il flusso tra Dea e il complesso
ospedaliero dell’assistenza: lo scempio della permanenza dei pazienti in
piazzetta deve finire”.

“L’assemblea tenuta oggi al Policlinico Umberto I ha confermato appieno tutte le nostre preoccupazioni sul piano di rientro. I sindacati hanno presentato un documento articolato ed interessante, che sfata molti luoghi comuni sulla bontà dei tagli lineari re propone invece una vera spending review. Di fatto, è stato ribadito che il riordino ospedaliero di tagli e accorpamenti iniqui formulato da Renata Polverini  è definitivamente fallito. E al Policlinico nulla è stato fatto nemmeno per correggere gli errori in corso d’opera. Lo scempio della piazzetta è sempre lì, il Dea continua ad essere in perenne sovraffollamento, le esternalizzazioni e il precariato dispiegano tuttora i loro effetti negativi su tutta la struttura, non solo sulle condizioni dei lavoratori ma anche sugli stessi costi: il documento dei sindacati dimostra infatti che i lavoratori esternalizzati costano all’ospedale più dei lavoratori dipendenti. Su questa situazione critica si abbatte ora la stagione estiva, che di fatto alimenterà le emergenze perché ci sono i turni di ferie del personale e un aumento dei pazienti anziani, che patiscono caldo e solitudine. Il documento presentato oggi mette avanti non solo i problemi ma anche le soluzioni: ora dev’essere individuato il percorso politico per praticarle. A tal proposito, sarebbe auspicabile la partenza di un tavolo politico con tutte le forze che condividono queste preoccupazioni”. Lo dichiara in una nota la consigliera regionale di Italia dei Valori Giulia Rodano, vicepresidente della commissione Sanità della Regione Lazio,  che stamane ha preso parte all’assemblea degli operatori tenuta presso il policlinico Umberto I.

“Il primo provvedimento urgente dovrebbe essere un piano di rafforzamento degli ospedali per il periodo estivo” dichiara Rodano. “E poi occorrerebbe avviare immediatamente un tavolo politico unitario, con partiti e sindacati, per chiedere la fine del commissariamento straordinario. Che non ha tagliato i rami secchi, non sta combattendo rendite di potere e baronie, penalizza i lavoratori e i pazienti, non produce risparmi”.

“In Consiglio Regionale” continua Rodano “dovrebbero essere adottate iniziative legislative sia per impedire le esternalizzazioni di personale nel ‘core business’ della sanità pubblica, quindi per medici e infermieri, che per vincolare le nuove esternalizzazioni di servizi solo in presenza di risparmi evidenti e oggettivi. Inoltre, occorre cominciare ad imporre per legge che a mansione stabile corrisponda un rapporto lavorativo stabile”.

“Per quanto riguarda infine i problemi specifici del Policlinico” conclude la vicepresidente della Commissione Sanità “ritengo che occorra pretendere che nella stessa convenzione tra Regione Lazio e Università vengano garantiti percorsi di efficienza che regolino il flusso tra Dea e il complesso ospedaliero dell’assistenza: lo scempio della permanenza dei pazienti in piazzetta deve finire”.

Dati Laiga allarmanti, a rischio l’applicazione della 194

“La situazione descritta dai ginecologi di Laiga è davvero allarmante. Se il 91,3% degli specialisti è obiettore, nella nostra regione esiste un serio problema di garanzia delle tutele e delle procedure della Legge 194. Problema confermato anche dal fatto che in 9 strutture pubbliche su 31 non si può abortire”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori e vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Lazio, a proposito dei dati diffusi oggi dall’associazione Laiga, . “Lo stato di diritto imporrebbe invece a tutte le strutture ospedaliere del sistema pubblico l’obbligo di garantire l’interruzione volontaria di gravidanza, secondo quanto stabilito da una normativa nazionale che i cittadini di questo Paese, di fatto, hanno ‘convalidato’ con anni di battaglie civili e con un voto referendario” dichiara Rodano. “Molti dei medici non obiettori sono in procinto di andare in pensione, quindi sarebbe quanto meno auspicabile che il Servizio Sanitario Regionale assumesse ginecologi non obiettori” continua Rodano. “Altrimenti, rischiamo di essere alla vigilia di un’ulteriore emergenza di sistema. Ed è inoltre auspicabile che vengano rimossi i numerosi paletti tecnico-scientifici della Ru486, oggetto di un ostracismo ingiustificato e dannoso in primis per le donne”.

