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Cultura. “Taglio del FUS è attacco politico e impoverimento della democrazia”

“La Regione Lazio è a fianco di tutti coloro che, in Parlamento come nelle istituzioni locali, stanno chiedendo in queste ore il ripristino delle risorse del Fondo Unico dello Spettacolo dal vivo, tagliato dal ministro Tremonti nell’ultima finanziaria nazionale. Si tratta di una cifra talmente irrisoria nel bilancio statale che il provvedimento del centrodestra nazionale a questo punto può essere definito un vero e proprio attacco politico, più che una necessità economica”. Lo dichiara in una nota l’assessore regionale alla Cultura, Spettacolo e Sport e consigliere di Sinistra e Libertà Giulia Rodano.
“Si tratta di una decisione scellerata”, continua Rodano “che mette in ginocchio un intero settore e rischia di vanificare lo sforzo di Regioni ed enti locali che sostengono le attività e i servizi di questo settore nevralgico per il nostro Paese. Anche la Regione Lazio negli ultimi quattro anni ha finanziato la produzione di film, gli enti di formazione come il centro sperimentale di cinematografia, la circuitazione di spettacoli di danza e teatro negli spazi regionali, ma certo non possiamo sostituirci a uno Stato che si ritrae e definanzia il settore. E non si può discutere in Parlamento una nuova legge quadro per lo spettacolo dal vivo” dichiara poi Rodano “se contestualmente si taglia il FUS, e conseguentemente si annullano i presupposti per parlare di questioni fondamentali come il trattamento economici dei lavoratori o la natura giuridica delle imprese che si occupano di spettacolo, punto essenziale per accedere al credito”
“Le Regioni e gli enti locali stanno cercando di tamponare falle sempre più vistose e un impoverimento dello del sistema dello spettacolo che rischia di trasformarsi nell’ennesimo impoverimento della nostra democrazia”, conclude l’assessore regionale alla Cultura.

Opera: a che serve commissariare per tre mesi?

“A che serve commissariare il teatro dell’Opera per tre mesi? A parte tutte le giuste e legittime perplessità già espresse dal presidente Marrazzo, è lecito domandarselo. Questo commissariamento del teatro dell’Opera conferma solo l’uso proprietario dei beni culturali instaurato dal centrodestra”. Lo dichiara in una nota l’assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio, Giulia Rodano. “A quanto si apprende dalla stampa”, continua Rodano “le motivazioni non sarebbero quelle previste dalle normative, ovvero due chiusure negative di bilancio per due anni consecutivi, e allo stesso tempo il MiBAC dichiarerebbe decaduti non solo gli organi statutari, ma anche il direttore artistico Nicola Sani, ovvero colui che ha portato Riccardo Muti a dirigere a Roma l’Otello e l’Ifigenia in Aulide e ha intrapreso il rilancio del teatro dell’Opera”.

“Il problema, e il ministro Bondi lo dovrebbe sapere”, aggiunge l’assessore regionale alla Cultura “non è chi comanda al Teatro dell’Opera, ma come si risolvano i problemi del teatro dell’Opera: per questo, la decisione del governo è a dir poco imbarazzante”.

“Perché il ministro Bondi non ci spiega per quale ragione non sarebbe stato possibile arrivare a un piano straordinario di interventi con gli organi statutari ordinari, che peraltro contemplano tutte le istituzioni a cui lui fa riferimento?” domanda Rodano. “Perché con una gestione commissariale sarebbe più facile reperire le risorse? Da mesi gli organi statutari della fondazione hanno effettuato uno sforzo di razionalizzazione e riduzione delle spese” conclude Rodano “e contemporaneamente, grazie alla nuova direzione, è stato posto in atto uno sforzo di rilancio artistico. Da parte di Comune di Roma e Governo non è corrisposto altrettanto impegno nella riduzione delle passività del teatro dell’Opera, peraltro fortemente aggravate dai tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo dal vivo”.

Spettacolo: ”Ripristinare le risorse destinate al Fus”

Questo l’appello lanciato oggi dall’assessore alla Cultura della regione Lazio nel corso dell’incontro pubblico ‘Lo spettacolo deve continuare’ al teatro Argentina di Roma

Roma, 3 dic. – (Adnkronos/Adnkronos Cultura) – Ripristinare, nella finanziaria di fine anno, la quantità di risorse destinata al Fondo Unico per lo Spettacolo dal vivo. Questo l’appello lanciato, questa mattina presso il Teatro Argentina di Roma, dall’assessore alla Cultura della regione Lazio, Giulia Rodano, nel corso dell’incontro pubblico “Lo spettacolo deve continuare”, organizzato dalla regione stessa, e al quale hanno partecipato rappresentanti di istituzioni, enti, organizzazioni che operano nel settore dello spettacolo dal vivo e più in generale della cultura.

