Il bluff dei camper firmati Polverini
Venerdì, sono andata a vedere come funziona uno dei camper, quello situato al mercato Irnerio sulla via Aurelia, che la Presidente Polverini ha organizzato per favorire, come ha dichiarato, “la prevenzione degli over cinquanta”. Ho trovato tanti cittadini, prevalentemente anziani pensionati che attendevano di poter svolgere diverse visite, cardiologiche, ginecologiche, oculistiche e così via. Inizialmente era palpabile un sentimento generale di soddisfazione: le visite sono gratuite, non si paga tiket, non è necessario farsi fare prima una prescrizione dal proprio medico di famiglia, sono a portata di mano, lì dove si fa la spesa, si sfugge allo strazio della lista d’attesa. Chi non sarebbe felice?
Purtroppo le favole non sono di questo mondo e così, piano, piano emergono i problemi. Nonostante l’impegno degli operatori, il camper non può sostituire i servizi che mancano. Le visite sono inevitabilmente un po’ precarie, non ci sono le attrezzature sufficienti, spesso gli operatori non possono che rinviare gli utenti al loro medico di famiglia o ad altre visite specialistiche. addirittura, come nel caso della ginecologia, le visite si risolvono in una chiacchierata. Gli operatori non hanno strutture specialistiche di riferimento, non possono, se necessario, se scoprono qualcosa che non va, prenotare altre prestazioni o interventi più mirati. In sostanza, nel camper, come è ovvio, non si riesce veramente a prendere in carico i pazienti. E senza prendere in carico le persone, senza la possibilità di disegnare un intero percorso sanitario, che a volte deve durare tutta la vita, non c’è prevenzione vera. In sostanza nei camper non si può curare, non si può fare una reale prevenzione, non si può prendere in carico veramente chi magari è troppo povero, incolto, sfortunato per rivolgersi direttamente ai servizi sanitari. Nei camper si può, come mi ha saggiamente detto quella mattina, una delle operatrici, soltanto fare un po’ di promozione generica, cercare di offrire qualche informazione, far capire a quei cittadini la necessità di curarsi.
Ma allora a chi servono veramente quei camper? Non ai cittadini. Sono troppo generici, troppo poveri di prestazioni, troppo inappropriati per aiutare veramente a curarsi o a prevenire la malattia.
Non agli operatori, che vengono costretti a offrire prestazioni in fondo inappropriate e non all’altezza della loro formazione e specializzazione.
Forse servono veramente soltanto alla Presidente Polverini, che non a caso è presente con il suo nome, e cognome su tutti i camper e che per propagandare i camper ha speso in poco più di due mesi, quasi 500.000 euro della regione, in manifesti, inserzioni e spot, sempre con il suo nome e cognome. Insomma i camper sembrano proprio una iniziativa di propaganda politica finanziata con i soldi della Regione. Forse servono al tentativo di questa giunta e della sua Presidente di far dimenticare le chiusure degli ospedali, i servizi sovraffollati e allo stremo, i pronto soccorso al collasso.
Articolo pubblicato su “l’Unità” del 30 marzo 2011



Marzo 30th, 2011 at 10:00
Ma puoi passare l’informazione a qualche giornale??? E’ incredibile vengano spesi così soldi e professionalità.
Grazie per il tuo attento monitoraggio Anche se iosono di Genova. Buon lavoro
Marzo 31st, 2011 at 11:44
salve giulia,
ieri l’ho sentita parlare della sanità a radio popolare, e riferendosi a questi camper ha detto: “non si può mica pensare di sostituire le strutture sanitarie con i camper. questo forse può avvenire in burundi, non certo da noi…”. trovo la frase di un razzismo ingiustificabile per un essere umano, figuriamoci per una consigliera regionale. mi può spiegare cosa intendeva, cortesemente? o scusarsi? mi sono sentita ferita ed ho provato vergogna ad essere rappresentata da lei. saluti. stefania grillo
Aprile 1st, 2011 at 11:00
Gentile Stefania Grillo,
ci tengo a rispondere alla sua obiezione. Vorrei farle notare a proposito come non a caso nel mio intervento ho aggiunto “con tutto il rispetto per il Burundi”. La mia intenzione era infatti sottolineare come strutture temporanee possono essere usate dove eventualmente non esistano strutture sanitarie stabili e sufficienti, come potrebbero essere zone dell’Africa, mentre in una capitale europea come Roma è assurdo chiudere servizi e posti letto e pensare di sostituirli con Camper improvvisati. Naturalmente, se questa affermazione è risultata offensiva, me ne scuso, ma il mio intento era esattamente l’opposto.
Giulia Rodano
Aprile 4th, 2011 at 13:47
grazie di avermi risposto, non è da tutti
buon lavoro
stefania