La Polverini toglie fondi agli operatori culturali e li destina alle poltrone dell’Ente Cinema

“La Giunta Polverini non smentisce mai le nostre più fosche previsioni: l’assestamento di bilancio approvato giorni fa prevede che le scarsissime rimaste allo spettacolo dal vivo siano tolte alle attività culturali ed agli operatori e siano invece destinate a finanziare le poltrone del nuovo carrozzone regionale per l’audiovisivo, previsto dalla legge cinema. In assestamento infatti non vengono previste risorse aggiuntive e il poco che resta sul capitolo della cultura di quest’anno servirà quindi a pagare gli stipendi di un Consiglio d’Amministrazione e di un nuovo direttore generale di un nuovo ente inutile. Mentre le compagnie di spettacolo chiudono o fanno la fame, il centrodestra si appropria di un gruzzoletto utile a soddisfare appetiti di corrente o di partito. E anche per i prossimi anni, a partire da 2013, le scarse risorse in più serviranno solo per alimentare gli stipendi del futuro carrozzone”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori e membro della commissione cultura della Regione Lazio.

“Nella discussione dell’assestamento di bilancio noi ci batteremo sia perché non si proceda alla costituzione di questo nuovo ente, scelta incompatibile con la situazione economica e con la feroce politica di tagli, sia perché tutte le risorse disponibili, che almeno per il 2013 vanno decisamente aumentate, siano riservate agli operatori culturali e alle loro attività, decisive per la civiltà e lo sviluppo dei nostri territori”, conclude Rodano.

Sanità: tagliare costa. Il caso della dialisi nel Lazio da un milione di euro l’anno