“La qualità della vita in una società contemporanea – ha spiegato l’assessore regionale – viene definita da fattori quali sviluppo economico, pari opportunità d’accesso al lavoro e alla formazione, tutela ambientale, e non ultimo lo sviluppo culturale, che non a caso i nostri padri costituenti hanno collocato tra i principi fondamentali della nostra ‘Carta’. La cultura non è un bene superfluo ma fa parte delle prime necessità di un territorio; è un bene comune della collettività che non va lasciato alle dinamiche di mercato, ma deve essere tutelato finanziato e promosso”.

Anche in base a questi principi “dal maggio 2005 – ha sottolineato la Rodano – la regione è stata in prima linea per quello che riguarda la produzione di spettacoli teatrali, concerti, laboratori formativi per l’accesso ai nuovi linguaggi. Perchè la cultura è un elemento fondamentale per l’identità, lo sviluppo, la coesione sociale dei territori del Lazio. Questo lavoro importante – ha concluso l’assessore alla Cultura – rischia oggi di essere fortemente compromesso dal pesante taglio economico al Fus annunciato negli ultimi mesi dal Governo nazionale”.

Un appello, quello lanciato dall’assessore regionale Giulia Rodano nel corso dell’incontro pubblico “Lo spettacolo deve continuare”, condiviso anche dall’assessore alla Cultura del comune di Roma, Umberto Croppi: “Sono d’accordo che ci debba essere un impegno istituzionale congiunto per cercare di risolvere le problematiche del settore culturale, per il quale esiste nel nostro Paese una sostanziale indifferenza. Noi del comune, insieme a provincia e regione, abbiamo dato prova di quanto sia importante ragionare insieme su certe problematiche, al di là degli schieramenti politici”.

Un’iniziativa congiunta “che veda impegnati operatori e istituzioni culturali e che ponga l’accento sulla necessità di mantenere gli investimenti in questo settore è un’azione che può dare i suoi frutti. Quello che è certo è che dobbiamo fare in modo che non sia la cultura a dover pagare la crisi che indubbiamente stiamo attraversando. In passato lo spettacolo dal vivo – ha proseguito Croppi – ha beneficiato di forme di intervento pubblico. Queste possibilità oggi vengono a ridursi. Quello che è certo, però, è che non devono mancare interventi infrastrutturali e di sistema. Su di essi non si deve indietreggiare”.

L’impegno economico degli enti territoriali nel settore dello spettacolo “è sempre stato maggiore – ha sottolineato il presidente di Federculture, Giorgio Van Straten – rispetto a quello profuso dallo Stato. Sia i governi di centro-destra che quelli di centro-sinistra, a parte una parentesi con l’ultimo Governo Prodi, hanno tagliato il Fondo Unico per lo Spettacolo. Per il 2008 e il 2009 la tendenza è la stessa. Si parla spesso di eliminare gli sprechi. Io – ha proseguito Van Straten – sono convinto della necessità che nel nostro settore si facciano delle riforme. Quest’ultime, però, non possono essere fatte senza che ci siano investimenti profondi per la cultura”.

In un momento difficile per il settore della cultura, e dello spettacolo dal vivo più in particolare “devo registrare che c’è una forte unità d’intenti – ha sottolineato il presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Bruno Cagli – tra regione Lazio, provincia e comune di Roma. Il nostro patrimonio culturale esiste e dobbiamo difenderlo. Ma dobbiamo anche rilanciare il dialogo con il pubblico. Se Santa Cecilia nell’ultimo anno ha venduto 500mila biglietti è perchè ha un rapporto costante con la gente”.

Esiste certamente “la necessità di razionalizzare le risorse – ha proseguito il presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia – perchè se si è passati dai 10-12 conservatori di una volta, ai circa 120 di oggi, molti dei quali in città di provincia e con professori inadeguati, un problema credo che esista. Serve però anche ricostruire un tessuto connettivo. Bisogna, inoltre – ha concluso Cagli – difendere i nostri valori, e per farlo serve riprendere coscienza di quali essi siano”.

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