Cinema: la nuova legge regionale resterà una scatola vuota e uno strumento di lottizzazione
Man mano che va avanti la discussione in aula, per il cinema del Lazio si profila l’approvazione di una nuova legge quadro che resterà solo una scatola vuota e uno strumento di lottizzazione, ideale per distribuire poltrone ma non per aiutare le imprese. La Giunta Polverini infatti respinge tutti gli emendamenti migliorativi, procede a spron battuto all’istituzione di un ente-carrozzone inutile, costoso, clientelare, che al più entrerà in funzione tra un anno, imposta la politica futura sul cinema all’insegna della discrezionalità e dell’assenza di trasparenza nella gestione dei fondi, e in più elimina tutti gli strumenti attuali di sostegno al comparto cine-audiovisivo, dall’accesso al credito ai fondi europei ai fondi regionali per i distretti in crisi, con i quali la Giunta precedente aveva finanziato numerose produzioni. E come sta pienamente emergendo nel dibattito d’aula, per il centrodestra la ‘ratio’ di questa legge deve risiedere nella totale ambiguità di regole e di vincoli: si finanzia a pioggia, senza criteri né disegno di sviluppo, con una riduzione inaccettabile della capacità di intervento della Regione sul settore.
Questa ispirazione di fondo vale per i contributi regionali, che verranno assegnati dal nuovo ente senza bandi pubblici e senza indirizzi vincolanti della Giunta Polverini; vale per le sale cinematografiche, che non avranno una pianificazione che garantisca un rapporto equo tra multisala e piccoli esercizi; vale per la ripartizione territoriale delle risorse, che non tutela le provincie; vale naturalmente anche per il nuovo ente, che gestirà le proprie risorse in modo discrezionale, ma che tuttora, e questo è davvero paradossale, non è dato sapere se, come, quando potrà essere costituito, visto che questa legge non ha la copertura finanziaria. Ad ora, infatti, ancora non sappiamo quanti euro ci saranno per finanziare la nascita di questo nuovo fantomatico ente. Comunque quelle poche che ci saranno verranno sottratte ad attività di spettacolo già tagliate del 60%.
E su quest’ultimo punto mi riservo di chiedere un parere della Corte dei Conti: un articolato del genere non potrebbe essere approvato nel Parlamento nazionale, perché esiste il vincolo dell’articolo 81 della Costituzione che prevede che ogni legge che importi nuove o maggiori spese rispetto al bilancio dello Stato deve indicare i mezzi per farvi fronte. Cosa che naturalmente qui in Consiglio regionale la maggioranza di centrodestra non ha fatto: anzi, rispetto alla prima proposta dell’esecutivo regionale, l’unica cosa certa è che la Giunta ha deciso di tagliare i 500 mila euro previsti in precedenza.
Come se tutto questo non bastasse, la nuova legge prevede espressamente che i fondi regionali finanzino le produzioni audiovisive solo a riprese concluse: verrà sostenuto chi ha già le risorse, quindi le major e i grandi gruppi, non chi ha bisogno di una sovvenzione per iniziare a girare, come ad esempio gli artisti emergenti e i registi esordienti. La Regione in sostanza sarà una sorta di Robin Hood al contrario, avara con i poveri e generosa con i ricchi.



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