“La scure dei tagli lineari sul welfare pubblico è probabilmente un formidabile veicolo di propaganda politica: produce  presunti risparmi di spesa statale e cifre mirabolanti da esibire all’opinione pubblica, ma allo stesso tempo nasconde costi umani ed economici a dir poco ingenti, che pesano sulla vita delle persone quanto sulle casse dello Stato. Questo paradosso economico e sociale è magistralmente rappresentato dal caso delle prestazioni di dialisi del Lazio, negli ultimi mesi oggetto di un taglio indiscriminato da parte del commissario straordinario Renata Polverini. Un taglio che sta generando una maggiorazione di costo, a carico del SSR, nell’ordine di un milione di euro l’anno”. Lo ha dichiarato Giulia Rodano, vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Lazio, in apertura della conferenza stampa “Sanità, tagliare costa: la vera spending review da fare, il caso della dialisi nel Lazio” tenuta stamane all’Hotel nazionale dall’Italia dei Valori. “Il trattamento della dialisi ribalta l’opinione diffusa sui tagli lineari, e rovescia completamente anche il pensiero comune sulla spending review, dimostrando che nella sanità pubblica l’investimento pubblico garantisce maggiore efficienza e costi di gestione più competitivi. In realtà, se veramente si volesse attuare una efficace spending review, bisognerebbe finalmente dichiarare la fine dei piani di rientro, dei tagli lineari, dei blocchi indiscriminati delle assunzioni: il taglio lineare, spesso, non equivale a un riduzione della spesa pubblica. Ed anzi la dialisi dimostra che chi più spende, meno spende. Perché investe meglio i propri soldi, ottimizza le risorse e crea meccanismi virtuosi”.“I commissariamenti non funzionano”, ha proseguito Vincenzo Maruccio capogruppo IdV in Regione Lazio “nei rifiuti come nella sanità pubblica. Stanno venendo meno principi di trasparenza e di democrazia, siamo di fronte ad uno scardinamento dello Stato sociale e dello Stato di diritto: chiediamo quindi che il commissario Polverini venga al più presto in aula a riferire sul piano di rientro. La dialisi dimostra che nel Lazio è in atto una spending review al contrario: tagliare ha un costo”. Le dialisi, nella nostra regione – è stato dichiarato in conferenza stampa – vengono erogate in tre modalità: pubblica, privata e domiciliare. Fino al 2010, le prestazioni di dialisi pubblica venivano erogate presso gli ospedali ed avevano conosciuto una crescita progressiva. Dei 4585 pazienti totali, nel 2010 il 52.3% veniva curato in modalità pubblica, il 40,6% nel privato, il 7,1% in ambito domiciliare. Questo rilevante ambito di sanità pubblica nel Lazio sta subendo un cambiamento brusco e dannoso. Innanzitutto, il piano di rientro del commissario Renata Polverini prevede di trasferire l’erogazione delle prestazioni di dialisi pubblica dagli ospedali ai presidi territoriali: tuttavia, ad oggi, non esistono ambulatori pubblici in grado di effettuare dialisi. Inoltre, lo stesso piano di rientro impone non solo un blocco delle assunzioni pressoché indifferenziato su tutto il Servizio Sanitario Regionale, e dunque anche sugli addetti alla dialisi, ma anche la chiusura totale o una forte riduzione di turni dei centri di dialisi ospedaliera. Le conseguenze di queste scelte si stanno rivelando particolarmente onerose: punto uno, attualmente, l’accettazione di nuovi pazienti nei reparti ospedalieri è bloccata; punto due, l’utente, che per sopravvivere ha bisogno di 3 prestazioni di dialisi peritoneale alla settimana, per un totale di 156 l’anno, è costretto a rivolgersi agli operatori privati convenzionati; punto tre, i costi a carico del Servizio Sanitario Regionale (gli stessi costi che i tagli lineari avrebbero l’ambizione di ridurre) aumentano, perché la Regione deve rimborsare il privato in convenzione per un costo che si aggira attorno ai 180 euro a prestazione. La chiusura di un turno di dialisi consente al Servizio Sanitario Regionale un risparmio di costi di personale pari a 165mila euro ma lo spostamento conseguente di pazienti impone un costo annuo di 280mila euro: risultato, la chiusura di un turno di dialisi e lo spostamento dal pubblico al privato genera un costo aggiuntivo di 115mila euro l’anno a carico della Regione Lazio. I sette tagli delle prestazioni di dialisi pubblica decretati dal commissario ad acta nei primi cinque mesi del 2012 hanno già generato un danno che, in proiezione, supera gli 800mila euro. E purtroppo i casi della chiusura di Palestrina – Subiaco e dello Spallanzani, in odore di chiusura, lasciano presupporre che questo orientamento possa essere confermato molto presto, generando ancora inefficienza e sprechi che è dunque ragionevole valutare nell’ordine del milione di euro. I tagli alla dialisi pubblica rappresentano quindi un esempio eclatante della mancanza di visione del commissario straordinario Renata Polverini e dei danni diffusi della retorica dei tagli lineari al welfare pubblico. E val la pena ricordare che per quanto riguarda la dialisi, per evitare questa inefficienza basterebbe assumere 10 medici e 20 infermieri: queste assunzioni consentirebbero di tenere aperti i turni di dialisi in misura sufficiente a produrre risparmi ed appropriatezza. Alla conferenza stampa hanno preso parte anche Roberto Costanzi, presidente dell’associazione malati di reni del Lazio, e Cosimo Spinelli, primario UOC di nefrologia del Santo spirito. “Noi abbiamo sollevato il problema” ha dichiarato Costanzi. “Siamo preoccupatissimi: il blocco del turn over del personale dura ormai 10 anni e il Decreto 80 ha salvato solo ‘centri pubblici a mezzo servizio’. Ed è chiaro che questi centri ci vengono a costare molto di più”.“I reparti ospedalieri di nefrologia del Lazio sono in sofferenza” ha proseguito Spinelli. “Perché il personale medico è carente, e questo comporta difficoltà operativo-gestionali di grandissima rilevanza. Assumendo personale, si risparmierebbe”.

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