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Spettacolo: ”Ripristinare le risorse destinate al Fus”

Questo l’appello lanciato oggi dall’assessore alla Cultura della regione Lazio nel corso dell’incontro pubblico ‘Lo spettacolo deve continuare’ al teatro Argentina di Roma

Roma, 3 dic. – (Adnkronos/Adnkronos Cultura) – Ripristinare, nella finanziaria di fine anno, la quantità di risorse destinata al Fondo Unico per lo Spettacolo dal vivo. Questo l’appello lanciato, questa mattina presso il Teatro Argentina di Roma, dall’assessore alla Cultura della regione Lazio, Giulia Rodano, nel corso dell’incontro pubblico “Lo spettacolo deve continuare”, organizzato dalla regione stessa, e al quale hanno partecipato rappresentanti di istituzioni, enti, organizzazioni che operano nel settore dello spettacolo dal vivo e più in generale della cultura.

“La qualità della vita in una società contemporanea – ha spiegato l’assessore regionale – viene definita da fattori quali sviluppo economico, pari opportunità d’accesso al lavoro e alla formazione, tutela ambientale, e non ultimo lo sviluppo culturale, che non a caso i nostri padri costituenti hanno collocato tra i principi fondamentali della nostra ‘Carta’. La cultura non è un bene superfluo ma fa parte delle prime necessità di un territorio; è un bene comune della collettività che non va lasciato alle dinamiche di mercato, ma deve essere tutelato finanziato e promosso”.

Anche in base a questi principi “dal maggio 2005 – ha sottolineato la Rodano – la regione è stata in prima linea per quello che riguarda la produzione di spettacoli teatrali, concerti, laboratori formativi per l’accesso ai nuovi linguaggi. Perchè la cultura è un elemento fondamentale per l’identità, lo sviluppo, la coesione sociale dei territori del Lazio. Questo lavoro importante – ha concluso l’assessore alla Cultura – rischia oggi di essere fortemente compromesso dal pesante taglio economico al Fus annunciato negli ultimi mesi dal Governo nazionale”.

Un appello, quello lanciato dall’assessore regionale Giulia Rodano nel corso dell’incontro pubblico “Lo spettacolo deve continuare”, condiviso anche dall’assessore alla Cultura del comune di Roma, Umberto Croppi: “Sono d’accordo che ci debba essere un impegno istituzionale congiunto per cercare di risolvere le problematiche del settore culturale, per il quale esiste nel nostro Paese una sostanziale indifferenza. Noi del comune, insieme a provincia e regione, abbiamo dato prova di quanto sia importante ragionare insieme su certe problematiche, al di là degli schieramenti politici”.

Un’iniziativa congiunta “che veda impegnati operatori e istituzioni culturali e che ponga l’accento sulla necessità di mantenere gli investimenti in questo settore è un’azione che può dare i suoi frutti. Quello che è certo è che dobbiamo fare in modo che non sia la cultura a dover pagare la crisi che indubbiamente stiamo attraversando. In passato lo spettacolo dal vivo – ha proseguito Croppi – ha beneficiato di forme di intervento pubblico. Queste possibilità oggi vengono a ridursi. Quello che è certo, però, è che non devono mancare interventi infrastrutturali e di sistema. Su di essi non si deve indietreggiare”.

L’impegno economico degli enti territoriali nel settore dello spettacolo “è sempre stato maggiore – ha sottolineato il presidente di Federculture, Giorgio Van Straten – rispetto a quello profuso dallo Stato. Sia i governi di centro-destra che quelli di centro-sinistra, a parte una parentesi con l’ultimo Governo Prodi, hanno tagliato il Fondo Unico per lo Spettacolo. Per il 2008 e il 2009 la tendenza è la stessa. Si parla spesso di eliminare gli sprechi. Io – ha proseguito Van Straten – sono convinto della necessità che nel nostro settore si facciano delle riforme. Quest’ultime, però, non possono essere fatte senza che ci siano investimenti profondi per la cultura”.

In un momento difficile per il settore della cultura, e dello spettacolo dal vivo più in particolare “devo registrare che c’è una forte unità d’intenti – ha sottolineato il presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Bruno Cagli – tra regione Lazio, provincia e comune di Roma. Il nostro patrimonio culturale esiste e dobbiamo difenderlo. Ma dobbiamo anche rilanciare il dialogo con il pubblico. Se Santa Cecilia nell’ultimo anno ha venduto 500mila biglietti è perchè ha un rapporto costante con la gente”.

Esiste certamente “la necessità di razionalizzare le risorse – ha proseguito il presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia – perchè se si è passati dai 10-12 conservatori di una volta, ai circa 120 di oggi, molti dei quali in città di provincia e con professori inadeguati, un problema credo che esista. Serve però anche ricostruire un tessuto connettivo. Bisogna, inoltre – ha concluso Cagli – difendere i nostri valori, e per farlo serve riprendere coscienza di quali essi siano”.

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