Le elezioni fermano il governo. Ora mettiamo in campo un’alternativa.
I risultati delle elezioni europee riaprono una speranza per il futuro del governo del paese e per gli italiani.
Le elezioni del 2008 e questo primo anno di governo del centro-destra avevano delineato uno scenario disastroso. Abbiamo, infatti, assistito a dodici mesi di one man show, con un’opposizione debole e divisa.
Le elezioni appena svolte ci dicono che – nonostante tutto – il governo è inchiodato sulle sue posizioni e che il partito del premier perde consenso sia in termini percentuali sia soprattutto in termini assoluti. Quasi tre milioni i voti in meno rispetto ad un anno fa.
Al tempo stesso, le opposizioni guadagnano. Si passa da un dato complessivo del 41% di un anno fa all’attuale 43,5%.
Uno schieramento potenzialmente competitivo con quello del centrodestra
La pluralità era e si conferma la risorsa alternativa del centro-sinistra rispetto alla destra.
Se è vero che il PD perde terreno è altrettanto vero che il dato elettorale offre a tutti, in primi,s se decide a prenderne atto, il principale partito di opposizione, l’occasione di riaprire la partita per il governo del paese.
Le occasioni implicano scelte e coraggio.
Innanzitutto, la chiusura definitiva della ricerca di autosufficienza.
Un primo segnale importante in questo senso è rappresentato dalla posizione che il PD assumerà sul referendum relativo alla legge elettorale. Continuerà ad appoggiare un “masochista” si? Dopo aver avallato la soglia di sbarramento alle elezioni europee va dato un segnale netto e chiaro di discontinuità.
Poi, bisogna mettere in campo un’idea forte della società e proporre una prospettiva nuova e diversa al paese.
Bisogna uscire dal pensiero subalterno al neoliberismo, tanto più quello nazionalpopolare di Berlusconi. Bisogna iniziare a dettare l’agenda politica del paese, rimettendo al centro le questioni oggi veramente fondamentali: lavoro, welfare, diritti, sicurezza.
Tanto più che siamo all’alba di una nuova fase, come dimostrano i primi mesi di amministrazione Obama. Interventi pubblici e ingresso nel capitale delle imprese in crisi, ma soprattutto capacità di vincolare – attraverso gli investimenti pubblici- il sostegno alle imprese a scelte di green economy.
Dobbiamo scegliere anche noi questa strada. Dobbiamo indicare una strada nuova al nostro paese, un modello di sviluppo economico e sociale alternativo, un’economia in cui ambiente e crescita non si contrappongono ma si alimentano l’uno dell’altro, un’idea di lavoro in cui la flessibilità non sia precarietà, in cui i disoccupati non vengano lasciati soli e la precarietà non sia la condizione permanente. Costruiamo un nuovo patto con lavoratori e imprese fondato su questa sfida, proponendo un patto per la green economy capace di rilanciare interi settori produttivi, dall’auto all’agricoltura, dall’edilizia alle nuove tecnologie. Un patto che magari abbia quali elementi centrali il lavoro – la qualità e la dignità del lavoro- e la costruzione di un modello di welfare universalistico e veramente inclusivo.
Oggi il punto è capire se le opposizioni riescono a diventare alternativa di governo. Sarà sul progetto che si verificherà chi ci starà. Si è riaperta una speranza, sta a noi coglierla, nel rispetto dei nostri elettori e con riguardo a quei tanti che non hanno votato, quei voti in libera uscita che fanno ogni volta la differenza.
In questi mesi, con Sinistra e Libertà abbiamo messo in campo una nuova sinistra, una sfida appena iniziata e che già ha trovato il sostegno di un milione di elettori. Un bacino importante ma potenzialmente molto più vasto. L’esperienza di Sinistra e Libertà non solo continuerà, ma andrà rafforzata e radicata sui territori. Al tempo stesso, va ricostruito il campo del centro-sinistra, portando le idee davanti alle tattiche e rimettendo in campo la politica.



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