La Regione deve finanziare i film tramite bando, non a discrezione dell’assessore Santini
“Sono molto lieta del fatto che l’assessore regionale alla Cultura Fabiana Santini abbia deciso di finanziare il film che i fratelli Taviani gireranno a Rebibbia il prossimo mese: peraltro si tratta di un progetto incentrato sul lavoro svolto da un’officina di teatro sociale che si è sviluppata sulla preziosa attività di animazione teatrale condotta nei carceri romani e che è stata finanziata dalla Regione Lazio durante la Giunta di centrosinistra. Devo tuttavia rilevare che il progetto dei fratelli Taviani ha partecipato ad un bando pubblico per lo sviluppo di progetti di produzione audiovisiva, regolarmente emesso dalla Regione nel 2009, di cui è stata costituita la commissione di valutazione nell’estate del 2010. Da quasi un anno di questo bando non si sa più nulla. Dunque il progetto dei fratelli Taviani verrà finanziato, ma che ne è stato di tutti gli altri progetti che hanno presentato una regolare domanda di finanziamento?”. Lo dichiara in una nota Giulia Rodano, consigliere regionale di Italia dei Valori, membro della commissione Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio. “Non vorrei” aggiunge Rodano “che questo atto di sostegno dell’assessore Santini, peraltro su un progetto certamente meritevole, preludesse a una nuova modalità di finanziamento in cui non ci sono procedure di evidenza pubblica ma semplicemente la discrezionalità dell’assessore regionale alla Cultura, che volta per volta decide chi finanziare e chi no. Al contrario, ho sempre pensato che l’amministrazione pubblica deve procedere con la necessaria terzietà e il compito di valutare non può essere dei politici, più o meno pro tempore”.
“Il cinema e l’audiovisivo sono il terreno del pluralismo e della libertà di opinione: se le garanzie oggettive e la trasparenza dei bandi pubblici vengono ignorate, non solo apriamo le porte al favore e alla regalia di chi ha il potere, che nulla hanno a che fare col ruolo di istituzioni pubbliche democratiche, ma rischiamo di privare gli operatori culturali di ogni certezza” conclude il consigliere dell’IDV.



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