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Perché abbiamo venduto il Colosseo? Le mie 10 domande sull’accordo con Tod’s

A forza di tagli alla spesa pubblica ci siamo venduti il Colosseo. Abbiamo concesso l’esclusiva dell’immagine più significativa dell’Italia e di Roma a un imprenditore privato. Nei prossimi anni il Colosseo non sarà più simbolo dell’Italia o di Roma o del Lazio, ma delle scarpe Tod’s. Alla luce di quanto si legge nel testo integrale dell’accordo tra la Tod’s e il Commissario straordinario dell’area archeologica romana, sarebbe utile ricevere dal ministro Galan, dal sindaco Alemanno, dalla presidente Polverini, dieci risposte ad altrettante domande. Eccole:
1. Il decreto di commissariamento dell’area archeologica dei Fori Imperiali parlava di ‘imminente pericolo di crolli’: in base a quali poteri commissariali Cecchi ha stipulato l’accordo con Tod’s?

2. Quali erano le altre proposte di privati sull’affidamento del restauro?

3. Dov’è  il provvedimento ufficiale con cui il commissario Cecchi ha definito inappropriate tali proposte e soprattutto ha motivato l’accettazione della sponsorizzazione esclusiva da parte della Tod’s?

4. Quali erano i rilievi e gli approfondimenti richiesti dall’ufficio legislativo del MiBAC in data 10 gennaio? Ne è stato poi tenuto conto?

5. Perché per la promozione del Colosseo la Tod’s può costituire un’associazione ad hoc?

6. Perché alla suddetta associazione verrebbe consentito di registrare un marchio che comprende il logo del Colosseo e soprattutto perché gli è stato consentito addirittura di utilizzarlo in esclusiva?

7. Per quanto tempo vale l’esclusiva sul logo? E in questo lasso di tempo chi può utilizzarlo?

8. Perché nell’accordo è previsto che sia concesso allo sponsor unico Tod’s di utilizzare il logo del Colosseo anche per finalità promozionali diverse da quelle del restauro e addirittura per le finalità istituzionali della Tod’s, cioè vendere scarpe e quindi si procede alla commercializzazione in esclusiva dell’immagine del Colosseo?

9. Perché nell’accordo è stato espressamente vietato di consentire a soggetti terzi di associare la propria immagine o i propri segni distintivi al Colosseo? Perché lo Stato italiano  deve discutere con la Tod’s se può accettare un’offerta di utilizzo dell’immagine del Colosseo?

10. La Regione Lazio e il Comune di Roma e persino il MIBAC dovranno trattare con la Tod’s l’eventuale utilizzo dell’immagine del Colosseo per la loro comunicazione istituzionale?

Non vorremmo trovarci, per la prima volta, di fronte a un brevetto, cioè alla privatizzazione, dell’immagine di un bene culturale. Il Codice Urbani afferma ben altro. Il privato può sponsorizzare il restauro di un monumento. Certo non ne può acquistare l’immagine per trasformarla, in un logo anche commerciale. Se il potere pubblico taglia le risorse e si riduce all’impotenza, la conseguenza non può che essere la mercificazione. I beni comuni sono di tutti e solo il potere pubblico li può tutelare, e gestirne il valore. Altrimenti c’è il mercato. E allora perchè Della Valle non dovrebbe, se paga, usarli per vendere scarpe?

Giulia Rodano (da l’Unità del 6 aprile 2011)

L’immagine e la disponibilità del Colosseo appartengono ancora allo Stato? La Polverini indora la pillola, ma dal tavolo tecnico i cittadini del Lazio ottengono ben poco

One comment

  1. FRANCESCO BUFFA DESIGNER
    #1

    Vorrei conoscere il nome di questo illustre personaggio che pensa di essere cosi importante da “vendere” il Colosseo e il nome dei suoi compari che pensano di gestire questa trattativa assurda. In presenza di questo governo tutto è possibile . . . in un passato lontano, solo in un film famoso, era possibile che Totò vendesse la fontana di Trevi ad un americano sprovveduto, oggi basta avere le giuste complicità, e si vende realmente il Colosseo, patrimonio che appartiene a tutti, la contropartita è facile a intuirsi, inutile fare i soliti commenti, così, il governo più ignorante e insensibile degli ultimi sessanta anni, che ritiene inutile spendere un solo centesimo per le più importanti risorse culturali della nostra penisola, che lascia crollare nella massima indifferenza i beni archeologici, che non finanzia la musica, il teatro ecc., attraverso un giro “furbetti insospettabili” ha messo le mani su quella che può considerarsi una delle più importanti emergenze monumentali italiane . . . basta! Al di la del fatto che, solo a parlarne, il colpaccio pubblicitario è già stato posto in essere senza spendere un solo centesimo! . . . speriamo che questi integerrimi signori cerchino di recuperare almeno . . quello che mai anno avuto . . la faccia! – speriamo che questo eccezionale gruppo di “intellettuali” possa sciogliersi spontaneamente e presto – visto che persino la legge è in via di demolizione, grazie a questi politici sapientoni.
    Intanto la pubblicità faraonica è stata fatta! Autorizzata o no!

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